Avendo veduto ieri nel pomeriggio il film Hammamet di Gianni Amelio, con un Pierfrancesco Favino indubbiamente strepitoso nella parte di Bettino Craxi (prossimo alla morte), questo mi sento di dire. Che si tratta di un buon film, da vedere senz’ altro e non soltanto per la rassomiglianza stupefacente di Favino con l’ uomo politico nelle fattezze e nei gesti; ma anche e soprattutto in quanto film d’ autore, e quindi da non stigmatizzare superficialmente con l’accusa di buonismo nonché revisionismo per aver voluto scrutare in profondità l’ inesorabile declino di un uomo nell’ occhio del ciclone a seguito di Tangentopoli. Ricordo al riguardo l’ amaro e profetico giudizio di Luigi Pintor, allora direttore del quotidiano  Il Manifesto: “Mani pulite si risolverà nella metamorfosi di Craxi in Berlusconi”; tanto per renderci conto, in effetti, della recente storia italiana, di quella occupazione sempre più volgare e al ribasso delle istituzioni; che dalla ripugnante capigliatura del ministro ballerino De Michelis (pace all’anima sua) ci ha oggi portato al sempiterno e indecente spettacolo dell’ uomo in felpa nel pieno della sua bulimia comiziante. Tornando nello specifico alla figura di Craxi, ecco che a vent’anni dalla morte appare più che giustificato lo sguardo di Amelio su un uomo in precedenza potente e spregiudicato, certamente tutt’ altro che innocente per la giustizia ma comunque pur sempre un uomo, molto malato e al suo crepuscolo. Favino scava nel personaggio da par suo e il risultato è quello di un film da vedere, ripeto, non fosse altro che per ripensare al nostra storia recente senza ansie di riabilitazione di un leader su base puramente emotiva. Ma un leader, per l’appunto, il quale piaccia o non piaccia è stato Presidente del Consiglio dei ministri quale segretario di un partito fin troppo dinamico, stretto come esso era fra DC e PCI. Un leader del quale mi sembra giusto rammentare qui la sua piena iscrizione al ” partito della trattativa” all’ epoca della tragedia di Aldo Moro, in opposizione a quello della ” fermezza” rappresentato dalla DC e dal PCI. Ergo, Bettino Craxi appartiene alla storia del nostro paese, ragion per cui non rimane che deplorare una volta di più il detentore della verità rivelata, al secolo Marco Travaglio, il quale, privo di dubbi, riduce la figura del leader socialista alla sua finale vicenda giudiziaria. No, l’uomo in questione è più complesso, poliedrico e merita quindi in tutta evidenza un plus valore di riflessione storica da parte nostra a vent’anni dalla sua scomparsa. E questo è a pensarci bene il merito del film in oggetto, che, senza rigidi ideologismi e faziosità preconcette, osservando l’ uomo, ci chiama non in ultimo alla pietas in questo clima sempre più avvelenato della nostra società civile.

 

Andrea Mariotti

 

 

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