17 Gennaio, 2020

Solo soletto e in grazia di Dìo, questa mattina son tornato sulla vetta del monte Cacume (gruppo dei Lepini, sopra Frosinone)…a sviluppar l’acume, se mi si perdona la rima; peraltro non abusiva in quanto, valutando correttamente le condizioni climatiche, sono riuscito a conti fatti a non soffrire il freddo (quota della vetta a 1090 metri) con 660 metri di dislivello; iniziando a camminare dal paese di Patrica, ben arroccato sopra un colle. La montagna di cui sto parlando la si può osservare facilmente dall’autostrada Roma- Napoli nei pressi per l’appunto di Frosinone e, nella sua relativa solitudine orografica, appare più alta dei suoi mille metri, nelle vesti di un tronco piramidale con la parte sommitale quasi a forma di corno. Come dovette apparire al Sommo Poeta (“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,/ montasi su in Bismantova e ‘ n Cacume”; PURG. IV; 25-26)? In vetta oggi comunque lo sguardo si smarriva in negativo per la foschia imponente causata da questo ostinato anticiclone (sembra agli sgoccioli), che ha ridotto le nostre città in vere e proprie camere a gas. A stento, per il sole accecante, ho potuto scattare la foto qua sopra, dove si vede tutt’altro che nitidamente il monte Cacume…la montagna del Purgatorio, mi è piaciuto pensare, slanciandomi nei pascoli sterminati e immortali della memoria dantesca.

 

Andrea Mariotti

 

16 Gennaio, 2020

 

Mi piacerà riflettere un attimo sul grandissimo Hitchcock, per osservare come la zampata del leone si possa in effetti cogliere anche e forse a maggior ragione in un’opera minore. Alludo al film  Topaz del 1969, venuto dopo il fallimentare  Sipario strappato del 1965, a ribadire forse il periodo di minore ispirazione di Sir Alfred, prima del nuovo acuto di Frenzy (penultimo film del regista) del 1972. Bene. In Topaz sicuramente si percepisce un’andatura svogliata, priva di quella ferrea e tagliente coesione trionfante in capolavori precedenti come Vertigo, Psyco e Gli uccelli’ (dal 1958 e il 1963). Distanti nel film in oggetto, tanto per capirci, i fasti di un’ altra opera maggiore di Hitchcock quale Intrigo internazionale del 1959, di sicuro a fondamento dell’ humor che avrebbe poi più superficialmente arricchito la saga di Connery-Bond. Nonostante ciò, in Topaz, io ho ammirato ieri sera una scena indimenticabile, ossia quella dell’ uccisione di Juanita, vedova di rango a Cuba (siamo nel delicatissimo anno 1962) e colpevole di doppio gioco quale amante di una spia francese in combutta con gli americani. La donna, nel film, bellissima nel suo abito viola (colore annunciante evidentemente per lei la morte in agguato), scende le scale, attesa di sotto dal capo della polizia militare cubana che tutto è venuto a sapere. Essa viene affrontata da costui provando a negare, ma inutilmente.
Minacciata di tortura nel momento  in cui viene sinistramente abbracciata dall’uomo, si accascia al suolo colpita da un silenzioso colpo di pistola puntata contro di lei in quello stesso fatale abbraccio. Lo spettatore a questo punto vede dall’ alto Juanita esanime con il suo vestito viola; vestito che si dilata quasi a prender vita come i petali di un fiore (particolare puntualmente segnalato dalla critica); sì da duplicare il fiotto di sangue che lentamente fuoriesce dal corpo della donna. Corpo riverso su un pavimento marmoreo a scacchiera, con supremo risultato estetico nel rappresentare in chiave raggelata, araldica, il tema del “doppio” caro a Hitchcock, in questo caso nei termini di vita-morte. Aggiungerò che tale sublime scena mi ha fatto ripensare al momento musicale forse più alto del mozartiano Don Giovanni, ovvero quello in cui il Commendatore, colpito a morte in duello dal seduttore, mormora “sento l’anima partir“. Forse non tutti sanno (come osserva Massimo Mila nella sua esegesi della partitura di Mozart) che il famoso  Chiaro di luna di Beethoven presenta innegabili somiglianze con il suddetto “Andante” mozartiano, per dire quanto comunque ebbe ad apprendere il genio di Bonn dal Salisburghese, di cui pure deplorò la licenziosità’ nel Don Giovanni… la mia divagazione di natura musicale altro non vuole suggerire, qui, se non la qualità del ” viaggio” che Sir Alfred mi ha sospinto ieri sera a fare vedendo il suo film  Topaz; ricco di tale scena della fine di Juanita, vero e proprio saggio visivo di meditazione sulla morte.

 

Andrea Mariotti

 

 

11 Gennaio, 2020

 

Avendo veduto ieri nel pomeriggio il film Hammamet di Gianni Amelio, con un Pierfrancesco Favino indubbiamente strepitoso nella parte di Bettino Craxi (prossimo alla morte), questo mi sento di dire. Che si tratta di un buon film, da vedere senz’ altro e non soltanto per la rassomiglianza stupefacente di Favino con l’ uomo politico nelle fattezze e nei gesti; ma anche e soprattutto in quanto film d’ autore, e quindi da non stigmatizzare superficialmente con l’accusa di buonismo nonché revisionismo per aver voluto scrutare in profondità l’ inesorabile declino di un uomo nell’ occhio del ciclone a seguito di Tangentopoli. Ricordo al riguardo l’ amaro e profetico giudizio di Luigi Pintor, allora direttore del quotidiano  Il Manifesto: “Mani pulite si risolverà nella metamorfosi di Craxi in Berlusconi”; tanto per renderci conto, in effetti, della recente storia italiana, di quella occupazione sempre più volgare e al ribasso delle istituzioni; che dalla ripugnante capigliatura del ministro ballerino De Michelis (pace all’anima sua) ci ha oggi portato al sempiterno e indecente spettacolo dell’ uomo in felpa nel pieno della sua bulimia comiziante. Tornando nello specifico alla figura di Craxi, ecco che a vent’anni dalla morte appare più che giustificato lo sguardo di Amelio su un uomo in precedenza potente e spregiudicato, certamente tutt’ altro che innocente per la giustizia ma comunque pur sempre un uomo, molto malato e al suo crepuscolo. Favino scava nel personaggio da par suo e il risultato è quello di un film da vedere, ripeto, non fosse altro che per ripensare al nostra storia recente senza ansie di riabilitazione di un leader su base puramente emotiva. Ma un leader, per l’appunto, il quale piaccia o non piaccia è stato Presidente del Consiglio dei ministri quale segretario di un partito fin troppo dinamico, stretto come esso era fra DC e PCI. Un leader del quale mi sembra giusto rammentare qui la sua piena iscrizione al ” partito della trattativa” all’ epoca della tragedia di Aldo Moro, in opposizione a quello della ” fermezza” rappresentato dalla DC e dal PCI. Ergo, Bettino Craxi appartiene alla storia del nostro paese, ragion per cui non rimane che deplorare una volta di più il detentore della verità rivelata, al secolo Marco Travaglio, il quale, privo di dubbi, riduce la figura del leader socialista alla sua finale vicenda giudiziaria. No, l’uomo in questione è più complesso, poliedrico e merita quindi in tutta evidenza un plus valore di riflessione storica da parte nostra a vent’anni dalla sua scomparsa. E questo è a pensarci bene il merito del film in oggetto, che, senza rigidi ideologismi e faziosità preconcette, osservando l’ uomo, ci chiama non in ultimo alla pietas in questo clima sempre più avvelenato della nostra società civile.

 

Andrea Mariotti

 

 

6 Gennaio, 2020

 

EPIFANIE DI CIELI

 

Timido viandante

che ti appresti a sfidare

la notte e i suoi silenzi,

non cedere alla paura

e alla tristezza…

Nella confusa coscienza

di essere in balia

di venti misteriosi

che ti trasportano

qua e là come l’erba

secca delle steppe,

non chiudere la vista

al mondo, riscopri

tesori sotterrati

ed isole smarrite:

risveglia in te attese

epifanie di cieli

 

poesia di Fiorella D’Ambrosio tratta dall’omonima silloge, Opera Edizioni, 2011

 

 

31 Dicembre, 2019

 

Questa mia foto del 2007 scattata presso la Pasqualatihaus a Vienna (calco del volto di Beethoven da vivo) vuole essere una piccola introduzione visiva al celebre testo del poeta Friedrich von Schiller, ossia An die Freude (Alla Gioia) musicato dal genio di Bonn quale grandioso finale della Nona Sinfonia. Tale testo, adottato come “Inno europeo” dal Consiglio d’Europa nel 1972, costituisce un impagabile messaggio di pace e di fratellanza. Non alla futile spensieratezza si allude in esso, ma al risultato al quale l’uomo giunge una volta superati il male, l’odio, la cattiveria. Quale miglior messaggio per augurare Buon Anno a tutti, nel segno dell’ineludibile musica di Beethoven, genio musicale di cui in questo 2020 ormai alle porte si celebreranno i 250 anni dalla nascita?…(a/m)

 

ALLA GIOIA

 

Gioia, bella scintilla divina,

figlia degli Elisei,

noi entriamo ebbri e frementi,

celeste, nel tuo tempio.

La tua magia ricongiunge

ciò che la moda ha rigidamente diviso,

tutti gli uomini diventano fratelli,

dove la tua ala soave freme.

L’uomo a cui la sorte benevola,

concesse di essere amico di un amico,

chi ha ottenuto una donna leggiadra,

unisca il suo giubilo al nostro!

Sì, -chi anche una sola anima

possa dir sua nel mondo!

Chi invece non c’è riuscito, lasci

piangente e furtivo questa compagnia!

Gioia bevono tutti i viventi

dai seni della natura;

tutti i buoni, tutti i malvagi

seguono la sua traccia di rose!

Baci ci ha dato e uva,

un amico, provato fino alla morte!

La voluttà fu concessa al verme,

e il cherubino sta davanti a Dio!

Lieti, come i suoi astri volano

attraverso la volta splendida del cielo,

percorrete, fratelli, la vostra strada,

gioiosi, come un eroe verso la vittoria.

Abbracciatevi, moltitudini!

Questo bacio (vada) al mondo intero

Fratelli, sopra il cielo stellato

deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?

Intuisci il tuo creatore, mondo?

Cercalo sopra il cielo stellato!

Sopra le stelle deve abitare!

 

 

 

27 Dicembre, 2019

 

Con piacere propongo la seguente poesia inedita di Iole Chessa Olivares, toccante e pungente a un tempo nel suo esprimere sentimenti più che mai radicati nel fondo del nostro animo (con pienezza di metaforica forza)…a/m:

 

NENIA  IN  BISBIGLIO

 

 

                                       Natale  2019

 

 

 

Forse  non viene NATALE…

 

La stella cometa

 

errando nello stupore

 

s’ interroga:  fermarsi

 

o  attendere una chiarità suprema?

 

Chissà!

 

Nella guerra per l’apice

 

aspra arrogante

 

NOI 

 

vanamente  sfuggiamo a NOI

 

in devianti frantumi, lacerazioni

 

sempre affamati,

 

mai sazi di  mondo.

 

 

Ah!  paglia e paglia e paglia 

 

per non sentire

 

per non vedere

 

ma la zanzara sale, vive con NOI

 

forza gli argini d’ogni vena

 

inferno richiama  e perduto paradiso

 

sanguinando

 

fa saltare il lucchetto  al cuore

 

trascina la spina dal rogo alle stelle.

 

 

poesia di Iole Chessa Olivares

 

 

22 Dicembre, 2019

 

Auguri di buon Natale con i versi di Vittoria Colonna…a/m:

 

Qui non è il loco umil, né le pietose

braccia de la gran Madre, né i pastori,

né del pietoso vecchio i dolci amori,

né l’angeliche voci alte e gioiose,

 

né dei re sapienti le pompose

offerte, fatte con soavi ardori,

ma ci sei Tu, che Te medesmo onori,

Signor, cagion di tutte l’altre cose.

 

So che quel vero che nascesti Dio

sei qui, né invidio altrui, ma ben pietade

ho sol di me, non ch’io giungessi tardo;

 

non è il tempo infelice, ma son io

misera, che per fede ancor non ardo

come essi per vederTi in quella etade.

 

 

VITTORIA COLONNA

 

 

 

9 Dicembre, 2019

C’è un Lied di Schubert che da sempre mi tocca profondamente: Du bist die Ruh op.59, n. 3, 1823, su testo del poeta F. Rückert; di cui qui di seguito si dà la traduzione in italiano:

 

Tu sei la pace,

la dolce tranquillità,

sei la nostalgia

e ciò che l’appaga.

 

A te io consacro,

pieno di gioia e dolore,

quale dimora

gli occhi e il cuore.

 

Entra in me

e richiudi

in silenzio dietro a te

la porta.

 

Allontana il dolore

da questo petto!

Pieno sia questo cuore

della tua letizia.

 

Questo sguardo

dal tuo solo splendore

illuminato,

riempilo tutto!

 

 

ebbene tale Lied tante volte io lo ascoltato cantato da Gundula Janowitz, storico soprano d’alta scuola, accompagnata al piano da Irwin Gage, in una interpretazione che mette i brividi, in quanto a evocazione dell’anima tedesca screziata di malinconia; anima priva, per capirci, di quella solarità tipica del melodramma italiano. Ora non è un mistero che il genio di Franz Schubert abbia trovato precocissimo la sua acme proprio nei Lieder, laddove lo scavo in profondità insondabili dell’anima può avvenire anche soltanto attraverso una sottile mutazione ritmica, ferma restando la limpidezza di una melodia che però non deve essere fraintesa giacché ricca di indefinibili inquietudini. Tale Lied, insomma, richiede un ascolto raccolto e attento; non in una giornata assolata, bensì in una cupa giornata invernale, per cercare di rielaborare nello spirito dell’autore oltre che nel proprio il senso dell’opera con la quale ci si sta confrontando…così come raccomandava Robert Schumann a proposito della fruizione in generale dell’arte.

 

Andrea Mariotti

 

 

6 Dicembre, 2019

 

Grato ad una cara amica per la segnalazione, dopo averlo veduto, mi sento di dire due parole sul film di Polanski ” L’ ufficiale e la spia”, focalizzato sul bel noto “affaire Dreyfus” che tanto ebbe a scuotere la Francia negli ultimi anni dell’ Ottocento. Il film dell’anziano e grande regista si lascia vedere con attenzione e ammirazione, per l’ asciutta ed efficacissima ricostruzione di quel clima storico-politico in cui maturò il celeberrimo pamphlet “J’accuse” di Emile Zola sull’ “Aurore” del gennaio 1898 (con cui lo scrittore si schierava dalla parte del capitano Dreyfus, ingiustamente condannato per alto tradimento ad opera del compatto fronte dei legittimisti e orleanisti sostenitori di un Esercito allora fin troppo influente in Francia). La mia memoria a questo punto si è concentrata ieri sulla fine di Zola, morto asfissiato nella sua casa di Parigi nel 1902, per l’ otturamento forse tutt’altro che accidentale della canna fumaria nella camera da letto (giacché la morte dello scrittore venne poi di fatto rivendicata da una organizzazione nazionalista di estrema destra per il ruolo da lui avuto per l’appunto nell’ affaire Dreyfus). Impossibile di conseguenza non pensare alla vicinanza fra Zola e il nostro Pasolini, a sua volta autore di quel celebre “romanzo delle stragi” che certamente non lo aiutò a scansare la fine tragica che lo attendeva (alludendo al celebre suo articolo del 14 novembre 1974 apparso sul “Corriere della Sera” dal seguente incipit: ” Io so i nomi…ma non ho le prove”). Ecco che quindi il film di Polanski veduto ieri, altro non è che un profondo apologo sul Potere e la sua vischiosa rete di compiacenze e delazioni da sempre in auge, ieri come oggi; film da non perdere, a parer mio, considerando in che mondo e paese viviamo. Infine, una volta di più, detto film induce a riflettere sul ruolo testimoniale della Letteratura, pagato molto probabilmente con la vita da “scriptor rerum” del calibro di Zola e Pasolini, per tacer d’ altri.

 

Andrea Mariotti

 

 

5 Dicembre, 2019

“Le altre arti imitano ed esprimono la natura da cui si trae il sentimento, ma la musica non imita e non esprime che lo stesso sentimento in persona, ch’ella trae da se stessa e non dalla natura…” (Leopardi,”Zibaldone”, I:75). Questo pensiero leopardiano mi induce a qualche riflessione sulla musica, arte da cui sono stata attratta e sedotta nella sfera esistenziale sin da fanciulla. Gli studi intrapresi in questo campo mi hanno aiutata -nel tempo- ad approfondire le mie conoscenze, a soddisfare le attese, segnando fortemente le tappe della mia vita. Così cominciai ad incantarmi alla grazia sognante e malinconica delle composizioni di Schubert; alla personalissima musicalità dei Preludi, dei Notturni e Scherzi di Chopin; alle prodigiose Fughe di Bach; alle Sinfonie  insuperate e forse insuperabili di Beethoven; alla forza, alla potenza ed eleganza del sommo compositore W.Amadeus Mozart, l’artista più “compiuto” di tutti i tempi. A lui dedicai -a suo tempo- questi brevi versi che qui di seguito trascrivo : “Scivolano morbide/ sui tasti le agili dita/ e in un gioco virtuoso/ di ottave e terzine,/ tra ritmi febbrili/ e arie distese,/ vibrano magiche/ le note di Mozart (dalla silloge “Con la leggerezza di una nuvola”-Opera editrice -2009). La musica è arte del tempo, muta, si trasforma, trascina e travolge. “La musica e’ espressione dell’Infinito” (F.Schelling).

 

Fiorella D’Ambrosio