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lunedì, Novembre 19th, 2018

In questo mese di novembre 2018 in cui di recente è ricorso il centenario della fine del primo conflitto mondiale, non si può non riproporre una famosa, struggente poesia del grande Clemente Rebora, a perenne monito circa gli orrori della guerra…(a/m):

 

VIATICO

 

O ferito laggiù nel valloncello,

tanto invocasti

se tre compagni interi

cadder per te che quasi più non eri.

Tra melma e sangue

tronco senza gambe

e il tuo lamento ancora,

pietà per noi rimasti

a rantolarci e non ha fine l’ora,

affretta l’agonia,

tu puoi finire,

e conforto ti sia

nella demenza che non sa impazzire,

mentre sosta il momento

il sonno sul cervello,

lasciaci in silenzio-

grazie, fratello.

 

CLEMENTE REBORA, 1916

 

 

 

sabato, Novembre 17th, 2018

 

Finalmente il freddo oggi in montagna sui Lucrètili, per camminare meglio senza sudare troppo (evitando naturalmente quote elevate, ché il crollo termico stanotte c’è stato, fuor d’ogni dubbio, e l’organismo deve adattarsi, nei limiti consentiti dalle brusche variazioni climatiche degli ultimi anni e del 2018 in particolare). In foto un faggio quasi zoomorfo e dorato ammirato questa mattina, a ribadire, credo, la dialettica vitale di piacere-dolore riservata agli umani (rammentando l’effetto ghigliottina degli alberi caduti in gran copia e rovinosamente su persone e cose di recente in varie parti d’Italia). Non è difficile accorgersi della fusione con il sempreverde agrifoglio, a proposito del faggio nella foto. Ciò mi ha fatto venire in mente che non più tardi di un mese fa si faceva ancora il bagno al mare fuori stagione…oggi, invece, un freddo più invernale che autunnale! poteva non tornarmi alla memoria l’Ode stupenda di Orazio (Carmina, IV, 7) “Il freddo si mitiga agli Zefiri,/ la primavera/ cede all’estate che morrà appena/ il fruttuoso autunno avrà effuso i frutti/ e presto torna l’inerte inverno” (9-12; trad. di Luca Canali)? tale Ode non ha bisogno di commenti: è quella in cui leggiamo “Immortalia ne speres…pulvis et umbra sumus”.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

venerdì, Novembre 16th, 2018

 

Prosegue attentissimo da parte mia il riascolto delle sonate per pianoforte di W.A. Mozart. Che dire a questo punto della K332 in fa maggiore dell’agosto- settembre 1778? che si fa fatica a dominare lo stupore per la ricchezza di temi in essa ipnoticamente ricamati dal genio di Salisburgo. Quanto ha scritto a suo tempo Fedele D’Amico rispetto al mistero della creatività mozartiana capace di sposare qualsiasi assunto (nell’occasione un omaggio a J.Ch.Bach, appena rivisto a Parigi nell’agosto del 1778) per riviverlo poi da un’altezza angelica, trova nella sonata in questione una conferma evidente. Tale partitura, peraltro famosa, possiede il pregio indiscusso di esprimere l’inquietudine dell’animo che si interroga su quello che sarà o non sarà con superiore brillantezza. E’ Mozart, signori, ossia l’urgenza del dire senza alzare la voce, con purezza di stile senza pari (fino all’acme suprema della sinfonia k550 del 1788). Mi permetto di suggerire una non breve convivenza con questa sonata. Si viaggia, dentro di noi, assaporando un profondo senso di pace.

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, Novembre 12th, 2018

 

 

 

 

Di seguito, il conciso ed emozionante “diario di bordo” della mia cara amica Paola Mancini indirizzato ai compagni del suo recente viaggio in Etiopia…(a/m):

 

Cari tutti,
vorrei condividere con voi alcune considerazioni sul nostro viaggio speciale e, ora che le emozioni sono ancora così fresche e ispirate, scrivo.
Se, come dice Vinicius de Moraes, la vita è l’arte dell’incontro noi, sia metaforicamente che materialmente ne abbiamo vissute di esperienze in questa spedizione africana! Abbiamo iniziato dall’incontro con la sfida che l’Erta Ale ci ha lanciato! Il vulcano ci ha offerto tutto ciò che aveva a disposizione per scoraggiarci nell’impresa ma nello stesso tempo, da lontano, ci invitava a raggiungerlo. Insomma chi saltellando chi zoppicando, chi lamentandosi, chi imprecando, chi canticchiando, qualcuno a quattro zampe (si, anche quelle di cammello) siamo tutti arrivati!….poi ci ha  beffato! È rimasto ben nascosto sotto il suo denso alito di fumo. Noi con tanta fatica e tanta amarezza, ma fieri e volitivi, abbiamo affrontato la discesa esausti e in rispettoso silenzio.
Abbiamo incontrato l’incandescente tavolozza giallo verde del Monte Dallol, siamo andati a caccia di sfumature, primitive incisioni di delicato calcare sotto un sole che poteva quasi ucciderci!
Subito dopo una vasta pianura di sale di bianco accecante che ancora permette ad alcuni piccoli uomini valorosi di viverci. Abbiamo incontrato luoghi di culto strappati alla roccia quasi a voler proteggere la spiritualità di cui si nutre quel popolo, poi la nostra carovana si è spostata verso sud….
Ecco l’incontro travolgente con quelle genti: terra e uomini, miscela di colori; nero, marrone, ocra e vermiglio.
Sguardi così profondi da scioglierti… l’imbarazzo per l’ irrefrenabile curiosità di scrutarli… saper scorgere la poesia in quegli occhi così profondi di bimbi  immaginando una nuova forma d’arte grazie a  quei corpi utilizzati come sfondo per fantasiose pitture e delicati  bassorilievi. Villaggi creati dalla pura forza fisica, essenziali, scarni ma pieni di grande vitalità.
Infine abbiamo incontrato i figli di nessuno, gli orfani. Nella loro estrema povertà non ci hanno trasmesso disperazione ma tanta serenità e fiducia. I loro occhi erano luminosi, i sorrisi ottimisti, le  voci gioiose. Abbiamo condiviso con essi in un attimo un respiro puro d’amore.
Alla fine di questa avventura ci siamo salutati coi silenzi dei nostri volti stanchi e quindi  poche parole.
Durante il viaggio ognuno ha sentito quello che il suo animo gli gridava: lì, non si poteva scappare! A volte è la sofferenza che partorisce le emozioni più forti e autentiche, lo sappiamo tutti, la vita non regala nulla. Questo è il valore che io ho dato a tale viaggio del corpo e dell’anima. Grazie

 

Paola Mancini

 

 

domenica, Novembre 11th, 2018

A cento anni esatti dall’armistizio di Compiègne, ovvero dal termine della prima Guerra Mondiale, questi miei parchi versi apparsi sul numero 59 della rivista letteraria ” I fiori del Male” (settembre/dicembre 2014):

 

A UNGARETTI

 

Del diciannovesimo reggimento
soldato semplice, combattesti sul Carso:
tu, fante, come un infante a balbettare
in mezzo a quegli orrori i versi
dettati da folgorante Musa.

 

 

Andrea Mariotti

 

sabato, Novembre 10th, 2018

 

Come non mai questa mattina ho “sentito” la verità di quel celebre passo leopardiano dello  Zibaldone (4418; 30/11/1828), laddove il grande Recanatese riflette sulla “vista raddoppiata” (ossia sulla visione interiore in dote agli uomini d’immaginazione). Trovandomi infatti a Villa Falconieri (Frascati) per seguire l’ intervento di Novella Bellucci (Università La Sapienza) sulle ” Magnifiche sorti e progressive” all’ interno della giornata di studi dell’ Accademia Vivarium Novum (Campus Mondiale dell’Umanesimo), ecco la grande studiosa leopardiana propormi sul momento di “dire” a memoria la prima strofe della Ginestra. Prima di incontrarla, Novella, avevo fatto in tempo a scattare questa foto nel suggestivo giardino della Villa. Così, in breve, a posteriori, nella mia immaginazione, il monte Gennaro che si riconosce nello scatto è divenuto il “formidabil monte/ sterminator Vesevo“; il fianco di Villa Falconieri trasformandosi in quello di Villa Ferrigni presso Torre del Greco alle pendici del Vesuvio, ovvero il luogo dove venne concepita da Leopardi per appunto la Ginestra, monito perenne rivolto agli umani a stringersi in ” social catena” riconoscendo il proprio stato ” basso” e “frale“.

 

Andrea Mariotti

 

 

venerdì, Novembre 9th, 2018

Procedendo nel riascolto delle sonate per pianoforte di W.A.Mozart, ecco l’intenso godimento da parte mia di uno di quei puri laghi di poesia costituito dall’ANDANTE CON ESPRESSIONE, movimento centrale della sonata K 311 in Re maggiore del novembre 1777 (scritta a Mannheim). In un suo saggio intitolato Il respiro di Mozart, il grande musicologo Massimo Mila ha ben chiarito lo spirito costruttivo del sonatismo mozartiano per pianoforte; laddove il primo e il terzo movimento di ciascuna partitura appaiono legati da sottili nessi comunque finalizzati al dischiudersi di quel vero e proprio “altopiano melodico” rappresentato per l’appunto dal movimento di mezzo, il tempo lento che nella sonata in oggetto risulta all’orecchio d’una inesprimibile dolcezza, davvero senza appello.

 

Andrea Mariotti

 

 

mercoledì, Novembre 7th, 2018

Antonio Forcellino, IL SECOLO DEI GIGANTIIL CAVALLO DI BRONZO (l’avventura di Leonardo), romanzo, HarperCollins, 2018

 

Un vero e proprio affresco storico vivace e polifonico quello di Antonio Forcellino, in virtù di un sapere profondo che guida una scrittura di innegabile leggerezza (nel senso nobilissimo inteso da Italo Calvino). Soprattutto una qualità risulta ammirevole nel libro, a parer mio: il saldo dominio delle incessanti digressioni che movimentano la storia di quei decenni in cui cresce e si afferma il genio proteiforme di Leonardo. Insomma nel racconto è attiva una ars narrativa di notevole spessore, come dire un godimento assoluto per il lettore, tale da far toccare con mano quel passato feroce ma ricco di grazia non ripetibile dal punto di vista artistico. Grazie davvero ad Antonio Forcellino per questo suo libro, in attesa del secondo capitolo della trilogia.

 

Andrea Mariotti

 

lunedì, Novembre 5th, 2018

 

At Phaethon rutilos flamma populante capillos

volvitur in praeceps longoque per aera tractu

fertur, ut interdum da caelo stella sereno,

etsi non cecidit, potuit cecidisse videri…

 

 

OVIDIO, LE METAMORFOSI, II, 319-22

 


 

Fetonte, col fuoco che gli devasta i capelli rossi,

rotola a precipizio lasciando nell’aria una lunga

scia, come talvolta una stella non cade,

ma sembra che cada giù dal cielo sereno…

 

(traduzione  di Guido Paduano)

 

 

 

 

domenica, Novembre 4th, 2018

 

Sul “Tema con variazioni” della sonata k 284 per pianoforte di W.A. Mozart

 

Questo “Tema con variazioni ” appare per la prima volta nelle sonate mozartiane (terzo movimento della partitura in oggetto). La penultima di tali variazioni è davvero stupenda. Non a caso Glenn Gould, assolutamente contrario al genio di Salisburgo, ebbe a dire al riguardo: “Credo che nessuna serie di Variazioni di Beethoven (comprese le Diabelli) presenti mutamenti d’umore così frequenti e così sottili come queste, dove si realizza una straordinaria sintesi”. Il pianista canadese, indimenticabile interprete di J.S.Bach e fin troppo “provocatorio” nei confronti di Mozart, aggiunge infatti: “ Non è che a me non piaccia Mozart. Peggio, lo disapprovo, e con lui le sue maniere mondane. Ci sono però delle eccezioni…Amo il primo Mozart, ne vado davvero pazzo. E’ una gioia per me suonare la Sonata K284…E’ davvero una Sonata superba -di gran lunga il meglio del pianoforte di Mozart- infinitamente migliore comunque di tutto ciò che ha composto nel periodo cosiddetto adulto”.

 

Andrea Mariotti