aprile 21st, 2018

 

Foto del passo “della Madonnella” (nei pressi dei Pratoni del Vivaro, Castelli Romani). “In questo varco, subito dopo la seconda guerra mondiale, un’intera famiglia, composta da madre, padre e due figlioli, mentre transitava su di un carretto, periva a causa dell’esplosione di una bomba anticarro. A tutti i passanti, in memoria di chi vi perse la propria vita, chiediamo il massimo rispetto e il silenzio, possibilmente accompagnato da una preghiera” (a/m)

…in una bacheca vicina si legge poi la seguente

 

 PREGHIERA DEL PODISTA

 

Ti ringrazio o Signore perché mi fai camminare,
ti ringrazio perché mi fai correre,
ti ringrazio anche per i dolori,
le sofferenze del mio esistere,
che si dileguano con la gioia di muoversi,
mentre vado tra i boschi, lungo i fiumi,
da solo o tra la gente,
su strade assolate, o spazzate dalla pioggia e dal vento.
Io ti sento Signore,
mentre i miei passi fendono ritmici le brume del mattino,
o la corsa si distende serena nei silenzi opachi,
i pensieri si purificano e arrivano fino a Te.
Ti sento Signore,
anche nei momenti di stanchezza o di sofferenza,
quando il sudore annebbia lo sguardo,
e la fatica mi fa piegare le gambe e mi vorrei fermare.
Questo mio camminare fatto con umiltà ed esaltazione
è come una preghiera.
E’ questo andare che si fa preghiera,
per lodarti e ringraziarti. Amen

 

 

 

aprile 20th, 2018

Poche righe le mie, per osservare che Pinella Gambino, ad un anno di distanza ormai dalla presentazione della sua Rotolina presso le “Giubbe Rosse” di Firenze, ha tuttora a che fare nel senso più positivo con questa sua fantastica ma nel contempo realistica narrazione del fenomeno del bullismo nel nostre scuole (basterà al riguardo visualizzare l’home page di diversi quotidiani in data odierna). Sì, la storia della minuscola pietra ricca di pietas non lascia indifferenti, ma questo occorrerà adesso sottolineare a proposito della scrittrice siciliana: la sua natura seria e tutt’altro che seriale; nel senso che Pinella Gambino da circa un anno sta lavorando (come ha avuto modo di raccontarmi) al suo primo romanzo inteso alla maniera antica, libero cioè dalla tirannia delle scadenze editoriali e soprattutto -in base a quanto ho potuto intuire- dai deprecabili singulti della paratassi (non poco in auge in tante narrazioni attuali affrancate alla grande, ahimè, dall’impegno della vecchia, classica e più impegnativa ipotassi che vale quale profondità prospettica del flusso narrativo). Non sarebbe stato difficile per la Gambino, lo capiamo bene, sfruttare la ricetta di Rotolina e del precedente Martino sfornando a ripetizione varianti e sviluppi di tali storie (mietendo magari un successo sempre più tangibile in termini di “letteratura per ragazzi”). Appunto, non sarebbe stato difficile. Forse troppo facile, perfino ovvio. No, la scrittrice di Agrigento continua a presentare degnamente i suoi racconti nelle scuole, ma l’elemento realistico frammisto  in Rotolina a quello fantastico ha voluto altrimenti. “In interiore homine habitat veritas”, per chi nutra un sentimento autentico verso la Letteratura: attendiamo pertanto senza impazienza la pubblicazione del romanzo di Pinella Gambino in un futuro non troppo lontano ma neppure dietro l’angolo (secondo quanto lei stessa riconosce con accresciuta e sobria consapevolezza).

 

Andrea Mariotti

 

 

aprile 19th, 2018

 

Il 28 aprile a San Giorgio del Sannio si terrà la III Edizione del ‘Festival della poesia nella cortesia’.
Il Comune di San Giorgio del Sannio promuove la terza edizione del

FESTIVAL DELLA POESIA NELLA CORTESIA
che si terrà il 28 aprile 2018

Auditorium Al Cilindro Nero

Poeti, letterati, artisti e scuole in dialogo con la cittadinanza e i giovani

Tema: “Padri e figli … in versi”.

La terza edizione del FESTIVAL DELLA POESIA NELLA CORTESIA è incentrata sul tema “Padri e figli … in versi” per favorire la riflessione sulle condizioni comunicative e generazionali. Il rapporto genitoriale, universalmente umano, fu un tema molto caro a Pasolini:

Padre nostro che sei nei Cieli
(da Affabulazione)
Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.
Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.
Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.
E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.
Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane …
Chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.
La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
– che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

La rassegna prevede la partecipazione di ospiti di fama nazionale e internazionale: Andrea Mariotti, Giuseppe Collina, Giovanni Liccardo e poeti/letterati di fama nazionale per condividere esperienze diverse provenienti da altri territori e produrre lo scambio/confronto con quelle del territorio beneventano: saranno infatti presenti artisti locali nella scrittura e in altre discipline e le Scuole di San Giorgio del Sannio.
Interverranno le Associazioni del territorio, La Consulta delle donne, i Derivati Sanniti blog, SannioLife di Maria Grazia Porceddu. La manifestazione prevede l’esposizione fotografica di Luigi Cofrancesco.

Collaborano all’iniziativa:
L’Associazione Arte e Saperi, La Vita Felice, StudioDanza94, Derivati Sanniti blog, Circolo letterario anastasiano, Centro Cultura “Tommaso Rossi”, Biblioteca comunale di San Giorgio del Sannio, Scuole del territorio.

Coordinamento:
Rita Pacilio

Location eventi:
Auditorium comunale “Al Cilindro Nero”- via Mario Lanzotti – San Giorgio del Sannio (BN)

PROGRAMMA
28 aprile 2018

Ore 10.00 Saluti e Presentazione della tematica del Festival on. Mario Pepe
Ore 10.45 Presentazione delle attività del Festival a cura di Rita Pacilio e Alessia Accettola
Ore 11.00 Andrea Mariotti e Giuseppe Collina: Incontro con le Scuole. Letture e confronti.
Ore 13.00 buffet offerto dall’Amm.ne comunale
Ore 15.00 Letture poetiche da parte dei partecipanti, coordinate da Diana Battaggia e Cosimo Caputo (durata 90 min)
Ore 16.30 Incontro con i Derivati Sanniti, SL di Mariagrazia Porceddu, Consulta delle donne di San Giorgio del Sannio e le Associazioni del territorio
Ore 17.30 Letture poetiche da parte dei partecipanti, coordinate da Rita Pacilio e Diana Battaggia (durata 90 min)
Ore 19.00 Saluti in cortesia : aperitivo e conclusioni

Mostra fotografica a tema a cura di Luigi Cofrancesco

 

 

aprile 12th, 2018

 

Note letterarie

 

Questa mia ricerca nasce da un ritrovato interesse linguistico e documentario relativamente allo sviluppo della cultura e della letteratura italiana delle origini. L’affermarsi, nel Medioevo, delle lingue neolatine si suole indicare intorno al IX – X secolo (Francese 842, Provenzale 950, Castigliano 960, Italiano 990). Il “Ritmo Cassinese” (cod.552-32) scritto tra il 986 e il 996 su cui vorrei soffermarmi, è probabilmente -a detta di molti studiosi- la prima poesia italiana in strofe di sette ottonari monorimi, seguiti da due endecasillabi a rima baciata. Trascrivo qui di seguito, la quarta strofa, la più corretta:” Ergo ponete la mente/ la scriptura come sente. / Cuiasse mosse d’oriente/ unu magnu vir prudente/ et un altru d’occidente…” Il contrasto tra la vita mistica e la vita nel “mondo” quasi visivamente si traduce in un dialogo fra due savi, uno d’Oriente e l’altro d’Occidente, secondo uno schema ben noto ai testi medievali, anche latini, che identificano nella religiosità orientale la punta massima e più rigorosa dell’ascetica cristiana. Elementi di contatto con il Ritmo Cassinese, sono evidenti -sia sul piano dei contenuti, che su quello linguistico e della metrica- nel” Ritmo di Sant’Alessio” riconducibile all’abbazia marchigiana di Santa Vittoria in Matenano, caratterizzato da forme espressive proprie dell’Italia centrale. Ne ripropongo la prima strofa: “Lu conventu se finao/ Ora de vesperu poi kinao/  e lu sole tramontao / e la nocte poi scurao / Lu patriciu se levao/ e lu filiu letamente si clamao, /a la reccla li favillao/ et a la molge l’aviao…”

 

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

aprile 1st, 2018

 

Pasqua 2018

 

 

Monte del Purgatorio – antica

profezia – è inerpicarsi a salire,

concentrici e sfiatati… Giungere

infine a un fiume che s’imponga

confine tra il prima e il dopo,

volersi puri, mondati dalla luce.

 

Eden o Rinascita, questa Pasqua

ci è già tutta in cuore, può guarire

ogni male. Beato il nostro travaglio,

fausto oltre i chimismi… del mondo!

le care ombre di cui Matelda

fa giardino, rivoluzione di fiori.

 

 

Plinio Perilli

 

 

marzo 29th, 2018

 

PASQUA AD ISCHIA

 

Dopo la Tua resurrezione, il mondo

è una storia d’inizi, di rinascite.

Il Tuo passaggio

apre alla notte i suoi semi d’aurora.

Così nelle nere

acque del porto l’aliscafo in fuga

verso l’isole scava la sua striscia

di biancore. E vi scendono gabbiani

angelici con lunghe ali di gioia.

 

 

poesia di Renato Filippelli, dalla silloge Plenilunio nella palude (1997) ora in TUTTE LE POESIE, Gangemi Editore (2015)

 

 

P.s. auguri di Buona Pasqua a tutti i visitatori del blog (A/M)

 

 

marzo 26th, 2018

 

Sabato scorso 24 marzo presso la Libreria Nuova Europa I Granai di Roma, si è svolta la mia conversazione su Giacomo Leopardi “Poeta della Luna” alla presenza di un pubblico numeroso e attento (non sono mancati diversi giovani). Nell’occasione, mia lettura interiore (ossia a memoria) dell’Infinito, A Silvia, A se stesso e Il tramonto della luna. Davvero significativo è stato tornare nella suddetta Libreria (a ventisei anni precisi dalla sua apertura)) che il 2 febbraio 2012 mi ospitò per dire la prima volta a memoria la leopardiana Ginestra introdotto da Novella Bellucci. La conversazione in oggetto è stata da me dedicata alla memoria del mio Maestro ed amico Lucio Felici (scomparso il 18/3/2017)…a/m

 

 

marzo 21st, 2018

 

21 marzo 2018: Giornata Mondiale della Poesia

 

APOLLO  (1925)

 

Inquieto Apollo, siamo desti!

La fronte intrepida ergi, déstati!

Spira il sanguigno balzo…

L’azzurro inospite è alto!

Spaziosa calma

 

GIUSEPPE  UNGARETTI,  dal  SENTIMENTO DEL TEMPO

 

 

 

marzo 19th, 2018

IL TRITTICO KYLIAN/INGER/FORSYTHE

RITORNA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA LA GRANDE DANZA CONTEMPORANEA

In scena da domani a mercoledì 21 marzo.

di Manuela Minelli

 

 

Il trittico Kylián/Inger/Forsythe, quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18, in scena al Teatro Costanzi da giovedì 15 a mercoledì 21 marzo (con un’anteprima giovani “vietata ai maggiori di 26 anni” oggi, mercoledì 14) è un’occasione straordinaria per apprezzare la Grande Danza contemporanea con tre dei massimi autori del ‘900 coreografico.

Il programma è dedicato alla memoria dell’étoile e Direttrice Onoraria della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma Elisabetta Terabust, recentemente scomparsa.

Jiri Kylian, William Forsythe, Johan Inger danno vita a un trittico composto da balletti cult: in programma ‘Petite mort’ su musiche di Mozart, ‘Walking Mad’ su brani di Ravel e Arbo Part, ‘Artifact suite’ su pagine scelte di Bach e Eva Crossman-Hecht.

 

Uno spettacolo emozionante, pensato per le mie étoile e per i primi ballerini che è un omaggio alla grande Elisabetta Terabust, alla quale molto devo e che tanto amava la trasformazione del balletto classico – ha dichiarato in conferenza stampa Eleonora Abbagnato, Direttrice del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma – L’evoluzione della Compagnia e del linguaggio sono questioni molto importanti per me: dalla poesia di Jiří Kylián, all’estremismo della danza classica di William Forsythe con le sue difficoltà tecniche e sintassi coreografiche ricercate, passando attraverso la carica di Johan Inger, Grandi interpreti e ripetitori – Cora Bos-Kroese, Yvan Dubreuil, Karl Inger, Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown – sono qui con la nostra Compagnia per fare un ulteriore passo in avanti. I protagonisti sono i nostri giovani talenti, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza e soprattutto l’étoile Alessandra Amato che appena rientrata dalla maternità si confronta con grande maturità con quello che tutti noi consideriamo un mostro sacro, Jiří Kylián. Mi auguro che il pubblico, romano e non solo, apprezzerà”.

 

Il sovrintendente Carlo Fuortes, presente alla conferenza stampa di presentazione del trittico ha elogiato il lavoro svolto da Eleonora Abbagnato, la crescita e la valorizzazione del corpo di ballo, e in particolare l’ampliamento del repertorio contemporaneo. “Eccoci al quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18 con la grande danza d’autore. Due Maestri internazionali, Jiří Kylián e William Forsythe, e un allievo d’eccezione Johan Inger, con tre titoli per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma. Occuparci del classico come del contemporaneo è per noi valorizzare il Corpo di Ballo, che molta strada sta facendo in questa direzione. Abbiamo puntato sui nostri primi ballerini e sull’étoile Alessandra Amato per interpretare il vigore di questo Trittico”.

 

Petit Mort (1991), Walking Mad (2001) e Artifact Suite (2004): questi i titoli scelti rispettivamente per ciascun coreografo in una serata legata da molteplici denominatori comuni. Prima di tutto il Netherlands Dance Theatre, ambiente in cui hanno agito e si sono distinti i tre danzatori, ognuno con cariche e influenze diverse, ma con le carriere indissolubilmente legate. Quindi il tema del pas de deux, che nella danza classica è emblema dell’amore, del dialogo di coppia e che ha una forma ben strutturata e consolidata nel tempo. Tutti e tre i balletti scelti ci parlano delle emozioni e delle sensazioni umane, stravolgendo la concezione canonica di pas de deux per rappresentare un rapporto dualistico e a volte conflittuale tra uomo e donna che ora si traduce nell’istinto sessuale di Petit Mort, espressione francese che in italiano si traduce con orgasmo, ora nella triplice, e in alcuni momenti dannosa, relazione di Walking Mad, ora nella freddezza anaffettiva delle forme spigolose di Artifact Suite. E ancora, la possibile narratività di una danza contemporanea, in cui le coppie si prendono e si lasciano in un astrattismo che forse non è poi così autentico.

 

Jiří Kylián, Johan Inger e William Forsythe sono tre eccellenti coreografi della scena mondiale, riuniti qui in un programma che esplora gli orizzonti del balletto neoclassico con tre titoli mai presentati prima al Teatro Costanzi.

La coreografia di Kyliàn comprende sei uomini e sei donne per celebrare la coppia e il suo ideale di bellezza che vuole i primi atletici e attraenti, le seconde delicate e forti. Le coppie maneggiano sei fioretti che sembrano essere dei veri e propri partner, ribelli e ostinati. I fioretti traducono il simbolismo insito nell’opera, più incisivo di una vera e propria trama. Aggressività, sensualità, energia, silenzio, voluta insensatezza e fragilità sono tutti elementi che giocano in questa coreografia un ruolo rilevante. Nelle parole stesse di Jiří Kylián: “Petite Mort è un’espressione poetica e significativa per descrivere l’orgasmo di un rapporto sessuale. In francese, e in altre lingue, questa percezione è descritta come ‘piccola morte’. E così può essere. Nel momento di massimo piacere, o nel momento in cui si sta potenzialmente generando una nuova vita, siamo portati a ricordare che le nostre esistenze sono relativamente brevi e che la morte non è mai troppo lontana. Nel mio lavoro, ho creato la coreografia su due movimenti tra i più famosi concerti per pianoforte realizzati da Mozart. Ho tagliato via i movimenti più rapidi, lasciandoli come torsi mutilati. Non c’è dubbio che è perverso fare una cosa del genere. Ma lo si fa. Noi viviamo in un mondo nel quale nulla è sacro. Dal tempo in cui fu creata la musica di Mozart a oggi, molte guerre sono state combattute e molto sangue è stato versato nel corso degli anni”. L’ambientazione, spoglia ed essenziale, si anima di contrasti, in un’atmosfera in bianco e nero caratterizzata da un’estetica ricercata e sofisticata. Le luci sono firmate dallo stesso Kylián e realizzate da Joop Caboort, mentre i costumi sono di Joke Visser. A riprendere Petite Mort è Cora Bos-Kroese, con la supervisione tecnica alle luci e alle scene di Hans Boven.

Walking Mad di Johan Inger è un viaggio in cui ci si ritrova ad affrontare le proprie paure, i propri desideri più profondi, così come la leggerezza dell’essere. La coreografia, che ha fatto il giro del mondo, approda al Teatro dell’Opera di Roma, con i Maestri Yvan Dubreuil, già danzatore del Nederlands Dans Theater attualmente membro del collettivo OFFprojects, e Karl Inger, che dopo aver danzato con il Göteborg Ballet, il Balletto Reale Svedese e il Cullberg Ballet, oggi collabora con il coreografo Johan Inger in qualità di suo Assistente.

Artifact Suite di William Forsythe è la versione ridotta di Artifact, primo balletto a serata intera che Forsythe creò nel 1984 per il Ballett Frankfurt. Il coreografo americano, tedesco d’adozione, espone qui le sue teorie sull’illusione della percezione, la decostruzione, la rottura degli equilibri e la proiezione dei corpi. Artifact è un balletto emblematico in cui già nel titolo, “artefatto”, il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta.. Artifact Suite si articola in due parti, nella prima, su musiche di Bach, due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Nella seconda parte, su musica di Eva Crossmann-Hecht, protagonista è invece l’intero Corpo di Ballo, che danza intrecciando complicate relazioni con i movimenti accademici. A mettere in scena Artifact Suite sono i Maestri Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown, già tutti danzatori del Ballett Frankfurt che oggi collaborano con William Forsythe riprendendo le sue creazioni per le principali compagnie di balletto.

 

Una prova davvero impegnativa quindi per i protagonisti di questa serata neoclassica: l’étoile Alessandra Amato, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza e i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

 

 

 

 

Kylián/Inger/Forsythe

 

Petite Mort

Musica (su base registrata) Wolfgang Amadeus Mozart

Coreografia e Scene Jiří Kylián

Assistente coreografo Cora Bos-Kroese    

Costumi Joke Visser

Luci Jiří Kylián

Realizzate da Joop Caboort

Supervisione alle luci e alle scene Hans Boven

 

 

Walking Mad

Musiche (su base registrata) Maurice Ravel e Arvo Pärt

Coreografia, Scene e Costumi Johan Inger

Ripetitori Yvan Dubreuil e Karl Inger

Luci Erik Berglund

 

 

Artifact Suite

Musica (su base registrata) di Johann Sebastian Bach e di Eva Crossman-Hecht

Coreografia, Scene, Costumi e Luci William Forsythe

Ripetitori Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown

 

Interpreti principali Alessandra Amato, Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza

 

Prima rappresentazione giovedì 15 marzo ore 20.00. Repliche venerdì 16 marzo ore 20.00; sabato 17 marzo ore 15.00 e ore 20.00; domenica 18 marzo ore 16.30; martedì 20 marzo ore 20.00; mercoledì 21 marzo ore 20.00

 

Anteprima giovani mercoledì 14 marzo ore 19.00

 

N.B. LE FOTO SONO DI: Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera Roma

 

 

 

 

 

 

marzo 18th, 2018

 

Il mondo ha bisogno dei poeti Conversazioni di Andrea Mariotti su Giacomo Leopardi e Giorgio Caproni

 

Poesia in Libreria, perché Il mondo ha (ancora) bisogno dei poeti

Sabato 24 marzo ore 11.30 e venerdì 18 maggio ore 18.30 alla Libreria Nuova Europa I Granai di Roma

 

 

 

Per festeggiare l’anniversario dell’apertura, la Libreria Nuova Europa di Barbara e Francesca Pieralice nel Centro Commerciale I Granai di Roma, propone ai lettori un evento dedicato alla Poesia, genere letterario dimenticato e quasi scomparso dagli scaffali. Un dono di pura bellezza. Perché, per usare le parole di Giorgio Caproni, Il mondo ha bisogno dei poeti. Sabato 24 marzo alle

11.30 il protagonista è Giacomo Leopardi, grazie alla passione e alla competenza del poeta Andrea Mariotti in conversazione con il pubblico.

L’evento prevede anche un’affascinante e ipnotica “lettura interiore”, a memoria, di alcuni canti del Poeta recanatese. A maggio, venerdì 18 nel pomeriggio, il secondo appuntamento è con la poesia di Giorgio Caproni.


Sabato 24 marzo ore 11.30 Conversazione di Andrea Mariotti su

GIACOMO LEOPARDI “Poeta della Luna”

La conversazione intende focalizzarsi sullo sguardo leopardiano verso l’astro così profondamente presente nei CANTI, a partire dagli “Idilli” fino al sublime e risolutivo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

I versi dell’Infinito, A Silvia, A se stesso e del Tramonto della luna saranno oggetto di una “lettura interiore” da parte del poeta Andrea Mariotti.

 

P.s. la conversazione leopardiana del 24 marzo prossimo nel ricordo vivissimo di Lucio Felici, di cui ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa (a/m)