SU “1984” DI GEOGE ORWELL

Ho finito di rileggere ieri, dopo decenni, “1984” di George Orwell, rivedendo poi in serata il film (fedelissimo al romanzo) con l’ultima, magistrale interpretazione di Richard Burton nella parte del “pacato” aguzzino O’ Brien. La ragione di tale rilettura è presto detta. Come non sentirsi infatti angosciati di fronte alle immagini e alle notizie atroci che ci raggiungono dalla Ucraina, a due mesi e un giorno dall’inizio della aggressione russa? noi, per giunta, spettatori impotenti di una guerra fatalmente spettacolarizzata; in quanto basta accendere un momento i nostri grandi schermi magari di domenica sera per trovarci al cospetto della faccia molto seria di Fabio Fazio: col suo contenitore televisivo il cui piatto forte è adesso -dopo la pandemia- il conflitto in corso, senza rinunciare all’immancabile dessert della verve di Luciana Littizzetto. Un bombardamento mediatico lo stiamo in effetti subendo come si suol dire in quantità industriale, da due anni a questa parte; ad aggravare una sofferenza che ci riguarda tutti come umani, a prescindere dai chilometri che ci separano dall’Ucraina. Ma la tendenza alla unilateralità da parte della informazione sta impoverendo sempre di più la nostra visuale a livello di ampiezza, purtroppo. Un esempio fra gli innumerevoli: è difficile seguire attualmente quanto sta accadendo in Afghanistan, a distanza di poco più di sei mesi dal clamoroso fallimento della “democrazia esportata” con a capo gli Stati Uniti. Non voglio però avventurarmi in disquisizioni geo-socio-politiche non alla mia portata. Dico solo che rileggere in un momento come questo il romanzo di Orwell può essere utile, giacché non si può non pensare ai “monitoranti” (prima elusi dal protagonista, Winston Smith, e poi suoi giustizieri com’è ben noto) a proposito dei succitati grandi schermi di cui disponiamo; per tacere del “bipensiero” imperante nella livida Oceania, ossia la “capacità di pensare due idee contradditorie nello stesso istante e accettarle entrambe”, ben funzionale per il potere assoluto e devastante del Grande Fratello, che Winston finirà per amare. “Bipensiero” con il quale possiamo spiegarci per esempio a casa nostra (molto in piccolo) le piroette di Salvini; fino alla figura barbina fatta di recente col suo viaggio in Polonia, e qui mi fermo, di fronte alla vastità, profondità di temi e di angosciosi dubbi disseminati dalla narrazione in oggetto. “Debole come sempre nella costruzione psicologica dei suoi sbiaditi antieroi, troppo passivi e masochisti per dar vita a un romanzo politico”, ha scritto Nemi D’Agostino di essa; ma comunque potente e attualissima nel suo strutturato orrore per ogni totalitarismo che opprime, prima di “vaporizzarli”, gli umani. Buon 25 aprile, nel sempre vivo e rinnovato sentimento dei valori della nostra Resistenza.

 

Andrea Mariotti

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