Dic 8th, 2018

BIBLIOTECA NELSON MANDELA, via La Spezia 21 ROMA

Giovedì 13 dicembre ore 17.30

BIBLIOPOESIE

Rassegna di poeti contemporanei a cura di Roberto Piperno

Nel finito…Mai finito, poesie di Iole Chessa Olivares (NEMAPRESS, 2015)

Presentano Plinio Perilli e Andrea Mariotti

Dic 5th, 2018

 

 

Il 5 dicembre 1791 moriva W.A. Mozart, a trentasei anni non ancora compiuti. Ebbene, non più tardi di ieri sera ascoltavo del Maestro il Graduale Sancta Maria, mater Dei K 273, scritto nel 1777 e giudicato da Massimo Mila (mai troppo tenero con Mozart) più o meno alla stessa altezza del sublime Ave verum corpus; a rafforzare quell’idea di capolavori perfetti di volta in volta (nel caso di artisti di questa altezza) al riparo da una ingenua esegesi di matrice diciamo così evoluzionistica. A Mozart ho dedicato una poesia nel 2007 volutamente non incipriata (dal lessico “basso”), nel rispetto amorevole di una verità storica che lo vide patire parecchio, prima dell’epoca beethoveniana in cui il compositore conoscerà gli onori dei principi:

 

LE PALLE DI MOZART

 

Un funerale di terza classe
in Santo Stefano a Vienna
e poi la fossa comune:
con quell’audace “signor contino”
troppo hai sfottuto il mondo
dei potenti tre anni prima
della Bastiglia! non voglio
risvegliare in te il fantasma
di un ingombrante genitore,
il primo ad esecrare la tua vena
esplosa in lacerante sol minore.
Gentile omaggio del maggiordomo,
un calcio in culo hai preso
nel ribellarti all’arcivescovo
di Salisburgo: acqua passata, dici,
impralinato e depresso appena.

 

Andrea Mariotti, dalla silloge Scolpire questa pace Tracce Edizioni, 2013.

 

p.s. il lacerante “sol minore” cui accenno nei miei versi è la tonalità della Sinfonia mozartiana k183, scritta nel 1773 a diciassette anni e per l’appunto deplorata dal padre del compositore, Leopold, per la sua inaudita vena “wertheriana” (ricordate l’attacco musicale del celebre film “Amadeus” di Milos Forman del 1984?)

 

Dic 2nd, 2018

 

VI

 

Sì traviato è ‘l folle mi’ desio

a seguitar costei che ‘n fuga è volta,

et de’ lacci d’Amor leggiera et sciolta

vola dinanzi al lento correr mio,

 

che quanto richiamando più l’envio

per la secura strada, men m’ascolta:

né mi vale spronarlo, o dargli volta,

ch’Amor per sua natura il fa restio.

 

Et poi che ‘fren per forza a sé raccoglie,

i’ mi rimango in signoria di lui,

che mal mio grado a morte mi trasporta:

 

sol per venir al lauro onde si coglie

acerbo frutto, che le piaghe altrui

gustando afflige più che non conforta.

 

 

FRANCESCO PETRARCA, RERUM VULGARIUM FRAGMENTA

 

 

 

Nov 28th, 2018

Comunicato stampa

 

L’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI STUDI “GIUSEPPE GARIBALDI”

invita alla Tavola Rotonda

Vittorio Veneto:

dimensioni militari, politiche e sociali di una battaglia

 

Martedì 11 dicembre 2018 ore 16.00

presso il MUSEO STORICO DEI GRANATIERI di Roma

(piazza Santa Croce in Gerusalemme, 7)

PARTECIPANO

Prof. Elio LODOLINI: moderatore

Gen. C. A. Agostino PEDONE: La battaglia di Vittorio Veneto

Prof. Daniele ARRU: Garibaldi, l’irredentismo, il compimento dell’Unità

Dott. Cinzia DAL MASO: La partecipazione femminile sul fronte militare e sul fronte civile nella Grande Guerra

Prof. Franco TAMASSIA: La conclusione della Grande Guerra e la nascita della Nuova Italia

La Battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre – 3 novembre 1918), che costituisce l’ultima battaglia della vittoriosa offensiva finale dell’Italia nella Grande Guerra, segna la fine del secolare dominio tedesco in terre italiane. Questa battaglia, rimasta simbolo dell’eroismo dei combattenti italiani, in questi ultimi anni è stata oggetto di controversie nel contesto di revisioni storiografiche ad opera di chi pretende di svalutare la costruzione dell’Italia come Stato nazionale. La Tavola Rotonda intende recuperare i valori militari, politici e sociali sia della battaglia sia del grandioso conflitto che essa conclude sul fronte italiano.

 

Ufficio stampa

Cinzia Dal Maso

328.9110434

 

 

Nov 27th, 2018

COMMENTARE  DANTE

Commentare Dante

Giornata di studi

28 Novembre 2018

Villa Falconieri – Frascati

 

 

Programma

 

Saluti istituzionali dell’Amministrazione comunale

Saluti di Rino Caputo, Università degli studi di Roma − Tor Vergata

Saluti di Paola Cardarelli, Preside del liceo “M. T. Cicerone” di Frascati

Saluti di Aldo Meccariello, Presidente del Centro per la Filosofia Italiana

Saluti di Luigi Miraglia, Direttore dell’Accademia Vivarium Novum

 

Prima sessione 9.30-13.30

Presiede Paola Cardarelli
Giulio Ferroni, Il commento e la geografia

Michele Tortorici, Chi era chi? Un’ossessione dei primi commentatori della Commedia

Pausa caffè

Vittorio Capuzza, Equivalenza e asimmetria nella Commedia: i Canti XI del Purgatorio e del Paradiso; Graziano senza Irnerio.

Aldo Onorati, Dante e gli omosessuali nella Commedia: tra Inferno e Paradiso

Michele Bianco, Dante e i francescani spirituali: la presenza di Ubertino nella Commedia

Discussione

 

Seconda sessione 15.30 – 19.30

Presiede Aldo Meccariello

Florinda Nardi, Commenti contemporanei: gli Attori leggono la “Commedia”

Santino Cavaciuti, Il mio commento alla “Divina Commedia”

Alberto Granese, Corruzione: i tempi di Dante e i nostri. Per la formazione del senso civico nei commenti

Pausa caffé

Virgilio Filippi, Perché leggere Dante. Motivi di riflessione etico-pedagogica

Rino Caputo, Pratiche (ancora?) attuali di commento dantesco

Discussione

Recitazione di versi della Commedia a cura degli studenti del liceo classico “M.T. Cicerone” di Frascati, guidati dalla professoressa Laura Cannella:

Inferno: VI, 48-93; VIII, 31-63; XV, 22-42; 79-87; XVI, 10-12; 19-60

Paradiso: XI, 43-117; XII, 106-145; XXXIII, 1-39.

 

Organizzato da:

Centro per la Filosofia Italiana (http://www.centroperlafilosofiaitaliana.it/)

Accademia Vivarium novum

Università degli studi di Roma − Tor Vergata

 

Col patrocinio di:

Comune di Frascati

Parco dei Castelli Romani

 

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria all’indirizzo convegni@vivariumnovum.net

 

 

Nov 26th, 2018

 

Il viaggio interiore compiuto nel riascoltare gli ultimi Quartetti beethoveniani trova il suo coronamento nel Molto adagio dell’ Op.132 in La minore; per me come per molti, credo, il punto più sublime toccato in musica dal genio di Bonn. Ecco le parole dello stesso Beethoven a proposito di tale movimento: “il canto sacro di un convalescente per ringraziare la divinità”. Esso davvero trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione, dove si smarrisce la nozione del tempo. Due riferimenti in merito. Intanto il bel film di Alessandro Baricco del 2009 Lezione Ventuno, provocatoria sconsacrazione della Nona Sinfonia proprio in favore del Beethoven più intimo e trascendentale del Molto Adagio in questione. Ma, soprattutto, l’amore profondo nutrito dal poeta-violinista Giorgio Caproni per questo “canto sacro”, da lui ascoltato con più partecipazione del solito in morte di Elsa Morante: “La più profonda meditazione che io conosca sull’esistenza, che in sé comprende anche la morte. Pensiero puro, senza la corruzione delle parole (o meglio della parola). Come lo è sempre la grande musica”.

 

Andrea Mariotti

 

 

Nov 24th, 2018

 

Degli ultimi grandi quartetti beethoveniani, quello in Do diesis minore (Op.131) in sette movimenti è probabilmente il più significativo ed alto per il suo audace ma perfetto equilibrio. Dal primo movimento fugato, un Adagio, di carattere particolarmente malinconico come notò Wagner, inizia per l’ascoltatore un viaggio difficile e prezioso grazie soprattutto al lungo tema centrale con variazioni in cui l’esplorazione dinamico-ritmica del Maestro si fa somma. Ma è l’Allegro finale a lasciar sgomenti, e la parola passa più che mai a Wagner: “la danza del mondo: selvaggio deliquio, grida di angoscia, estasi amorosa, il più alto rapimento, miseria, rabbia, ora voluttuoso ora sofferente, una faretra di fulmini, rullo di tuono; soprattutto un musicista gigantesco”.

 

Andrea Mariotti

 

Nov 21st, 2018

 “cliccare” per ingrandire

 

Questa mattina ho senz’altro compiuto un bellissimo viaggio nella storia. Mi sono infatti recato a visitare, seguendo la strada per Palestrina, il sito dell’antica città latina di GABII non distante da Alba Longa (l’odierna Castel Gandolfo) e piuttosto importante nei secoli VII-VI a.C. per la posizione chiave fra l’Etruria e la Campania. Tale città, conquistata e sfruttata commercialmente da Roma per il peperino locale (lapis gabinus) iniziò a perdere d’importanza trasformandosi in un villaggio fino agli inizi del XV secolo sopra i bordi del lago vulcanico di Castiglione, prosciugato verso la fine dell’Ottocento ma la cui passata esistenza ancora s’indovina alla vista. Non sto a dire del fascino esercitato dal basolato di GABII, città posta a metà strada fra Roma e Praeneste (Palestrina). Ma, innegabilmente, l’emozione più forte che si prova visitando questo sito è dovuta alla presenza del santuario, sostanzialmente integro nella sua struttura, di Giunone Gabina visibile nella foto che mi è stata concessa; il tempio, ricostruito intorno alla metà del II sec. a.C. in opus quadratum (di pietra locale), aveva delle colonne sulla fronte e sui lati (come mi è stato mostrato su alcuni grandi fogli relativi al Lazio Antico). Tornando verso casa, ho riflettuto sulle bellezze che non conosciamo a un palmo dal nostro naso…

 

Andrea Mariotti

 

 

Nov 20th, 2018

Innegabile l’importanza dei sei quartetti per archi Op. 18 (1798-1800; pubblicati nel 1801) nello sviluppo della musica cameristica di Beethoven. Tali quartetti, dedicati al principe Lobkowitz, nel loro evidente tributo al magistero di Haydn e Mozart, segnano nel contempo il colpo di reni del genio di Bonn verso quelle avventure dello spirito che troveranno in prossimità della morte la loro ineffabile apoteosi nella serie delle ultime partiture per archi (Op.127, 130, 131, 135). Dei suddetti sei quartetti, è precisamente l’ultimo, in si bemolle maggiore, ad imporsi all’ascolto. Esso ci riserva infatti uno Scherzo (penultimo movimento) che da subito colpì per la sua audacia; quasi un vestibolo dell’Adagio-allegretto da Beethoven stesso intitolato “La Malinconia” (ultimo movimento del quartetto). Qui davvero siamo al cospetto della prima meditazione trascendentale del musicista in rotta con il canone dei suoi grandi maestri; volendo alludere alla tensione indefinita, tutt’altro che sentimentale, piuttosto spinta verso l’imponderabile in virtù di un sottofondo sonoro di enigmatica gravità, ferito da vere e proprie stilettate (gli improvvisi “sforzando” e “pianissimo” in partitura). Recentemente ho scritto che Mozart è alato e purissimo; ma Beethoven rimane per eccellenza nostro compagno di viaggio inaudito e di profondità immane e non facile (nel senso che, com’è ben noto, è richiesto un ascolto della sua musica concentrato e solingo, soprattutto riguardo ai quartetti per archi, laddove è possibile cogliere il soliloquio della sua anima).

 

Andrea Mariotti

 

 

Nov 19th, 2018

In questo mese di novembre 2018 in cui di recente è ricorso il centenario della fine del primo conflitto mondiale, non si può non riproporre una famosa, struggente poesia del grande Clemente Rebora, a perenne monito circa gli orrori della guerra…(a/m):

 

VIATICO

 

O ferito laggiù nel valloncello,

tanto invocasti

se tre compagni interi

cadder per te che quasi più non eri.

Tra melma e sangue

tronco senza gambe

e il tuo lamento ancora,

pietà per noi rimasti

a rantolarci e non ha fine l’ora,

affretta l’agonia,

tu puoi finire,

e conforto ti sia

nella demenza che non sa impazzire,

mentre sosta il momento

il sonno sul cervello,

lasciaci in silenzio-

grazie, fratello.

 

CLEMENTE REBORA, 1916