28 Marzo, 2020

 

 

“C’è una metafora molto cara a Montale: quella del prigioniero che sente i cambi delle sentinelle sulle torri di guardia e si consola pensando che la paglia del giaciglio è simile all’oro e la lanterna vinosa è focolare. Il prigioniero ignora il proprio destino, confessa che l’attesa è lunga, ma il mio sogno di te non è finito. Il sogno di chi? D’una donna, della libertà, della poesia stessa?” (voce Montale sull’ENCICLOPEDIA EUROPEA, Garzanti, a firma Giulio Nascimbeni)…a/m:

 

IL SOGNO DEL PRIGIONIERO

 

Albe e notti qui variano per pochi segni.

 

Il zigzag degli storni sui battifredi

nei giorni di battaglia, mie sole ali,

un filo d’aria polare,

l’occhio del capoguardia dallo spioncino,

crac di noci schiacciate, un oleoso

sfrigolìo dalle cave, girarrosti

veri o supposti –ma la paglia è oro,

la lanterna vinosa è focolare

se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

 

La purga dura da sempre, senza un perché.

Dicono che chi abiura e sottoscrive

può salvarsi da questo sterminio d’oche;

che chi obiurga se stesso, ma tradisce

e vende carne d’altri, afferra il mestolo

anzi che terminare nel pâté

destinato agl’Iddii pestilenziali.

 

Tardo di mente, piagato

dal pungente giaciglio mi sono fuso

col volo della tarma che la mia suola

sfarina sull’impiantito,

coi kimoni cangianti delle luci

sciorinate all’aurora dai torrioni,

ho annusato nel vento il bruciaticcio

dei buccellati dai forni,

mi son guardato attorno, ho suscitato

iridi su orizzonti di ragnateli

e petali sui tralicci delle inferriate,

mi sono alzato, sono ricaduto

nel fondo dove il secolo è il minuto-

 

e i colpi si ripetono ed i passi,

e ancora ignoro se sarò al festino

farcitore o farcito. L’attesa è lunga,

il mio sogno di te non è finito.

 

EUGENIO MONTALE, dalla BUFERA E ALTRO (1956)

 

 

 

21 Marzo, 2020

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2020

 

In questo tempo così difficile per il nostro paese e per il  mondo intero, non si possono non rileggere i seguenti versi del Sommo Poeta; versi venerabili, che parlano da sempre a tutti gli uomini, e che immediatamente ci offrono la metafora delle metafore, ovvero quella selva oscura che stiamo attraversando…A/M:

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

 

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura! 

 

INFERNO (1-6)

 

 

20 Marzo, 2020

 

 

 

Sarà pure ingenuo e anacronistico da parte mia, ma forse non l’ho pensato soltanto io in questi giorni di sofferenza globale per la pandemia da corona virus. In breve: cosa dire dei grandi speculatori delle Borse che di questi tempi si stanno arricchendo a dismisura, nello scommettere sulle disgrazie delle varie popolazioni? E’ possibile tollerare ciò, attualmente, sul piano etico? L’altro giorno, ascoltando la radio, ho saputo dell’investimento diciamo così politico ad opera della Cina qui in Italia, nel momento stesso in cui ci stiamo avvalendo della preziosa esperienza di chi è riuscito a domare il flagello. E, fin qui, con realismo, ho pensato all’inevitabile rafforzamento del Dragone nel mondo quale conseguenza dei fatti sotto gli occhi di tutti. Ma dei “ribassisti” e loro compari dei mercati finanziari vogliamo per l’appunto parlare? Com’è possibile che il turbocapitalismo (così com’è stato chiamato negli ultimi decenni) continui imperterrito per la propria strada nel momento in cui tutti avvertiamo che il mondo uscirà inevitabilmente cambiato da questa durissima esperienza, essendo già stata messa in conto, innanzitutto, una lista di milioni e milioni di disoccupati ovunque? Si è fermato perfino il calcio, riflettiamo, vero e proprio oppio dei popoli! perché dunque non si dovrebbero fermare questi sciacalli arroganti e impuniti che con un ordine di vendita ancora condizionano, anzi ricattano paesi sull’orlo del disastro sanitario, quello italiano in primis? Si dirà che sono un ingenuo e passi, ma in un momento grave come l’attuale a livello globale, l’amor d’utopia si rafforza in senso solidaristico, fiuta l’aria che cambia, sogna con più vigore il corpo rovesciato del Buon Senso rimesso coi piedi per terra a camminare; finanche il bravo Enrico Mentana (tanto per fare un esempio) che non termini il suo telegiornale col rosario dei listini delle varie Borse. Non mi rimane che dare la parola a Giacomo Leopardi, a questo punto…(A/M):

 

Così fatti pensieri

quando fien, come fur, palesi al volgo,

e quell’orror che primo

contra l’empia natura

strinse i mortali in social catena,

fia ricondotto in parte

da verace saper, l’onesto e il retto

conversar cittadino,

e giustizia e pietade, altra radice

avranno allor che non superbe fole,

ove fondata probità del volgo

così star suole in piede

quale star può quel ch’ha in error la sede”

 

LA GINESTRA (vv.145-157)

 

 

16 Marzo, 2020

 

Il 7 aprile 1805, nella capitale asburgica, all’interno del Theater An de Wien, gli spiriti più avvertiti compresero subito che le sorti della musica erano irrevocabilmente cambiate, dopo l’ ascolto del primo movimento della Sinfonia “Eroica” op. 55 di Beethoven: “esaltazione somma del valore etico dell’azione umana e, grazie al suo primo tempo, affermazione inaudita delle capacità della musica” (tratto dall’ Enciclopedia Europea, a firma Fedele d’ Amico). In effetti, nel suddetto movimento, si coglie limpidamente ” la lotta vittoriosa dell’unità tematica e tonale sulle forze aggressive e disgregatrici dell’ elaborazione e della modulazione armonica” (G. Carli Ballola). Come dire, la nostra identità da preservare e rafforzare, aggredita qual è fisicamente e psicologicamente dal corona virus. Parola di un ascoltatore amante  al massimo grado della musica di Mozart : quando il gioco si fa duro occorre Beethoven, quello soprattutto per capirci del periodo “epico”, inaugurato dalla sinfonia in oggetto. Che da me riascoltata oggi pomeriggio in assorto silenzio, ha come costruito dentro il mio animo una agorà rinata e più civile, dalle ceneri di quella odierna ormai per tanti versi invivibile, in ragione dei suoi disumani ritmi e miti. Questo il senso dell’ augurio che faccio a tutti, nel giorno in ogni caso sereno del mio sessantacinquesimo compleanno.

 

Andrea Mariotti

 

 

5 Marzo, 2020

 

Estimatore di Elio Germano per la grande prova offerta nei panni di Giacomo Leopardi nel film “Il giovane favoloso” (2014), non potevo mancare di vedere subito quello dedicato alla vita di Antonio Ligabue, da ieri sul grande schermo e intitolato “Volevo nascondermi”, per la regia di Giorgio Diritti. Ebbene, l’Orso d’Argento vinto di recente da Germano alla Berlinale quale migliore attore, mi è sembrato pienamente meritato, a fronte del lavoro di scavo profondo -ben al di là della rassomiglianza fisica col personaggio- nei meandri della psiche tormentata di un artista come Ligabue. Sia chiara immediatamente una cosa: vedere un film del genere in questi giorni di ansia a livello collettivo credo comporti un impegno dello spettatore non marginale, specialmente in merito alla prima parte di esso, laddove viene raccontata la difficile infanzia del pittore con immagini cupe e dolorose, di forte impatto. Ma tant’è. Un film serio sul grande pittore naïf non poteva in alcun modo risultare dolciastro, svagato, oggetto magari di un processo di classica attenuazione atto a renderlo appetibile, di facile consumazione. Lode pertanto a Diritti, che oltre a essere un notevole conoscitore dei luoghi emiliani dove si svolge la vicenda umana di Ligabue adulto, è soprattutto riuscito a farci vedere a parer mio il film da “dentro”, ossia dal punto di vista inquieto, doloroso ma anche affamato di vita e di poesia dell’artista, peraltro attaccato in modo maniacale alle sue vetture e motociclette proprio in ragione della sua profonda solitudine d’uomo. Le recensioni leggibili sulla Rete parlano di una prova “sovrumana” di Elio Germano e mi trovano perfettamente d’accordo, in conclusione.

 

Andrea Mariotti

 

4 Marzo, 2020

In questo momento così delicato per tutti, mi è ritornato in mente il verso di uno scrittore da me non amato, ma di cui ovviamente non posso nascondermi la grandezza (e meno che mai il potente influsso esercitato sulle generazioni successive di poeti del nostro Novecento)…(a/m):

O dolce Luce, gioventù dell’aria…”

così D’Annunzio nella lirica alcionia L’ ulivo: per dire della giovinezza di un antropomorfico cielo mattutino, di cui abbiamo attualmente gran bisogno.

 

 

26 Febbraio, 2020

 

VITA DA CANI – L’ULTIMA SCOMMESSA

in scena al Teatro Lo Spazio di Roma fino al 1 Marzo

 

di Manuela Minelli

 

Ha debuttato l’altra sera in prima nazionale assoluta al Teatro Lo Spazio di Roma “Vita da Cani- l’ultima scommessa”, spettacolo scritto a quattro mani da Simone Pulcini e Italo Amerighi, per la regia di Ariele Vincenti. Uno spaccato di vita e di vite, una fotografia sulla problematica della ludopatia, affrontata con uno stile diretto e talvolta ironico, attraverso una risata amara che porta a riflettere.

Il vero protagonista di questo spettacolo messo in scena in un teatro che, proprio per la sua struttura di open space, senza palco e quindi con gli spettatori quasi dentro la scena e che più adatto non si poteva, è il Gioco Compulsivo. Lo spettatore viene immediatamente catapultato nella più classica delle sale scommesse, con la procace cassiera rumena in jeans attillati e tacchi a spillo (la bravissima e italianissima Patrizia Ciabatta), unica donna in un ambiente dove gravitano sei personaggi maschi della più tipica delle periferie romane. Sei amici tutti diversi, ma con la medesima ossessione, quella di arricchirsi attraverso un’improbabile vincita al gioco d’azzardo. Ognuno di loro in quello squallido punto d’incontro che è diventato casa, cerca una rivincita sulla vita, dove ognuno si cimenta nella sua specialità: calcio, slot machines, gratta e vinci, ippica e corse di cani virtuali, la nuova frontiera del gioco d’azzardo.

La Sala diventa il luogo dove sfogare ognuno le proprie frustrazioni, dove inveire contro le macchinette mangiasoldi e confrontarsi in una disperata corsa al riscatto di vite al limite. Un posto dove non si è gli ultimi della lista perché il tuo vicino è messo sempre peggio di te e dove la svolta sembra essere continuamente a un passo, ma che invece è sempre inafferrabile.

Se è vero che in carcere nessuno è colpevole, in sala nessuno è ludopatico, tutti hanno il controllo della situazione, o almeno credono di averlo, finché qualcuno non viene a battere cassa e tutti vengono sbattuti sotto una doccia gelata che è poi la dura realtà.

In Sala il Tempo sembra sempre immobile, ma arriverà un momento in cui l’orologio comincerà a ticchettare velocemente e allora il Tempo diventa il nemico, perché ne rimane davvero poco, giusto quello per un’ultima scommessa.

Stefano Ambrogi, Italo Amerighi, Patrizia Ciabatta, Daniele Locci, Matteo Milani, Luca Paniconi e Simone Pulcini danno corpo e voce, in scena, a questo gruppo di amici “dipendenti” dal vizio del gioco, che si aggirano tra i pericoli e il fascino della dea bendata, si incontrano e si scontrano, tutti alla ricerca di un qualcosa in più, di una vittoria che ha il sapore della sconfitta.

C’è il commerciante in crisi economica, nevrotico e un po’ coatto, che ha una storia che non potremmo definire d’amore, con la cassiera scosciata; il meccanico, o forse elettrauto, sofferente di cuore; Maranga e Cicala che giocano in coppia e anche loro sognano un futuro migliore; un praticante avvocato col suo giubbottino di renna che vanta un padre notaio e si sente quindi ben al di sopra degli altri e il palestrato boss del quartiere che periodicamente viene a riscuotere. Ma sarà proprio su di lui che puntano gli autori di questa commedia che si svolge tutta a ritmi serratissimi, in cui le risate sono sempre un bel po’ amare.

“Vita da cani – l’ultima scommessa” sarà in scena fino a domenica 1 marzo, quando gli orari di inizio spettacolo saranno anticipati alle ore 17.00 anziché alle 20.30

 

 

VITA DA CANI- L’ULTIMA SCOMMESSA
Dal 18 febbraio al 1 marzo
Teatro Lo Spazio- Via Locri, 42 Roma

 

 

18 Febbraio, 2020

 

LE SORELLE KAGACAZOV”

Manuela Minelli presenta l’ultimo romanzo dello scrittore bolognese Andrea Velluto

Venerdì 21 febbraio ore 18,30 – Polmone Pulsante, Salita del Grillo, 21

 

Elisir Letterario presenta i libri e le poesie inedite del divertente scrittore bolognese Andrea Velluto che racconterà dei suoi romanzi, “Per favore non chiamatelo Amore” e “Le sorelle Kagacazov”, al Polmone Pulsante, magico spazio polivalente nel cuore di Roma, alle spalle dei Fori Imperiali.

Già dai titoli si può ben comprendere lo stile ironico, divertente e dissacratorio di Velluto, uno stile che potremmo definire bergonzoniano per le boutade, i giochi di prestigio con le parole, lo stile surreale e tragicomico con cui sa raccontare le storie.

Il tema portante dei suoi libri è sempre l’Amore, quello sofferto, l’Amore non corrisposto, l’Amore disperato, la passione bruciante che corrode anima e stomaco, che fa stare svegli di notte e che rende il cervello un’inutile gelatina. Ma, fortunatamente, non si piange perché il tutto viene raccontato con toni brillanti e addirittura demenziali, che portano il lettore a farsi delle sane risate.

Tutti i protagonisti dei romanzi di Andrea Velluto ad una prima occhiata sembrano essere improbabili, ma in realtà, andando avanti nella lettura, ognuno di noi può riconoscersi nell’imbranato Francesco, che dopo dieci anni si mette in viaggio alla ricerca di Sara, la sua ex, forse ballerina di lap dance, che il protagonista odia con tutta la forza del suo amore. Oppure in alcuni atteggiamenti di Stanko Mortzic, un simpatico slavo, trafficante in prosciutti, vodka e sigarette, capace di profonde dissertazioni sul potere e sul matrimonio. O, ancora, nei fratelli Germano e Nanni, così diversi, ma così uguali nell’essere tenuti sotto scacco da Nina, una pericolosissima nazi-vegana con cui condividono tofu e letto. E forse un figlio.

Esagera Velluto, usa allegorie e metafore, filosofeggia (è laureato in filosofia), gioca con le parole (ha un passato di copywriter e di pubblicitario), crea personaggi deliranti, nevrotici, paranoici, fragili, incompresi, contorti, incapaci di reggere un abbandono, ma il risultato finale è uno spettacolo di giocoleria letteraria in un clima da thriller esistenziale.

Ma Andrea Velluto non si ferma ai suoi romanzi, perché venerdì sera, una volta scaldata la platea, declamerà le sue poesie ancora per poco inedite, anch’esse mai scontate, niente affatto accademiche o ridondanti ma, al contrario, moderne, ribelli e disperate, ma pure attuali e frizzantine come un buon prosecco ghiacciato.

Intervistato dalla scrittrice e giornalista Manuela Minelli, nella curiosa location del Polmone Pulsante che guarda i Fori Imperiali, uno spazio che è un po’ museo, un po’ galleria d’arte, spazio espositivo e salotto culturale, ritrovo di tanti grandi artisti, Andrea Velluto dialogherà col pubblico a proposito di un tema che non passa mai di moda e che ha coinvolto, coinvolge e coinvolgerà sempre e comunque ognuno di noi, l’Amore appunto.

Al termine dell’incontro e prima del consueto aperitivo, capitanati dal padrone di casa Andrea Ungheri, si scenderà nei sotterranei del Polmone Pulsante, alla scoperta di un mondo fantastico, quello delle opere d’arte bionika del fu Maestro Saverio Ungheri, congegni meccanici realizzati nell’altro secolo con materiali di recupero, che si illuminano, roteano, scattano, ticchettano, sbuffano, enormi polmoni che respirano rumorosamente, antichi cavalieri spaziali, una mantide religiosa alta più di tre metri che apre e chiude le ali, costellazioni e pianeti fatti di pietre che ruotano attorno al sole, una donna a metà che emerge da uno scheletro di pianoforte e un’infinita serie di curiose installazioni vive, surreali ancor più degli scritti dello scrittore Velluto. Nel mondo sotterraneo della suburra romana si possono ammirare anche altri tesori come i resti dell’antica chiesa di S. Salvatore de Militiis del X-XI sec. d.C., il lavatoio, la sala del pozzo che ha ancora acque sorgive che confluiscono al Tevere, con tracce di un affresco e, dulcis in fundo, la Sala dell’Affresco “Mural Time and Energy – Energia, Tiempo y Conciencia”, opera corale realizzata dall’artista Federico Kampf con un team composto dagli artisti messicani Antonio Nieto Rodriguez, Daniel Calderon, Ricardo Aparico Ramirez e dagli artisti italiani Alessandra Noce e Davide Mancini che hanno  lavorato per mesi, realizzando un murales di circa 50 mq. a tutta campitura, soffitto incluso, come simbolo di scambio interculturale e valenza dell’arte come linguaggio universale.

E’ doveroso ricordare che Elisir Letterario e Polmone Pulsante aderiscono alla campagna “PostOccupato”, nata a Rometta (Messina) nel 2013 e diffusasi presto in tutto lo stivale, che ha l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione nei confronti di un fenomeno, la violenza sulle donne, divenuto ormai una piaga sociale, oltre il limite dell’emergenza. Il pubblico troverà un posto vuoto in prima fila, con una rosa rossa appoggiata sulla poltrona. Quel posto vuoto simboleggia chi avrebbe potuto occuparlo e non può più, e viene allestito da chi organizza eventi, mostre, presentazioni di libri, reading, spettacoli di cabaret o concerti. Perché quel posto, monito silenzioso che suggerisce di non sottovalutare mai i sintomi della violenza, sarà riservato per sempre a chi avrebbe voluto, potuto e dovuto essere presente. Quelle donne cancellate sono un’assenza presenza, una memoria tangibile, per non abbassare mai la guardia sull’odioso fenomeno.

 

 

 

 

 

 

 

 

18 Febbraio, 2020

 

“PAROLE E SILENZI (ANIME IN VIAGGIO)”, STORIA D’AMORE ASSOLUTO E UN POSTO OCCUPATO IN PRIMA FILA PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

In scena ancora oggi al piccolo teatro Pascoli di Aprilia

 

di Manuela Minelli

 

 

Ha fatto sold out già tre settimane prima della prima, che non poteva non essere a S. Valentino, e ha divertito ed emozionato il pubblico per la sceneggiatura, la credibilità degli attori, la poesia dei danzatori e per l’originalità dell’idea: una sapiente commistione di teatro, danza e poesia.

Parole e Silenzi (anime in viaggio)” che ha debuttato a S. Valentino al Piccolo Teatro G. Pascoli di Aprilia e in scena fino a domenica scorsa, è uno spettacolo fuori dalle righe in un unico atto e patrocinato dal Comune di Aprilia,  assai apprezzabile per l’originalità della messa in scena, sebbene l’argomento sia il più antico e raccontato al mondo in qualsivoglia forma artistica, l’Amore.

La storia è semplice: Ambra e Leo (gli attori Annarita Manduca e Riccardo Frezza), due personaggi figli di questi tempi, sono due tipi apparentemente opposti che prima si scontrano e poi si rincontrano: lei è un’affascinante e determinata agente immobiliare in carriera, tutta minigonna e tacco dodici e lui un fotografo di grido un po’ casual, enigmatico, tormentato, cinico e sciupafemmine, uno di quei “belli e dannati” destabilizzanti, capaci di mandare in frantumi i cuori delle donne. Al telefono con Ambra, Leo è anche parecchio spocchioso e arrogante, mentre le rimprovera di non avergli ancora trovato la tipologia di casa richiesta. Il destino però fa sì che i due si incontrino in un pronto soccorso, lui con un polso infortunato e lei zoppicante, e l’inevitabile colpo di fulmine scatta immediatamente, ma sarà solo più avanti che ognuno dei due realizza chi ha di fronte. Il riconoscimento tra i due protagonisti avviene non appena i loro sguardi si incrociano, la sensazione di “casa” è devastante, porta in sé tutta la consapevolezza che nessun altro incontro potrà aggiungere nulla di più alla paura e all’incomprensibilità di un legame tanto assoluto (bella la metafora di lei che vende case e di lui che è in lei che trova, appunto, casa).

Sul palcoscenico si muovono anche le loro anime (gli eccellenti danzatori Lorena Lupi e Lorenzo Iacono) che si desiderano, si prendono, si rincorrono, si amano, si odiano, si lasciano, si cercano, si ritrovano, fino a perdersi del tutto, in una danza ora gioiosa, ora sofferta, ora palpitante. E qui abbiamo intravisto diversi sguardi lucidi di commozione tra il pubblico, alternati a sane risate nei momenti più divertenti dello spettacolo.

 

Parole e silenzi (anime in viaggio)”, magistralmente diretto da Nicola Fabrizio, racconta l’Amore della vita, quello con l’A maiuscola, ma a volte vivere una relazione “seria” spaventa, perché a remare contro la voglia di lasciarsi andare arrivano troppe resistenze mentali bloccanti e che non permettono di vivere serenamente una storia d’amore. Lo spettacolo procede senza sbavature su due piani espressivi, uno narrativo reale e uno onirico, e si chiude con una frase che è anche il titolo della silloge poetica dell’autrice e sceneggiatrice dello spettacolo, la psicologa, saggista e poetessa, Vanna Alvaro, “Ti farò dono di una pietra, ti farò dono di una porta”.

 

Allo spettacolo va anche un’altra nota di merito per l’apprezzabile scelta di aderire alla campagna “Posto Occupato“, campagna virale e gratuita partita da Rometta (Messina) nel 2013, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione nei confronti di un fenomeno, la violenza sulle donne, che si configura come una piaga sociale, purtroppo, oltre il limite dell’emergenza e che consiste nel lasciare un posto vuoto in prima fila della platea, con una rosa rossa appoggiata sulla poltrona.

 

Posto Occupato non è un’azione politica, ma una campagna di sensibilizzazione permanente – spiega Vanna Alvaro, autrice del lavoro teatrale – la cui finalità è quella di tenere un posto occupato in prima fila per una donna che magari avrebbe voluto esserci, ma che purtroppo non potrà mai più, perché è stata uccisa per mano di colui che diceva di amarla. Il mio desiderio è che un posto vuoto, con soltanto un fiore, una rosa, una sciarpa rossa, venga lasciato in prima fila in qualsiasi platea, non soltanto teatrale, per ogni evento artistico, musicale, culturale, perché la sensibilizzazione circa l’odioso fenomeno della violenza sulle donne, non è mai abbastanza. Quelle donne cancellate sono un assenza-presenza, una memoria tangibile e quel posto silenzioso urla forte e suggerisce di non sottovalutare mai e poi mai i sintomi della violenza ”.

 

Per saperne di più sulla campagna “Posto Occupato” si può visitare il sito www.postoccupato.org oppure scrivere a info@postoccupato.org

 

 

 

 

 

7 Febbraio, 2020

La Società Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”

e l’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”

invitano alla

cerimonia commemorativa per il

171° anniversario della proclamazione della

Repubblica Romana del 1849

 

Domenica 9 febbraio 2020

ore 10,30

Mausoleo Ossario Gianicolense

Via Garibaldi, 29  Roma

 

Il 9 febbraio 1849, a notte, veniva proclamata in Campidoglio la Repubblica Romana.

Per celebrare il 171° anniversario dello storico evento, che segna uno dei momenti più alti del nostro Risorgimento, domenica 9 febbraio 2020, alle ore 10,30, si terrà una cerimonia commemorativa presso il Mausoleo Ossario Gianicolense, in via Garibaldi 29.

Il Mausoleo – che reca sul frontone lo storico motto “Roma o Morte” – accoglie le spoglie dei Caduti delle Campagne del Risorgimento intese a fare di Roma la Capitale dell’Italia unita (1849-1870).

La cerimonia commemorativa assume quest’anno, compiendosi il 150° della presa di Roma del 1870, un valore più ampio e più generale e intende onorare, nel ricordo di tutti i Caduti, i valori supremi dell’Unità e dell’Indipendenza della Patria.

 

 

Ufficio Stampa

Cinzia Dal Maso

3289110434