Maggio 20th, 2019

 

A MIA MADRE

 

Ora che il coro delle coturnici

ti blandisce nel sonno eterno, rotta

felice schiera in fuga verso i clivi

vendemmiati del Mesco, or che la lotta

dei viventi più infuria, se tu cedi

come un’ombra la spoglia

(e non è un’ombra,

o gentile, non è ciò che tu credi)

 

chi ti proteggerà? La strada sgombra

non è una via, solo due mani, un volto,

quelle mani, quel volto, il gesto d’una

vita che non è un’altra ma se stessa,

solo questo ti pone nell’eliso

folto d’anime e voci in cui tu vivi;

 

e la domanda che tu lasci è anch’essa

un gesto tuo, all’ombra delle croci.

 

 

Poesia di EUGENIO MONTALE tratta dalla BUFERA E ALTRO, 1956

 

 

…ineguagliabile timbro della voce poetica di Montale, in questo epicedio alla madre Giuseppina Ricci morta nel 1942. Il poeta aveva certamente tenuto presente la lirica La madre di Giuseppe Ungaretti del 1930 (inclusa nel Sentimento del tempo, 1933), di grande suggestione e musicalità. Ma, confrontandosi con il tema dei temi, eccolo scrivere un componimento funebre alimentato da fermissima pietas nel dialogo con sua madre, sorretto da quel vocativo (o gentile) che è poi “unico termine esplicitamente affettuoso della lirica”, come ha osservato Luigi Blasucci. Non paradiso ma eliso quindi nei versi del Genovese, per radicato sentimento d’immanenza; e quello che nel tempo colpisce, di essi, è una volta di più la densità meditativa scevra di slanci ultraterreni. Stilisticamente parlando, la frequenza degli oggetti anziché una loro resa alla musica celebrativa. Il rifiuto della retorica già dal grande esordio degli Ossi, rimane insegnamento prezioso di Montale per ogni lettore e ineludibile per ogni poeta degno di questo nome, oggi come ieri.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

Maggio 15th, 2019

 (“cliccare” per ingrandire)

 

Con piacere si dà notizia della conversazione sulla poesia di Eugenio Montale in oggetto, prevista per il 20 maggio prossimo presso il Liceo E. Majorana di Roma…(a/m)

 

e i colpi si ripetono ed i passi,

e ancora ignoro se sarò al festino

farcitore o farcito. L’attesa è lunga,

il mio sogno di te non è finito.

 

EUGENIO MONTALE

 

(strofe conclusiva del Sogno del prigioniero; poesia inclusa nella raccolta LA BUFERA E ALTRO, 1956)

 

 

Maggio 10th, 2019

Siamo lieti di annunciare che

sabato 11 maggio 2019

ore 19:00

Salone del Libro di Torino

Spazio Marche

*   *   *

si terrà un incontro su

Leopardi traduttore e tradotto

con 

Fabio Pedone

Richard Dixon

Franco D’Intino

 

*   *   *

a partire dal volume di Franco D’Intino

La caduta e il ritorno.

Cinque movimenti 

dell’immaginario romantico leopardiano 

Quodlibet 2019

 

*   *   *   *   *

In collaborazione con:

BookMarchs-L’altra voce e Urbino e le Città del Libro Festival

https://www.salonelibro.it/programma.html?view=scheda&id=183

 

 

La Redazione del Laboratorio Leopardi

 

 

Maggio 8th, 2019

 

VISOSSA

 

Essere ossa

ossario

sasso e calvario

rimorso,

e spezzarsi

scrostarsi

perdersi

nel fondo di un mare

nell’intarsio di un viso

di un sogno

o di una paura.

 

Essere occhi sottesi

all’egemonia del cervello

a cui si obbedisce

senza sapere perché

sospesi

nell’argine del cambiamento

 

e rispondere a neuroni

intime connessioni umane

che creano emozioni

depositando immagini

sul fondo della retina:

così si agitano cellule e ricordi.

 

Bocca, dove le parole stanno

come foglie su un ramo in attesa

geometrie allineate in uno spazio

che si concentra nell’orecchio

e diventa suono.

 

Il corpo urta contro il tempo

fino a esaurirsi nel silenzio,

nel vuoto di un respiro

nel dolore di una distanza.

 

Questo volto è enigma,

profili, lacrime, angoli.

Ma è ciò che non si vede

che lo riempie e lo illumina

a rivelare cose risvegliate

 

poesia inedita di Monica Martinelli

 

…colpisce di questa poesia soprattutto in prima strofe la forza plastica e reiterata degli infiniti più che sostantivati, è il caso di dire: a radicare i versi nella pagina, riscattandoli da una mera funzione illustrativa a fronte del suggestivo dipinto di Claudio Gagliardini che si vede in foto (esposto al “Polmone Pulsante” di Roma per il “Festival delle Arti-Apollo, Euterpe, Tersicore e le altre” dal 4 al 10 maggio). Di una qualità quasi chirurgica dello stile della poetessa in effetti qui bisognerebbe parlare (così come lo si era già apprezzato nell’ultima sua silloge L’abitudine degli occhi, Passigli Poesia, 2015); sideralmente lontano dal canto dolciastro e iperbolico e ancorato piuttosto ad una fenomenologia dello smarrimento in cui “si agitano cellule e ricordi”. Il fascino di questi versi consiste in ultimo nell’esprimere con lessico risentito l’attrito dell’esistenza, di ogni enigmatica esistenza dinanzi ai nostri occhi.

 

Andrea Mariotti

 

 

Maggio 5th, 2019

 

UNA BIANCANEVE MOLTO DARK QUELLA DI ANJELIN PRELJOCAI IN SCENA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

La favola dei fratelli Grimm, assai riveduta e corretta, al Teatro dell’Opera fino a giovedì 6 maggio

 

di Manuela Minelli

 

 

“Biancaneve”, balletto di Anjelin Preljocai, mai rappresentato prima al Teatro dell’Opera di Roma, è andato in scena venerdì sera 3 maggio e resterà in cartellone fino a giovedì 9 maggio.

Chi si aspettava i colori vividi, gli uccellini e gli animaletti del bosco della versione Disney a cui siamo stati abituati resterà deluso.

Sul palcoscenico del Costanzi abbiamo assistito ad una Biancaneve in versione dark e soprattutto drammaturgicamente lenta nella prima mezz’ora. Ma è all’arrivo dei nani-minatori che compiono evoluzioni su una parete rocciosa di impatto formidabile che la favola gotica nella versione di Preljocai prende vita e ritmo. Straordinarie le protagoniste femminili, la perfida matrigna (interpretata ieri sera da Virginia Giovanetti), che ha dato il meglio nella scena della mela e della punizione finale, e la sublime, candida étoile Rebecca Bianchi, che è stata una Biancaneve assai credibile e ha scatenato gli applausi del pubblico nello straordinario passo a due con l’étoile Claudio Cocino, il principe azzurro, sebbene abbigliato in arancio.

Grande emozione anche per la scena dell’angelo che scende dall’alto e per il dolore del principe-Cocino, dinanzi al corpo senza vita della sua Biancaneve.

Un grande ritorno quello del coreografo franco-albanese Angelin Preljocaj, le cui collaborazioni con il Teatro dell’Opera di Roma spaziano da Empty moves Parts I, II & III, presentato al Teatro Nazionale con i danzatori della sua compagnia nel maggio 2016, a Le Parc e Annonciation, rappresentati sul palcoscenico del Costanzi con il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma rispettivamente nel maggio 2016 e nel marzo-aprile 2017.

Il genio e la grande capacità creativa di Angelin Preljocaj sono dirompenti – ha spiegato in conferenza stampa il Sovrintendente Carlo Fuortes – Nel panorama contemporaneo è tra i pochi coreografi che, pur rimanendo fedele al proprio segno creativo, riesce sempre a far germogliare qualcosa di nuovo, di diverso nella sua arte, a trasformarsi, ad affrontare con eguale efficacia il balletto narrativo e la composizione più astratta. La sua è una missione votata al bello, all’interiorità e al coinvolgimento attraverso il corpo e l’anima. Inoltre la sua collaborazione con Jean Paul Gaultier rende questa Biancaneve qualcosa di unico che si muove tra la luce e l’ombra di personaggi amabili e malefici.”

In effetti i costumi di scena realizzati dallo stilista francese Jean Paul Gautier sono a dir poco eccezionali, lontani anni luce dall’iconografia di una Biancaneve edulcorata, ma capaci di dare spessore e personalità ad ogni singolo personaggio di questa originalissima versione di Biancaneve.

Preljocaj possiede quella innata capacità tutta personale di guardare in profondità alle tematiche narrative scelte – ha spiegato la Direttrice del Ballo Eleonora Ebbagnato – alla musica sapientemente assemblata, ai danzatori, e di creare quello che non era mai stato creato prima. Angelin, a cui mi legano tanta stima e tanta ammirazione, è per me una presenza indispensabile per la crescita dei nostri ballerini. Affrontare le sue coreografie, le sue frasi di movimento, la sua costruzione scenica sempre trasversale è stimolante  e avvincente. La nostra étoile Rebecca Bianchi è una candida e stupefacente Biancaneve, e il nostro primo ballerino Claudio Cocino un principe coraggioso e dolce al tempo stesso. Tutti i primi ballerini e i solisti contribuiscono a rendere speciale questa Biancaneve con il nostro corpo di ballo sempre più dinamico e vivace.

Biancaneve, balletto romantico e contemporaneo ispirato alla fiaba dei Fratelli Grimm, debutta alla Biennale de la danse de Lyon nel settembre 2008 e nel 2009 viene premiato ai Globes de Cristal.

L’idea nasce quando, dopo lavori come Empty Moves ed Eldorado, Preljocaj avverte l’esigenza di rivolgersi di nuovo alla narrazione. Recupera così un tema popolare, una favola appartenente alla memoria di tutti, su cui innesta una serie di variazioni personali frutto dell’analisi dei numerosi simboli presenti nel racconto. A tal proposito, il coreografo cita Bruno Bettelheim, psicanalista austriaco naturalizzato statunitense, superstite dell’Olocausto, che descrive Biancaneve come una sorta di Edipo rovesciato. Il personaggio centrale diventa quindi per Preljocaj la perfida matrigna, una donna caratterizzata dalla narcisistica determinazione a non voler rinunciare alla propria bellezza e seduzione, anche a costo di sacrificare la candida e innocente figliastra. L’inedita matrigna, maestosa e sexy dark lady è ripensata da Preljocaj e dallo stilista Jean Paul Gaultier che ha realizzato per lei costumi di elegante sensualità.

Attualità e incanto fiabesco si fondono alla perfezione in questo balletto articolato su un sapiente e personalissimo collage di musiche di Gustav Mahler, dove Preljocaj conserva ogni episodio e particolare, dallo specchio alla mela stregata. Le meravigliose scene di Thierry Leproust disegnano i luoghi in cui si svolge la favola, un’ambientazione tra realismo e astrazione sorretta e amplificata dalle luci di Patrick Riou. Coreograficamente Biancaneve viene rimontata da Claudia De Smet. Le musiche questa volta sono su base registrata.

 

Biancaneve

Musica di Gustav Mahler

Musica addizionale 79 D

Coreografia Angelin Preljocaj

 

Costumi Jean Paul Gaultier

Scene Thierry Leproust

Luci Patrick Riou

Assistente ripetitrice Claudia De Smet

 

Interpreti principali

Blanche Neige Rebecca Bianchi (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Giorgia Calenda (5 e 8 maggio).

Principe Claudio Cocino (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Giacomo Castellana (5 e 8 maggio).

Regina Virginia Giovanetti (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Annalisa Cianci (5 e 8 maggio).

 

Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

 

Prima rappresentazione venerdì 3 maggio ore 20.00;

Repliche sabato 4 maggio ore 18.00; domenica 5 maggio ore 16.30; martedì 7 maggio ore 20.00; mercoledì 8 maggio ore 20.00; giovedì 9 maggio ore 20.00.

 

 

 

 

 

 

Maggio 4th, 2019

Con vivo piacere si dà notizia della IX Edizione dell’evento LA FORZA DELLA POESIA (Frascati, 4-10 maggio 2019):

 

SABATO 4 MAGGIO

 

Ore 18.00

 

Scuderie Aldobrandini

 

Inaugurazione della Mostra

Personaggi e luoghi di García Lorca

El Juego del duende, Figure di carta di Miguel Angel Giglio Bravo

L’America di Federico, Fotografie di Giampaolo Gratton

 

Ore 19.00

García Lorca. Esempi di poesia “verde”: Letture di Nicola Muschitiello.

 

DOMENICA 5 MAGGIO

Ore 17.30

Frascati Piazza del Mercato.

Ricordo di Elsa Senzacqua

Ore 18.00

Istituto comprensivo Frascati 1,Via Risorgimento n.3, Aula Magna Inaugurazione della Mostra

La Tarara…entriamo nel mondo di Federico García Lorca, elaborati grafici di studenti degli Istituti scolastici del territorio

Cartone animato su García Lorca, classe IG scuola primaria

 

LUNEDÌ 6 MAGGIO

Auditorium Scuderie Aldobrandini

Ore 9.30

Saluti istituzionali

Roberto Mastrosanti Sindaco di Frascati

Beatrice Alfonzetti (La Sapienza, Università di Roma)

Giorgio Adamo Direttore del Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società (Università “Tor Vergata”)

Novella Bellucci (La Sapienza, Università di Roma) Il nono anno de La Forza della poesia

Ore 10.30

Lorca y la Edad de Plata, a cura degli alunni della V (Liceo Cicerone).

Ore 11.15 Pausa

Ore 11.45

Loretta Frattale (Università “Tor Vergata”),

Il laboratorio del poeta

Ore 12.15

Roberto Gigliucci (La Sapienza, Università di Roma), L’altare di Lorca

Pausa

Ore 15.30

Isabella Tomassetti (La Sapienza, Università di Roma), Poeta in Nueva York: un itinerario fra geometria e angoscia

Matteo Lefèvre (Università “Tor Vergata”), Lorca e gli ermetici italiani

Ore 16.30 pausa

Ore 17.00

Scuola e diversità con Manuela Fraire. Patrizia Di Lorenzo e Letizia Nucara (IC Frascati) e Matilde Ventura (Presidente Associazione “Di terra e di parole”) presentano il progetto “Compagni DiVersi”

 

MARTEDÌ 7 MAGGIO

Auditorium Scuderie Aldobrandini

Ore 9.00

Saluti istituzionali

Emanuela Bruni, assessore alla cultura del Comune di Frascati Paola Gizzi, Consigliere delegato alla scuola del Comune di Frascati

García Lorca a scuola, Presentazione della giornata dedicata ai lavori delle scuole, a cura di Graziana Campagna (Liceo classico e Linguistico Cicerone di Frascati), coordinatrice delle attività didattiche delle scuole superiori del territorio.

Scuole partecipanti: IPS Maffeo Pantaleoni, ITCGP Michelangelo Buonarroti, Liceo classico e linguistico Marco Tullio Cicerone, Liceo scientifico Touschek, ITST Enrico Fermi, Istituto Salesiano Villa Sora

Ore 13.00 Pausa

Ore 15.30

Presentazione dei lavori eseguiti dagli Istituti comprensivi dell’area, a cura di Clara Gratton e Cristina Codato.

Ore 18.30

Musiche di Federico García Lorca, Coro MuSa Blues, Concerto diretto dal Maestro Giorgio Monari

Introduce Franco Piperno (La Sapienza, Università di Roma).

 

Ore 19.30/21.00

Cena di solidarietà a cura dell’Associazione OTS, Grottaferrata.

 

MERCOLEDÌ 8 MAGGIO

9.00/12.00

Passeggiata, Piazza San Pietro, Piazza del Mercato

García Lorca nelle piazze di Frascati

Letture a cura di studenti e cittadini. Coordinano Elisa Palozzi, Gianluca Leoni, Francesco Subiaco.

Spoleto).

Ore 11.30

Auditorium Scuderie Aldobrandini

Incontro con Giorgio Flamini, direttore artistico della Compagnia teatrale #SineNOmine (Liceo artistico carcerario dell’Istituto Sansi, Spoleto).

Letture di Roberto Di Sibbio, detenuto-attore, Compagnia

#SineNOmine Casa di reclusione di Spoleto e di

Ruth Argente de Figueroa.

Ore 13.00 Pausa

Ore 15.30

Auditorium Scuderie Aldobrandini

Antonio Rostagno (La Sapienza, Università di Roma),

Garcia Lorca musicista e i musicisti

Ore 17.00

Musiche gitane. Concerto del duo chitarristico Pasquale di Giannantonio-Leonardo Di Nino

 

GIOVEDÌ 9 MAGGIO

Auditorium Scuderie Aldobrandini

Ore 10.00

Presiede Stefano Di Tommaso

Salvatore Aricò, Il teatro di García Lorca, con la partecipazione di

Alessio Collacchi e Giacomo Cristofanelli

Ore 11.15 Pausa

Ore 11. 45

Barbara Guerrieri Borsoi, Lorca e Dalì. Percorsi nel surrealismo spagnolo

Ore 13.00 Pausa

Ore 15.30

Antonio Valerio Spera (Università di “Tor Vergata”), García Lorcae il cinema

Ore 19.00 Villa Falconieri

Quel piccolo angolo di realtà da Commedia senza titolo e L’amore di Don Perlimplin con Belisa di Federico García Lorca. Regia di Gennaro Duccilli

 

Al termine, cena offerta dall’Accademia Vivarium novum

 

VENERDÌ 10 MAGGIO

Ore 10.00 Auditorium Scuderie Aldobrandini

Laboratorio di Traduzione a cura di Laura Bocci, traduttrice e autrice, e Ilaria Pezzola (docente Liceo Classico e Linguistico Cicerone)

Ore 12.30 Letture a cura della Umana Compagnia

 

 

 

 

 

Maggio 3rd, 2019

 

(mia la foto, “cliccare” per ingrandire)

 

Emozione profonda ieri mattina a Napoli (prima della visita al Museo Archeologico dove ho potuto ammirare i capolavori di Antonio Canova provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo), riferendomi alla mostra IL CORPO DELL’IDEA, Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi allestita presso la Sala Dorica di Palazzo Reale, ideata e curata da Fabiana Cacciapuoti, prestigiosa studiosa leopardiana. Tra gli autografi visibili, spiccava senza dubbio quello della prima stesura dell’INFINITO (di cui ricorre quest’anno il bicentenario) peraltro custodito presso la vicina Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III. Colpisce del sublime idillio vergato nel 1819, la notevole variante all’altezza del terzo verso (dal “celeste confine” a “ultimo orizzonte” più aderente alla poetica del “vago” fittamente discussa dal Recanatese nello Zibaldone); nonché il memorabile verso di chiusa senza incertezze dallo stupendo ritmo ascendente-discendente (con ictus sulla quarta, quinta e sesta sillaba). Da sottolineare l’aspetto sobrio ed elegante della mostra in oggetto, tale da rendere ancor più suggestiva l’osservazione di questa pagina preziosa a mezzo della quale il suo autore ha storicamente orientato verso il puro lirismo l’uso tradizionale degli endecasillabi sciolti. Converrà riportare al riguardo le seguenti parole di un illustre studioso quale Sebastiano Timpanaro, dall’Enciclopedia Europea (Garzanti): “Anche sul piano formale si riscontra dunque quel legame dinamico, attivo di Leopardi col classicismo, per cui egli, esteriormente assai più tradizionalista dei romantici, riesce in realtà molto più novatore”. Circa quello che rappresenta da sempre per tutti L’Infinito, superfluo parlare.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

Maggio 2nd, 2019

 

Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi,

Nuovo meco darai spirto alle Grazie

Ch’or di tua mano sorgon  dal marmo

 

UGO FOSCOLO, LE GRAZIEInno Primo, Venere, 21-23

 

N.B. Mia la foto qua sopra scattata quest’oggi del sublime capolavoro di Antonio Canova, in mostra presso il Museo Archeologico di Napoli dall’Ermitage di San Pietroburgo…a/m

 

 

Aprile 30th, 2019

 

(opera di Claudio Gagliardini)

 

APOLLO, EUTERPE, TERSICORE E LE ALTRE

LE ARTI SI INCONTRANO AL POLMONE PULSANTE

Festival delle Arti I edizione – dal 4 al 10 maggio

 

 

Quattro artisti della tavolozza per un totale di ventidue opere d’arte, ad ognuna delle quali uno dei ventidue artisti della penna…poetica, ha dedicato una poesia inedita, tre attrici teatrali, un violoncellista, una violinista e una magnifica danzatrice. Questi i numeri e i personaggi della I edizione del Festival delle Arti “Apollo, Euterpe, Tersicore e le altre” organizzata dall’associazione culturale Elisir Letterario, che si terrà nello spazio espositivo del Polmone Pulsante, proprio di fronte ai Fori Imperiali, da sabato 4 maggio fino a venerdì 10 maggio, dalle ore 18 alle 22.

 

Gli artisti Lorenzo Luci, Claudio Gagliardini, Laila Scorcelletti e Sergio Viscardi, pennelli alla mano, inizialmente hanno creato dei quadri sul tema proposto, “Paesaggi interiori in tempi moderni”. Le opere d’arte sono poi state mostrate ai ventidue poeti, nomi noti della Poesia contemporanei, i cui libri sono stati tradotti in spagnolo, inglese, francese e rumeno, che si sono prestati al gioco artistico creando per ognuna delle opere una loro poesia inedita.

In mostra anche quindici teneri, delicati, deliziosi acquerelli dell’illustratrice Giulia Gorga, che ha ritratto dolcissime signorine in tutte le posizioni (asana) dello yoga.

 

Le tipe di Elisir Letterario, non ancora soddisfatte, chiamando all’opera tutte le Muse, hanno voluto coinvolgere, oltre all’Arte e alla Poesia, anche la Danza, il Teatro e la Musica. Così il 4 maggio, per la serata del vernissage, tra le bollicine frizzanti dei vini di Casale del Giglio e le prelibatezze artistiche, create ad hoc per l’evento, di Mucho Gusto, il pubblico potrà godere anche di alcuni momenti teatrali con l’attrice Cristina Paladino, altri danzati da Giorgia Duro (su coreografie di Gisella Biondo) e altri ancora musicali con il violoncello di Riccardo Viscardi.

 

Nelle serate del 5,6,7,8 e 9 maggio invece, i poeti, a coppie di due per sera, presenteranno i loro libri, introdotti dalla scrittrice e giornalista Manuela Minelli. (Questi i nomi dei poeti partecipanti: Cinzia Marulli, Terry Olivi, Alessandra Carnovale, Nicola Viceconti, Giovanni Ibello, Marta Telatin, Mariano Ciarletta, Sonia Giovannetti, Maria Teresa Ciammaruconi, Rita Pacilio, Daniela Iodice, Marzia Spinelli, Daniela Basti, Monica Martinelli, Stefania di Lino, Patrizia Gradito, Anita Tiziana Napolitano, Emiliano Aquilini, Melania Panico, Tiziana Colusso, Tiziana Marini).

 

Altra serata da non perdere sarà quella del 10 maggio, quando il pubblico potrà godere dei vini della casa vinicola Monti Cecubi, delle tartine artistiche di Mucho Gusto e potrà applaudire le performance interpretate dalle attrici Ombretta Marzi e Anna Dantoni, il violino della dolcissima Federica Quaranta e, ancora una volta, una nuova coreografia danzata da Giorgia Duro, danzatrice del Dance Studio-Dipartimento Professionale Danza. Il tutto a ingresso libero.

 

“Ho voluto proprio il Polmone Pulsante come location ideale per questa prima edizione del Festival delle Arti “Apollo, Euterpe, Tersicore e le altre” per diversi motivi – spiega l’organizzatrice del Festival, Manuela Minelli – E’ nel cuore della città più bella del mondo, è stato il laboratorio di un artista immenso quale Saverio Ungheri che sentiamo essere presente qui con noi, è aperto alla sperimentazione di qualsiasi forma d’arte e il suo padrone di casa, Andrea Ungheri, promuove da sempre eventi culturali con le sole sue forze e con grande impegno. Inoltre in queste sale si respirano un’energia e delle vibrazioni particolari, certamente dovute alla storia e alle storie che il Polmone Pulsante custodisce da secoli. Senza contare che qui dentro sono passati innumerevoli esponenti della cultura e dell’arte, da Emma Bonino a Carlo Lizzani, da Liliana De Curtis a Dacia Maraini, da Giuseppe Arcidiacono a Bruno D’Amario, e tantissimi altri”. 

 

In ognuna delle serate del festival il padrone di casa Andrea Ungheri, figlio del compianto artista Saverio Ungheri (che fu uno dei protagonisti dell’arte contemporanea italiana del ‘900 e nel 1959, e che insieme a Sante Monachesi, Claudio Del Sole, Sandro Trotti e Grazioso David, fondò il movimento “Astralista” e ne scrisse il primo manifesto), condurrà il pubblico in una visita guidata nei sotterranei del Polmone Pulsante, nella Suburra (da “sub urbe”, zona cioè più bassa rispetto a quella della città), accanto ai Mercati Traianei, un luogo che ha dell’incredibile poiché ospita decine di opere d’arte di Ungheri padre, espressioni di quella che l’artista chiamava Arte Bionika, realizzate negli anni tra i ’50 e gli ’80, con materiali di recupero, tutte … pulsanti di vita perché si muovono e si illuminano per mezzo di congegni meccanici. Antichi cavalieri spaziali, una donna a metà che emerge da uno scheletro di pianoforte, uomini fatti di marmitte, conchiglie fossili che emettono luce e perfino il Sacro Graal che con misteriosi movimenti propaga sbuffi di vita eterna.

E poi “lui”, il grande Polmone Pulsante, ovvero l’installazione simbolo del pensiero artistico di Saverio Ungheri che accoglie chi osserva con il suo respiro bioniko. Attraverso il movimento e il suono si percepisce il senso del battito e del respiro, l’aria che entra e che esce dalla membrana di gommapiuma, crea un ponte di passaggio fra l’uomo e l’arte uniti in unico respiro senza tempo. E non si può non menzionare la gigantesca mantide religiosa metallica che chiude il percorso e che ha involontariamente dato vita a una storia molto romantica, che Andrea Ungheri ama raccontare durante la visita. Nei sotterranei del Polmone si possono ammirare anche i resti dell’antica chiesa di S. Salvatore de Militiis” del X-XI Sec.D.C. che prende il nome dalla vicina Torre delle Milizie, il lavatoio, la sala del pozzo che ha ancora acque sorgive che confluiscono al Tevere, con tracce di un affresco.

Un’altra sorpresa è la Sala dell’Affresco “Mural Time And Energy”, inaugurata lo scorso gennaio alla presenza di autorità messicane e romane, dove l’artista Federico Kampf insieme ad un team composto dagli artisti messicani  Antonio Niet, Rodriguez e Daniel Calderon e dagli artisti italiani Alessandra Noce e Davide Mancini, ha lavorato per mesi, realizzando un murales di circa 50 mq a tutta campitura, soffitto incluso, come simbolo di scambio interculturale e valenza dell’arte come linguaggio universale.

 

Il programma di “Apollo, Euterpe, Tersicore e le altre”, completo di date e orari, si può consultare alla pagina FB: https://www.facebook.com/events/670423500078099/?active_tab=discussion

 

Oppure sulla locandina del Festival.

 

Per chi volesse saperne di più sul Polmone Pulsante: https://www.polmonepulsante.it

 

http://elisirletterario.com

 

Manuela Minelli

 

 

Aprile 28th, 2019

 

Intorno a L’ULTIMA ESTATE – Moro, uomo solo di Sabino Caronia, Schena Editore, 1996

 

 

Ho avuto di recente l’occasione di leggere questo romanzo di Sabino Caronia del quale l’autore mi aveva a suo tempo parlato. Quel 16 marzo 1978 in cui Aldo Moro venne rapito a Roma in via Fani e la sua scorta annientata, io festeggiavo con il cuore pesante il mio ventitreesimo compleanno nel quartiere romano di Monteverde dove abitavo, a non più di quattrocento metri dal covo-tipografia delle Brigate Rosse in via Pio Foà 31 tardivamente individuato. Ebbene, trascorsi quarantuno anni da allora, ecco che il 16 marzo scorso ho dovuto prendere atto con amarezza della voce fioca del circo mediatico in merito a una tragedia così grande, ripensando all’enfasi commemorativa del 2018 a cifra tonda, è il caso di dire. Venendo al libro di Caronia, osserverò innanzitutto che il narratore cita in maniera significativa Leonardo Sciascia in conclusione del secondo capitolo, a proposito del pirandelliano distacco di Moro dalla forma a fronte del suo tragico ingresso nella vita quel 16 marzo 1978; da personaggio a uomo solo, per divenire in ultimo creatura auspicante luce oltre l’esperienza terrena. Ricordando i soggiorni dell’uomo politico a Terracina fino all’ultima estate del 1977 e le parole della moglie Eleonora alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta, Caronia riesce a ricostruirne il carattere con penetrante efficacia: “Era certo apprensivo ma non pauroso. Era un antieroe ma non era pavido…e, nonostante il suo sguardo asiatico che sembrava conoscere l’altro lato delle cose, nonostante la sua immensa sapienza e il suo ambito misterioso, aveva un peso umano, una condizione terrestre che lo manteneva imbrigliato ai minuscoli problemi della vita quotidiana”. Già: quello “sguardo asiatico” che ancora ci scruta dalla “prigione del popolo” in quanto, come ebbe a dichiarare Sciascia nell’agosto del 1978 “L’Italia è un Paese senza verità. Bisogna rifondare la verità se si vuole rifondare lo Stato. Se non riusciamo ad arrivare alla verità sul caso Moro, siamo davvero perduti”. Dovrei dire cosa ho provato nel giugno 2017 dinanzi alla tomba dello statista nel cimitero di Torrita Tiberina, per lui l’altro locus amoenus tra Roma e la Sabina oltre a Terracina…ma torniamo al romanzo di Caronia, per sottolinearne adesso una qualità precipua. Tale qualità è essenzialmente quella di una prosa di classico equilibrio capace di non scivolare nell’imbuto cronachistico della terribile primavera italiana del 1978 (senza mancare come abbiamo visto di farci percepire più di qualcosa della personalità di Moro); giacché, non secondaria, un’altra storia si dischiude ai nostri occhi di pagina in pagina. La storia interiore di chi narra, segnata da una malattia dell’anima che ben riconosciamo come legame di sangue con la Letteratura: “Da tempo allora mi trovavo in piena crisi di misantropia. Da più di un anno avevo deciso di abbandonare il mondo e le sue pompe per rinchiudermi in quell’adattissimo Limbo che era stato sempre per me il Fondo Falqui della Biblioteca Nazionale Centrale. Lì attraverso le dediche dei libri, le sottolineature, le annotazioni, i ritagli di giornale accuratamente raccolti e ordinati, ero messo in contatto con le esangui ombre che popolavano quell’Ade e che recavano a me, ombra, messaggi trasmessi attraverso quegli acquitrini del tempo che gli scomparsi possono di rado guadare”. La bellezza del romanzo di Caronia è pertanto quella di rievocare la tragedia di Moro attraverso gli occhi di chi fugge per indole dal mondo; occhi però lucidi di fuggitivo focalizzati a tratti su quelli asiatici del prigioniero a un passo dalla fine. C’è uno stilema ben evidente nella prosa di Sabino Caronia: rivedo, iterato lungo tutto il corso dell’ULTIMA ESTATE, a determinare, in chiave musicale, il timbro del romanzo nei termini di una pungente nonché avvolgente malinconia che tutto intride nel raccontarci Moro e quindi noi stessi, già storicamente figli di Piazza Fontana. Mi piace concludere il presente scritto attraverso queste parole di Dino Buzzati tratte da IN QUEL PRECISO MOMENTO (che forse si attagliano alla condizione di Moro prossimo a morire nel silenzio di Dio, così come viene raccontato nel romanzo di Sabino Caronia): “CHE COSA SEI, CREATURA…Laggiù all’orizzonte sulle acque amare, deserte, naviga certe sere Dio con una sua barchetta, invisibile passerà accanto a te che nuoti disperato (può darsi benissimo) e ti toccherà con la sua mano”.

 

 

Andrea Mariotti