NELL’ARCANA MINIERA

INTORNO A UNA POESIA DI IOLE CHESSA OLIVARES

 

 

Leggendo quest’ultima silloge della poetessa Iole Chessa Olivares (Edizioni Ensemble, 2021, testi in italiano e in inglese con prefazione di Plinio Perilli) dal problematico titolo “AMORE? NO, IL SUO QUASI”, non ho potuto non prendere atto, una volta di più, dell’autenticità di una ispirazione lirica ben distante dalla mera effusione dell’IO (sorretta magari dalla tecnica), come del resto la suddetta problematicità vuole suggerire. Quasi in esergo, infatti, mi sono imbattuto in una poesia a dir poco paradigmatica al riguardo, intitolata “Nell’ arcana miniera”, che voglio riportare per intero:

 

Nell’arcana miniera

sempre rimossa

una vera armonia.

L’Io silenzioso abisso

lontano dal giusto sentiero

spinge, spinge

porta solo sé stesso.

Con abile dialettica,

nuda perla di frodo,

rimanda

gelida cenere

ai richiami plurimi del cuore

e…non si vergogna.

Avvolto nel disincanto

non salva l’attimo

non rileva

miracolose sorprese

o bisbigli di stelle,

vive con assoluta indifferenza

il suo arido, rovinoso esilio

 

 

ebbene, a fronte di una cristallina evidenza del dettato, questi versi meritano a parer mio più di qualche riflessione. Intanto sono rimasto colpito dalla contiguità del titolo e dello sviluppo della poesia in oggetto con un reiterata riflessione di Giorgio Caproni in tante delle sue interviste, che si possono leggere nel volume “Il mondo ha bisogno dei poeti”, cura di Melissa Rota e introduzione di Anna Dolfi, Firenze University Press, 2014. Qual è il concetto caro al grande Livornese? il dovere, da parte del poeta verace, di immergersi appunto nella miniera della propria interiorità dove poter intercettare una voce corale, la voce di tutti (insomma quel processo di universalizzazione delle forme poetiche dalla “persuasione” alla “retorica”, per dirla nei termini di uno studioso insigne come Lanfranco Caretti). Ora non sfuggirà a chi legge la poesia della Olivares in questione, il pacato e direi dolente sarcasmo dei primi tre versi. Ma la poetessa, a questo punto, impugnando la penna come un bisturi, va al fondo del problema, laddove parla di “abile dialettica” da parte di una “nuda perla di frodo”, ossia quell’ “Io silenzioso abisso/ lontano dal giusto sentiero”. Quasi superfluo rilevare la bellezza della giuntura “nuda perla di frodo”, scaturita dal cuore di una voce poetica capace di immergersi senza sentimentalismi in quegli abissi anche molto scomodi, a volerli perlustrare “con franca lingua,/ nulla al ver detraendo”, qui ripensando al Leopardi della GINESTRA. E forse quest’ultima citazione avrà una sua forza intrinseca, mi dico, di fronte al mirabile verso quinario con doppia parola sdrucciola, anch’esso sgorgato dall’ispirazione autentica della poetessa: “gelida cenere”. Cenere rimandata da quel vulcano (l’Io) eruttante i più sofisticati sofismi contro i “richiami plurimi del cuore” -come li chiama la Olivares- sussurrati dalla nostra umanità negata. Davvero da leggere e rileggere, questa poesia sulla quale mi sono in breve soffermato; all’ interno di una raccolta che, nel suo complesso e nella sua complessità, ci invita a ripensare il nostro stare insieme, questione tanto più urgente oggi che stiamo faticosamente uscendo dal tunnel di una rovinosa pandemia.

 

Andrea Mariotti

2 commenti su “NELL’ARCANA MINIERA

  1. Iole Chessa Olivares

    E si, caro Andrea, l’IO dell’uomo è un vero vulcano di contraddizioni, spesso inquina gli slanci d’amore interpersonali con conseguenze che tutti vediamo nell’eterno girotondo del mondo.La tua analisi affilata, precisa, mi conforta…

  2. andreamariotti Autore articolo

    Questa tua limpida poesia, cara Iole, non fa che confermare le potenzialità corali di tanti tuoi versi, che già in passato ho avuto modo di apprezzare schiettamente.

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