ENTRO TELEVISIVA GABBIA (Fiori del Male, annoXI, numero 63, 2016)

Ripropongo un mio scritto di dieci anni fa nel vivo della risentita e giusta reazione di molti al biasimevole negazionismo dello scrittore Erri De Luca circa il genocidio tuttora in essere a Gaza (a/m, 29 /5/2026)

 

ENTRo TELEVISIVA GABBIA

 

Mi perdonerà spero Giacomo Leopardi per aver ripreso nel suddetto titolo, parodiandolo, il verso incipitario della sua Favola scritta appena dodicenne nel 1810: l’intento è quello di servirmene per articolare una riflessione relativa allo “scrittore d’Italia del decennio” alle nostre spalle, e cioè Erri De Luca (la definizione virgolettata è del compianto Giorgio De Rienzo, critico letterario del Corriere della Sera e risalente al 2009). Sia detto subito: di una riflessione necessariamente circoscritta si tratterà (e voglia il cielo non troppo tendenziosa) in merito a quanto de visu ho potuto di recente constatare; con la consapevolezza di essere come un novello Davide al cospetto di Golia: ma non per questo facendo a meno del diritto/dovere di esaminare anche solo un sospetto di autoritarismo…non imputabile per definizione al nostro scrittore in base a quanto leggiamo,  vediamo e sappiamo di lui, depositario di un consenso pressoché unanime. Dopo questo preambolo, veniamo al fatto. Lo scorso 5 dicembre 2015 a Roma, nella Sala Diamante del Palazzo dei Congressi dell’Eur, in occasione della quattordicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria si è svolto un incontro di Erri De Luca con il pubblico ( a maggior ragione richiamato, quest’ultimo, dal titolo dell’evento: “ Le parole non si processano, si liberano”; con ovvio riferimento al rinvio a giudizio e alla successiva assoluzione -in data 19/10/2015- di De Luca per il reato di “istigazione a delinquere” correlato al suo impegno No Tav in Val di Susa). Ma eccomi al brevissimo resoconto dell’evento. Per riconoscere intanto che lo scrittore ha sfoderato una godibile arguzia immerso nei suoi ricordi giovanili, ripensando ora al “tufo” molto più dialogante dei “muri” tout court; nonché a San Gennaro ad un certo punto destituito ma poi rivalutato in tutto il suo prestigio dal popolo partenopeo (dovendosi fronteggiare l’avanzata della lava vesuviana). Difficile peraltro risulta non dar ragione allo scrittore in merito alle sue posizioni nette e ribadite nell’occasione rispetto alle troppe e sporche guerre pane quotidiano del pianeta; coi bombardamenti che colpiscono soprattutto le popolazioni civili ben al di là, purtroppo, dei cosiddetti “obiettivi militari”. Così dicendo, siamo davanti a quel dramma a proposito del quale dovremmo senz’altro riflettere tutti in onestà intellettuale, a fronte degli ingiustificabili e atroci atti di terrorismo a livello internazionale (che non avvengono però per caso) e che hanno visto in Parigi il recente epicentro degli attacchi. Precisato tutto ciò, e rammentato pure che Erri De Luca di frequente vi ha messo per così dire la faccia in tanti e delicati conflitti dei nostri giorni (il pensiero corre per esempio alla testimonianza assidua dello scrittore riguardo alle ripetute tragedie di Lampedusa, porta di  quel “mare nostro che non sei nei cieli”, qui citando l’incipit della bellissima poesia da lui scritta lo scorso anno all’indomani dell’ennesimo e tremendo naufragio di migranti -aprile 2015- nel Canale di Sicilia)…; stavo dicendo, rammentato anche questo, indicherò cosa soprattutto non mi è piaciuto dell’incontro in questione (esso mi è sembrato in verità uno spettacolo mediatico-televisivo, con lo scrittore vestito in stile fin troppo sportivo ad incoraggiare un pubblico compiaciuto circa eventuali e gradite interruzioni delle storie che poi di fatto lui ha sviluppato con indiscutibile talento come riconosciuto). Allorché una ragazza, nel bel mezzo dei ricordi dello scrittore, ha impugnato il microfono dando a parer mio con troppa disinvoltura del “tu” a De Luca, apriti cielo! eccolo infatti cassato il suo discorso senza capo né coda in veste di domanda (esprimendosi nella risposta De Luca in modo a mio avviso troppo colorito nel riferirsi, se non ricordo male, a liquidi fuori dal vaso). Il punto per me è proprio questo; nel senso che l’abito non fa il monaco. Questione di sfumature o forse, meglio, di una verità scontata. Erri De Luca, in abbigliamento ripeto molto sportivo e una maniera di fare più che mai colloquiale stava parlando -seppure in piedi- ex cathedra; talché in quel preciso momento mi è tornata in mente la memorabile intervista televisiva di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, laddove il grande scrittore e regista puntualizza il rapporto tutt’altro che paritario che intercorre fra il parlante televisivo e lo spettatore più o meno edotto (tant’è che Pasolini, lo sappiamo bene, proponeva e non solo per questo l’abolizione della tivù). Mi sono chiesto a quel punto (ossia dopo la secca scomunica della ragazza troppo disinvolta) e torno a chiedermi ora: quale il livello di consapevolezza di Erri De Luca di rappresentare parte ovviamente non secondaria del rito mediatico-televisivo che ivi si stava consumando col pubblico felice di immortalare l’evento, smartphone alla mano? la risposta brusca data all’improvvida ragazza “colpevole” di flautus vocis sembrerebbe confermare -a ripensarci adesso- un mancato rispetto di tempi non dal vivo, non dialogici in concreto bensì televisivi; tale da provocare l’irritata reazione del personaggio-Erri De Luca (forse non del tutto inconsapevole demiurgo dello spettacolo). Così mi rispondo per non pensare al peggio (in termini di ipertrofia induttiva), e cioè al fatto che -in quel contesto di dicembre scorso- Erri De Luca rimaneva e naturalmente rimane come sopra accennato Erri De Luca; sostenuto di recente dallo stesso Presidente Hollande (al suono del leitmotiv “gli intellettuali non si processano”; ma, si vorrebbe qui obiettare, ripensando a Pasolini: non fu forse sottoposto a processo il grande scrittore e regista sia per un romanzo come Ragazzi di vita sia per un film come La ricotta, al netto di altri procedimenti penali riferiti alla sua vita e in più di qualche caso del tutto infondati?). Per tornare subito a De Luca: so come tutti del suo prestigio anche fuori d’Europa; tuttavia, ripeto, a dicembre scorso ho percepito (o creduto di percepire) nel suo linguaggio dei segni come una contraddizione; quella cioè di voler o dover stare  (che è forse lo stesso) nel contempo dalla parte e al di sopra degli altri per grazia ricevuta in quanto Scriptor penalmente non perseguibile per le sue prese di posizione. E qui la faccenda si complica, nel senso che dovremmo fare un passo indietro nel tempo, e cioè alle parole di De Luca risalenti al 2009 all’atto di presentare a Napoli un libro dell’ex-brigatista Barbara Balzerani (allorquando, riflettendo sugli anni di piombo lo scrittore ebbe a parlare di “una piccola guerra civile”… e in effetti fu di De Luca la prefazione al suindicato libro della Balzerani dal titolo Perché io, perché non tu). Operaio specializzato in gioventù nonché militante di Lotta Continua a Roma nel 1968 per lasciare l’impegno politico nel 1976; poi in grado di far suo un notevole poliglottismo da autodidatta; traduttore dall’ebraico antico di testi della Bibbia; scrittore tradotto in più di trenta lingue e insignito di prestigiosi premi letterari; amante e ardito frequentatore dell’alta montagna: chi più di Erri De Luca ha in sostanza posto in ridicolo nei nostri tempi l’arcadica figura dell’intellettuale rinchiuso nella propria eburnea torre? non rimane che rispondere con Montale “Ti guardiamo noi, della razza/ di chi rimane a terra”! non me ne voglia, Erri De Luca; intendendo essere il presente scritto una piccola annotazione di costume forse ingenerosa -considerando la gentilezza e disponibilità dell’uomo, a detta di tutti- se non risibile. Riprendendo un verso di Vittorio Sereni io “non amo il mio tempo” (quello mediatico-televisivo, per esempio); e all’ascolto della preghiera laica sopra ricordata di Erri De Luca -riferendomi alla trasmissione Piazzapulita  su LA7 del 20/4/2015; ché così sono venuto a conoscenza di tale preghiera- preferisco di gran lunga la lettura tutta interiore di essa.

 

Andrea Mariotti, gennaio 2016

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