Questo blog compie oggi dieci anni esatti. Ebbi a inaugurarlo proponendo una mia risentita lirica del 1993, Lacrimosa, focalizzata sulla tragedia di via Palestro a Milano dell’estate di quell’anno (segnata dalle bombe mafiose che insanguinarono il paese). Così cominciò il mio cammino on line come poeta e studioso all’indomani della crisi economica su scala globale; crisi che tanto ha inciso sulle attuali sorti italiane, considerando le fragilissime basi socio-politico-morali della nostra società connesse allo sviluppo tecnologico del secondo dopoguerra nel secolo scorso. Dopo la suddetta poesia, con regolarità il blog si è arricchito di miei e altrui contributi, segnalandosi subito, mi permetto di dire, per una sua essenziale sobrietà: una foto (una sola) a premessa del testo di volta in volta pubblicato (tant’è che questa mia idea fece breccia all’interno di un articolato e paludato sito letterario tuttora attivissimo). Negli ultimi anni questo spazio virtuale ha avuto anche l’onore di ospitare alcuni scritti di un insigne studioso scomparso nel 2017, Lucio Felici, mio maestro e amico, di cui non occorre certo rammentare l’alto magistero, da Leopardi al Belli, da Trilussa a Giorgio Vigolo per tacer d’altro. In un decennio peraltro si cambia, ci si trasforma, dal punto di vista interiore. Oggi non è più in me, a valere su questo blog, quella continuità cui ho accennato all’inizio. Raramente mi accosto alla finestra di esso, da un po’ di tempo in qua; e ancor più rari sono i contributi altrui (fra i quali mi corre però l’obbligo di segnalare la presenza costante di Fiorella D’Ambrosio). Va bene così, nel rispetto della mia onestà intellettuale che mai è venuta meno, e soprattutto della mia libertà interiore che mi ha indotto nel tempo a soppesare tutti i limiti comportamentali della società letteraria italiana (fatale riflesso di una società in profonda crisi). Non senza aggiungere, qui, che io sono per altri versi molto attivo dal 2016 su Facebook, piazza virtuale visitata da tutti e all’interno della quale mi sforzo di assicurare interventi costruttivi e meno che mai autocelebrativi. Il resto, e non è poco, sono i miei studi, la mia ricerca poetica che mi vede alla vigilia di una nuova pubblicazione sulla quale molto mi sono soffermato; in tempi in cui la mattina ci si sveglia poeti e il giorno dopo si pubblicano i propri scritti (più o meno posizionati in un mediocre scacchiere belligerante, ipocrita e cerimonioso nonché consacrato al culto del superlativo).

 

 

Andrea Mariotti

 

 

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