Archive for the ‘Poesia civile’ Category

domenica, 25 Agosto, 2013

B9

Strettamente correlata al precedente articolo del 22 agosto, ecco una mia poesia inedita scritta ieri, durante il Gran Consiglio di Guerra in quel di Arcore; dove, nel suo maniero, un incompreso statista che tanto ha fatto per il bene dell’Italia vive ingiustamente asserragliato (sic!). Ditemi che si tratta di un brutto sogno!…(la foto qua sopra è stata scattata dal musicista Massimo Mancini, amico carissimo e recentemente intervenuto sul blog per commentare prima il mio articolo sul demenziale spot pubblicitario relativo a Dante; e poi, successivamente, per riflettere in modo stimolante sul Grande Rosso, il dipinto di Claudio Fiorentini qui presentato in precedenza…non escludendo un altro interessante commento di Massimo al suddetto mio articolo del 22 agosto ). Ma veniamo alla mia poesia:

AL VESCOVO GUGLIELMO (EPIFANI)

O padre, in quest’ora che volge
al disio di salvare l’Unto del Signore
ascolta, ascolta le preci nostre!
sprezzanti della mondana gloria
ma con i volti di luce circonfusi,
Mortadella abbiamo infilzato
(a egregie cose chiamati fummo;
aprile, poi, dei mesi è il più crudele).
Or dunque a te si addice cotanto
ufficio: salvare l’Unto per l’onore
del Belpaese che così risorgerà.
Altro che Francesco papa! il nobile
tuo volto, padre, da canizie è fatto
venerando; per tacere della mitra tua!

(i centouno chierici dal vetusto e volgare eloquio…saccheggiatori dei versi di Dante, Foscolo ed Eliot)

Andrea Mariotti, poesia inedita, 25 agosto 2013

domenica, 7 Luglio, 2013

Verna14

Giorni addietro ho letto un articolo su un quotidiano che accennava -in merito all’estate ormai iniziata- a un possibile ritorno dell’anticiclone delle Azzorre nel bacino mediterraneo, dopo tanti anni (più di un decennio) segnati dal rovente e umidissimo anticiclone nord-africano. Staremo a vedere…a me è bastato, il suddetto articolo, per mettere in moto l’immaginazione e scrivere i versi inediti che oggi presento ai visitatori del blog (mia la foto qua sopra in qualche modo appropriata, credo, al senso della poesia):

ESTATE DELLE AZZORRE

… se qui da noi ritornerai, come
invero sembra si possa sperare,
più miti diverremo noi, gli umani.
Con le lamiere meno arroventate,
rispetteremo la precedenza
in strada e perfino in tivù.
La nostra gioventù ricorderemo,
con le calure asciutte travolte
poi dalla burrasca di Ferragosto…
aspettando settembre amico,
i bagni interminabili d’addio.

Andrea Mariotti, poesia inedita, 7 luglio 2013

giovedì, 23 Maggio, 2013

Falcone

Giovanni… se posso chiamarti per nome, non avendoti conosciuto di persona. Sono uno dei tanti italiani che oggi ti ricorda e ti pensa intensamente. E rifletto, con amarezza, sul “ventennio” venuto dopo la tua morte, a far data (il ventennio) dal 1994 e ancora sulle nostre spalle, pesante come un macigno. Non vorrei essere frainteso e accusato di scadere nel solito antagonismo logoro e trito. Ma rimane il fatto che la tua figura, Giovanni, come quella di Paolo, è antropologicamente e storicamente incompatibile in modo imbarazzante con i nani, le ballerine, e il dominio incontrastato di Pluto, dìo della ricchezza capace di suggestionare le menti (si fa per dire) di molti: le perle, insomma, del suddetto ventennio; ventennio che ci consegna oggi un paese a dir poco disastrato, disarticolato (all’interno del quale faremo grande fatica a cicatrizzare lacerazioni profonde, a vari livelli). Ecco perché nonostante tutto, Giovanni, mi rifiuto di considerarti un eroe, in contrasto con i versi che mi accingo a pubblicare…per non autoassolvermi facilmente con la vista appannata dettata dal tempo che mi trovo a vivere oggi. Sarebbe come chiedersi, Giovanni, cosa direbbe ora Pasolini del gregarismo omologante che ci avvolge (laddove, citando Francesco Guccini, “pensare è sconsigliato”)…la risposta a questa domanda essendo secca; nel senso che Pasolini ha profondamente intuito quanto era alle porte, nel Belpaese, prima di morire tragicamente (incompatibile anche lui al massimo grado con il presente). Ma è venuto il momento di dare la parola al mio amico Silvio Parrello ( poeta e pittore ben conosciuto nel blog), per mettere a parte i visitatori di un cartoncino (visibile nella mia foto) sul quale ha trascritto per me, affettuosamente, i versi a suo tempo a te dedicati, Giovanni:

FALCONE

Terrorismo di stato
Falcone e la sua scorta
barbaramente assassinato
in questa Italia corrotta.
L’eroico magistrato
contro la mafia in lotta
aveva già capito
chi sedeva sulla vetta.
Non gli è stato perdonato
con atroce vendetta
lo hanno massacrato
su quella strada maledetta

poesia di Silvio Parrello, oggi presentata in occasione del ventunesimo anniversario della strage di Capaci.

lunedì, 15 Aprile, 2013

Ulivo e asininello

Sì, la mia Musa mi ispira un canto sinistro, di questi tempi. Avendo consapevolezza di essere (come ho detto più volte) innanzitutto e principalmente un poeta civile, eccomi quindi a presentare una seconda poesia inedita, a breve distanza di tempo da FONDOVALLE (vedi, al riguardo, l’articolo del 27 marzo nel blog). Anche in questo caso mi sento di affermare che non “brucio” alcunché. Offro piuttosto all’attenzione di chi mi segue o di chi mi leggerà per la prima volta, dei versi desolati ma sentiti (e risentiti), in relazione al triplice suicidio di Civitanova Marche del 5 aprile scorso: tale da sconvolgere in profondità la coscienza di tutti. A Laura Boldrini, Presidente della Camera, va il mio plauso per averci comunque “messo la faccia”, il giorno del funerale delle tre vittime di questo nostro malconcio paese (prendendosi, la Boldrini, fischi sicuramente “pregressi”, mi sento di dire). Non voglio dilungarmi. Aggiungo solo che il mio ideale fiore per queste tre persone scomparse è la foto qua sopra, da me scattata durante una recente escursione in montagna:

TWITTER

Cinguettano, cinguettano tutti,
ma il Belpaese dirozza i suoi lutti.
Le ciance e una glassa sul fare,
l’anziano che gèttasi in mare
essendosi data sua sorella la morte:
giusto, pertanto, seguirne la sorte.
Davvero a Civitanova Marche
hanno avvistato le Parche;
tre orribili vecchie brave a cucire
un marito, la moglie e cognato a seguire.

Andrea Mariotti, poesia inedita , 12 aprile 2013

mercoledì, 27 Marzo, 2013

Cresta Cervia

Nell’augurare ai visitatori del blog una serena Pasqua, eccomi a presentare i versi da me scritti ieri sera.
“Sorelle montagne”, il loro titolo iniziale; ma, scrivendo, come un rovesciamento della situazione poetica, fino a perdere metri e metri di quota. Del resto il “fondovalle” lo si indovina anche nella foto qua sopra (mia), tutta rivolta a cogliere la candida maestà del lontano Gran Sasso
:

FONDOVALLE

Mirarvi dopo più di un mese
sabato scorso nel tempo
del disgelo, o cime candide
d’Abruzzo! i venti tiepidi
di cresta lo scacciano,
il tossico dal sangue;
le primule, d’infinita
tenerezza…ma oggi
in ufficio han scherzato,
saputo di un collega
suicidatosi a distanza
d’anni luce da una falla
di pietà.

Andrea Mariotti, poesia inedita, 26 marzo 2013

mercoledì, 24 Ottobre, 2012

Ieri sera a BALLARO’, la nota trasmissione televisiva condotta da Giovanni Floris, il comico Maurizio Crozza ha detto una battuta a mio avviso efficace, dal punto di vista antropologico: a proposito dei giovani d’oggi che –secondo l’attuale ministro del WELFARE Elsa Fornero- non dovrebbero fare gli schizzinosi in Italia di fronte alle varie possibilità di lavoro, in tempi come gli attuali. In sintesi Crozza ha alluso alla scarsa rabbia sociale dei nostri giovani, non inclini a “fare un…coso così” a chi decide (o meglio non decide) per loro; giacché tenuti a bada in qualche modo dalla famiglia. Quante volte, in effetti, ci è capitato di osservare che non abbiamo nel nostro DNA una RIVOLUZIONE FRANCESE, noi italiani, in relazione all’ingiustizia sociale dilagante e sempre più penalizzante i giovani!…così, mi è venuto in mente di presentare al riguardo questi versi da me scritti all’inizio degli anni Novanta (estrapolati dalla poesia GIOCASTA; inclusa nella mia prima silloge dal titolo LUNGO IL CRINALE):

Vai in Carinzia
con carenza d’affetto
e un duro impasto
ti fodera il cuore,
nel vedere che vetusto
potere è sostrato
del Belpaese:
il matriarcato!
sissignore, il maschio
italiano non è stanco
di fare le spese
d’una madre imperiosa
e suadente,
Giocasta cui deve
nevrosi e necrosi
del suo pensiero.
Al cospetto d’un grande
petto, cocco di mamma
non cade vittima della
dispnea? potente
istinto, senso materno
lo rende gaio e subalterno.

Andrea Mariotti, dalla silloge Lungo il crinale, 1998, Bastogi Editrice Italiana.

P.S. L’immagine qua sopra ci permette di ammirare un bellissimo dipinto di Andrea Mantegna, in mostra a Padova all’inizio del 2007.

sabato, 19 Novembre, 2011

Mi ha fatto bene, poeticamente parlando, raccontare la settimana scorsa al telefono all’amico Franco Campegiani le difficoltà affrontate nel padroneggiare lo smartphone, da me acquistato di recente. E all’amico Franco, poeta e filosofo, apprezzato animatore del presente blog, dedico gli ultimi versi inediti scritti in un momento di leggerezza serale, contro il peso della vita:

SMARTPHONE

O specchio di mie brame
vischioso peggio del catrame,
io rincretinito androide grazie
al tuo cervello Android?!
chiamarmi pure Andrea…

Andrea Mariotti, poesia inedita del novembre 2011

martedì, 1 Novembre, 2011

Questo particolare del ritratto di Giacomo Leopardi per mano di Luigi Lolli, Bologna, 1826, (la foto, mia, si è servita di una riproduzione del medesimo che conservo in casa); questo particolare del ritratto, stavo dicendo, costituisce a mio avviso la più efficace introduzione alla mia ultima lirica. Dopo mesi di silenzio nel presente spazio, in merito ai miei inediti poetici (comunque scritti, ad accrescere quel libro la cui futura pubblicazione non mi assilla di certo), eccomi adesso deciso a presentarla, la suddetta lirica, quasi a compendio dell’impegno affrontato dallo scorso aprile e terminato verso la fine del mese appena concluso. Mi riferisco alla memorizzazione della leopardiana GINESTRA, supremo canto del Recanatese di cui a più riprese ho avuto modo di parlare nel blog. Perché tale memorizzazione, da parte mia? Perché mi sono particolarmente commosso nel marzo scorso di fronte alle immagini dei volti dignitosissimi dei nostri fratelli giapponesi colpiti dalla tremenda catastrofe che sappiamo. Circa la sconvolgente attualità del messaggio racchiuso nella GINESTRA, basterà qui ricordare i versi 106-110 del testo: ” a popoli che un’onda/ di mar commosso, un fiato/ d’aura maligna, un sotterraneo crollo/ distrugge sì, che avanza/ a gran pena di lor la rimembranza”. E così, per quanto mi riguarda, dopo decenni di lettura della GINESTRA, potente sinfonia in versi in cui il pessimismo leopardiano è soprattutto agonistico, propositivo, piuttosto che supinamente “cosmico”(e dunque tale da esortare alla solidarietà come bene che l’uomo può sperimentare quotidianamente); per quanto mi riguarda, stavo dicendo, ho pensato quasi di “impiantare” dentro di me la leopardiana GINESTRA: stabilmente, facendone per quanto possibile linfa vitale, nel rispetto dei miei umani limiti. Insomma, un tentativo di diventare più aperti e solidali, con gli strumenti della poesia, in un epoca come la nostra nella quale si ha davvero la sensazione di affondare nella melma di un egoismo di piccolo cabotaggio, promosso dalla sottocultura delle televendite in sostituzione della realtà. Pensavo forse di non rimanere sconvolto in profondità, dalla memorizzazione della GINESTRA, pur consapevole da decenni della sua decisiva importanza? A gennaio prossimo, credo, proporrò al pubblico che vorrà ascoltarmi la declamazione di essa ; ma, nel frattempo, ecco la mia lirica:

A LEOPARDI

Oh l’egotismo mio, Giacomo!
carbonizzato sia dal fuoco
dei tuoi versi, che a memoria
dirò in onore dei nipponici
volti asciutti nell’immane
sciagura del marzo scorso!
che io possa, Giacomo caro,
odorare a fondo la tua
Ginestra; tormentandomi
bieche le larve della guerra.

Andrea Mariotti, poesia inedita dell’ottobre 2011.

lunedì, 30 Maggio, 2011


In occasione della mia premiazione al VI Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “VOCI 2011”, avvenuta a Mestre sabato scorso (Sezione Lingua, primo classificato), ecco qui di seguito la poesia scelta dalla Giuria (poesia inedita da me già presentata sul blog nell’ottobre 2010; rimandando ovviamente i visitatori alla pagina delle recensioni di questo stesso blog per leggere la motivazione del suddetto premio):

NEL CREPUSCOLO

Dimmi, foresta: dove stiamo andando?
che rimarrà, del nostro Belpaese?
tu mi plachi, o foresta fitta e cupa
ma misericordiosa di Camàldoli!
però le mosche ronzano incessanti,
odiose vuvuzèlas all’attacco
dei timpani miei; rotti senza tregua
quassù, all’ombra di faggi secolari.
Trovarti, adesso, o Casentino, in peggio
cambiato; ché deserto, desolato
mi è apparso l’altra sera il caro ostello
vicino al passo dei Mandrioli: rapidi,
spietati tempi!

Sul crinale dov’è passato il Sommo
Poeta, sopra l’Ermo di Camàldoli,
scemando va l’accidia: un profumato
tetto di abeti bianchi mi difende
dall’africano, inferocito sole.
Salute a te, o venerando Castagno
Miraglia che da più di cinque secoli
vivi nella foresta di Camàldoli!
volgendoti le spalle nel crepuscolo
ho percepito, credo, un moto tuo
di affetto per noialtri condannati
alla stoltezza.

Andrea Mariotti, poesia inedita del 15 ottobre 2010

P.S. La foto è mia, scattata nel luglio assolato dello scorso anno camminando sul crinale sopra l’Eremo di Camaldoli.

martedì, 5 Aprile, 2011

Nella notte fra il 5 e il 6 aprile di due anni fa, il sisma abruzzese. La foto qui mostrata, è stata scattata pochi giorni dopo il disastro da mio fratello Daniele, recatosi in quei luoghi di morte e distruzione. Essa mi fa pensare (prescindendo ovviamente da ogni stupida gerarchia del dolore) a quel giovane di cui non ricordo il nome e la cui straziante vicenda ebbi a leggerla sui giornali, per bocca della sorella, nei giorni successivi alla tragedia. Ebbene, questo giovane, anziché tornare a casa dai genitori per il fine settimana, si era appositamente trattenuto presso la CASA DELLO STUDENTE, allo scopo di sostenere con più tranquillità, per il martedì seguente, un esame universitario difficoltoso, cui teneva molto. Sappiamo bene come questa stessa CASA DELLO STUDENTE, miseramente crollata, sia diventata l’emblema della colpevolissima negligenza degli uomini che, di fatto, ha amplificato a dismisura la potenza del sisma. A tale riguardo, mi permetto quindi di presentare qui la mia ultima poesia scritta a gennaio scorso, dopo una bellissima escursione sui monti Lucrètili, non distanti da Roma (“i turchini/ monti del Lazio” evocati da P.P. Pasolini nel suo poemetto LE CENERI DI GRAMSCI, del 1954…):

QUELLA NOTTE D’APRILE

O fontanile di Campitello,
zampilla ancora l’acqua tua?
e tu, agrifoglio dei Lucrètili
monti, sempreverde barbaglio,
come parli al mio cuore!
ma ecco, all’orizzonte, bianche
del Gran Sasso le cime: zanne
d’un elefante acceso d’ira
per l’umana miopia.

Andrea Mariotti, poesia inedita del gennaio 2011.