marzo 19th, 2017

Ho ricevuto in tarda serata dal Laboratorio Leopardi la seguente mail (a/m):

 

Cari amici e collaboratori,

 

una notizia tristissima per tutti, e in particolare per il Laboratorio Leopardi:

 

è morto ieri nella sua casa di Milano Lucio Felici, studioso di Leopardi e profondo conoscitore della cultura sette-ottocentesca, editore di Belli e di Trilussa.

 

Ecco l’articolo pubblicato oggi dal Corriere della sera:

 

https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20170319/282441348905419

 

Finissimo saggista e brillante conversatore, Lucio ha segnato la storia dell’editoria italiana come direttore editoriale di Garzanti, e poi di Giunti e Newton Compton.

 

Ai leopardisti è particolarmente caro anche per avere realizzato, con Garzanti, la prima edizione critica dello Zibaldone (a cura di Giuseppe Pacella), e per avere a lungo coordinato le attività del Centro Nazionale di Studi Leopardiani.

 

L’abbiamo invitato alla Sapienza per presentare, il 2 dicembre scorso, la Storia dell’epistolario leopardiano di Christian Genetelli. Il suo discorso è stato per tutti una lezione di rigore, di intelligenza critica e di amabile arguzia e ironia.

 

Durante la cena nella “nostra” osteria Lucio e gli studenti hanno continuato a dialogare scherzevolmente, com’era suo costume. 

 

I ragazzi ne sono stati entusiasti, e lui di loro, come scrive nella mail che ci ha mandato il giorno seguente, e che qui riportiamo parzialmente, perché testimonia la sua inesauribile vitalità e l’amore per il dialogo con i giovani studiosi, con i quali è stato sempre generosissimo e prodigo di consigli:

 

“Il pomeriggio e la serata di venerdì resteranno tra i giorni fausti della mia vita, mi hanno dato l’illusione di un impossibile ringiovanimento. Quei vostri giovani del Laboratorio sono davvero perle rare.”

 

Lo ricordiamo così.

 

Novella Bellucci e Franco D’Intino

 

 

 

 

marzo 14th, 2017

CARO ALBERTO, MI RICORDO DI   TE..

Casa Moravia / Lungotevere della Vittoria, 1 – Roma

giovedì 16 marzo ore 18.30

Mario Fortunato, giornalista e scrittore, e Alessandra Grandelis, curatrice epistolario moraviano

 

giovedì 30 marzo ore 18.30

Carlo Degli Esposti, produttore cinematografico, e Carmen Llera Moravia

 

marzo 13th, 2017

 

TRINCEE

 

Qua sotto il monte a Val Parola

al passo del Museo e dei tormenti

vieni a visitarmi,

ora che ho cent’ anni e resto

fosso, stretto corridoio,

pertugio mondato dei morti

 

qua m’hanno ripulita,

resa tomba bella

dove crescono fiori

 

ma qua stavano i ragazzi

della Guerra Grande:

il nonno soldato semplice

il suocero capitano

 

tornati entrambi

e poi spariti

ciascuno il proprio carro diverso delle stelle

 

chissà se

un saluto, una stretta, uno sguardo

prima dell’attacco,

nel macello,

 

chissà se un ramaiolo di brodaglia

 

non hanno mai saputo

la doppia elica di sangue che congiunge

settant’anni dopo e qualche giorno.

 

Meglio tacere adesso

 

ai figli del millennio

 

non appartiene

 

quel fango d’ossa

e il gelo nel ghiaione

il buio in galleria del secolo più breve.

 

 

 

Qua nel silenzio bianco

una trama di pace col male

è la memoria.

 

(In ricordo dei ragazzi del ’15-’18)

 

poesia di Marzia Spinelli

 

marzo 9th, 2017

A due mesi esatti dalla scomparsa di Zygmunt Bauman, mi piace ricordare significativamente il  grande sociologo polacco teorico della società liquida a mezzo del seguente pensiero leopardiano (a/m):

 

CI

 

Confessando i propri mali, quantunque palesi, l’uomo nuoce molte volte ancora alla stima, e quindi all’affetto, che gli portano i suoi più cari: tanto è necessario che ognuno con braccio forte sostenga se medesimo, e che in qualunque stato, e a dispetto di qualunque infortunio, mostrando di se una stima ferma e sicura, dia esempio di stimarlo agli altri, e quasi li costringa colla sua propria autorità. Perché se l’estimazione di un uomo non comincia da esso, difficilmente comincerà ella altronde: e se non ha saldissimo fondamento in lui, difficilmente starà in piedi. La società degli uomini è simile ai fluidi; ogni molecola dei quali, o globetto, premendo fortemente i vicini di sotto e di sopra e da tutti i lati, e per mezzo di quelli i lontani, ed essendo ripremuto nella stessa guisa, se in qualche posto il resistere e il risospingere diventa minore, non passa un attimo, che, concorrendo verso colà a furia tutta la mole del fluido, quel posto è occupato da globetti nuovi.

 

GIACOMO  LEOPARDI,  PENSIERI, in LEOPARDI  -Tutte le poesie e tutte le prose- a cura di Lucio Felici ed Emanuele Trevi, edizione integrale diretta da Lucio Felici; Newton Compton Editori, rist. 2016

 

P.S. riporto una osservazione relativa allo scritto in oggetto di Cesare Galimberti, (in Giacomo Leopardi, PENSIERI, Adelphi, 1982): “Ancora un paragone della realtà sociale con un fenomeno fisico. Rispetto alle corrispondenti pagine dello Zibaldone il discorso acquista qui, grazie all’immagine dei globetti, una sua spaventosa leggiadria“…a/m

 

marzo 8th, 2017

 

AL POETA

 

 

Lungo il crinale del visibile

 

tagli l’ombra

 

mentre vai a te stesso.

 

Tu

 

nota lontana dalla beatitudine

 

cadi

 

sul becco di un passero

 

per fedeltà al volo

 

e…rinasci

 

onda lunga anche senza mare

 

insegui

 

parole legami incorruttibili

 

e più di una stella

 

contempla

 

il diamante  del tuo sguardo

 

l’intima luce della pupilla

 

risalire 

 

gli accordi di una grande sinfonia.

 

 

poesia di Iole Chessa Olivares

 

 

marzo 6th, 2017

ALEPH, VICOLO DEL BOLOGNA, 72, ROMA TRASTEVERE

 

DI LUIGI CELI E GIULIA PERRONI

 

VENERDI’ 10 MARZO 2017, ORE 17,30

 

PRESENTAZIONE DELLA BIOGRAFIA

“IL CAVALLO DI FERRO –

LA VITA E GLI AEREI DI RAFFAELE CONFLENTI”

DI VINCENZA SALVATORE E GIUSEPPE CIAMPAGLIA

IBN EDITORE

 

INTERVENGONO

MARCELLO CARLINO

DOCENTE UNIVERSITARIO E CRITICO LETTERARIO

GIUSEPPE CIAMPAGLIA

INGEGNERE AERONAUTICO E STORICO DELL’AVIAZIONE

 

COORDINA FRANCESCA FARINA,

POETA, SCRITTRICE, CRITICO LETTERARIO

 

SARANNO PRESENTI GLI AUTORI

LETTURE DI GIULIA PERRONI E STEFANO PALMITESSA

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

 

marzo 5th, 2017

 

…Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,

che io vorrei essere scrittore di musica,

vivere con degli strumenti

dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare,

nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto

sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta

innocenza di querce, colli, acque e botri,

e lì comporre musica

l’unica azione espressiva

forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

 

PIER PAOLO PASOLINI (nel novantacinquesimo anniversario della nascita) da Poeta delle ceneri, 1966

 

 

marzo 2nd, 2017

RENATO  FILIPPELLI

una voce di poesia nel secondo Novecento italiano

 

Presentazione del volume “Tutte le poesie” di Renato Filippelli

A cura di Fiammetta Filippelli

Gangemi editore – International publishing, 2015

 

 

 

Conduce

Rino Caputo

 

 

Intervengono Carmine Chiodo Emerico Giachery

con la curatrice

Fiammetta Filippelli

 

 

Letture e commenti di liriche scelte dagli studenti Ascolto di testi registrati, letti dall’autore

 

14 marzo 2017, ore 10 – Aula Moscati Macroarea di Lettere e Filosofia

Via Columbia 1, Roma

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

 

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P.S. in occasione del suddetto evento, ripropongo qui la mia recensione dedicata all’opera di Renato Filippelli (pubblicata sul n.63 -gennaio-aprile 2016- della rivista I Fiori del Male e peraltro apparsa nel presente blog in data 20/5/2016, sesto anniversario della scomparsa del poeta…a/m):

Renato Filippelli, Tutte le poesie, con pref. di Emerico Giachery,  Gangemi editore, Roma, 2015

 

Dopo essermi confrontato nel corso della lettura del volume in oggetto con quanto è stato scritto nel tempo da vari e autorevoli studiosi in merito alle liriche di Renato Filippelli, indicherò senza indugio la silloge di questo nostro caro e verace poeta che più mi ha colpito. Senza voler far torto alle altre raccolte incluse nel libro, la silloge in questione è Plenilunio nella palude, del 1997. Nella riflessione di Fiammetta Filippelli susseguente ad essa, viene rammentato l’arco di tempo piuttosto lungo che separa la sua pubblicazione dalla precedente raccolta intitolata Requiem per il padre (1981). Nel mezzo, nella vita del poeta, la grave malattia che lo colpì nel 1996; talché, da quel momento fino alla morte avvenuta nel 2010, tutto cambiò per Filippelli, segnato nel corpo come nell’anima. “Ora la poesia è un vasto colloquio con Cristo” osserva Fiammetta, figlia di Renato (e curatrice del volume) nella suddetta riflessione; dunque di una vera e propria mutatio animi in senso petrarchesco si potrebbe a questo punto parlare -aggiungo io- riferendosi alla purezza e spontaneità di uno stile di colpo come increspato. A me pare, in effetti, sul filo dell’analisi metrico-stilistica, di avere individuato -eloquente già dal titolo- la lirica che all’interno di Plenilunio nella palude fa da spartiacque fra il “prima” e il “dopo”: I segni. Così, infatti, a metà di essa: “Elci immensi fiancheggiano la strada/ che sale alla spelonca di Subiaco;/ hanno radici sparse sulle rocce:/ nere radici, mani/ aperte con tentacoli di piovre/ ingorde di quel sacro…”. Splendore di stile e forte spinta interiore risultano un tutt’uno nei versi citati. Non può sfuggire, intanto, il rilevante fonosimbolismo attivo nel secondo di essi, ottenuto per allitterazione; a mezzo della fricativa dentale che di fatto egemonizza il suono del verso al punto di suggerire la discesa a picco verso quelle “nere radici, mani”: mirabile settenario staccato, ossia semanticamente qualificato dalla frequenza degli oggetti; quindi ripudiante una rassicurante sinalefe congeniale di contro al bel canto. La strada risulta ormai per il lettore delle più espressive, in virtù dell’endecasillabo successivo “aperte con tentacoli di piovre” di pronunzia scabra e con ictus di “sesta” su parola sdrucciola; nonché bellissima inarcatura col verso che lo incalza: “ingorde di quel sacro…”; a dire, splendidamente in quanto a resa artistica, il rapporto non univocamente armonioso del poeta col divino, dagli abissi al cielo. Di conseguenza, ecco a parer mio la lirica in Plenilunio nella palude più rilevante, ossia La tua dolcezza: “Non dai riposo: la Tua grazia è il filo/ del vomere che passa sulla terra./ Dio feritore,/ mi scavi con le mani crocifisse..”. In questi versi, la proverbiale “dolcezza” di un poeta fieramente indipendente si fa complessa e conflittuale relazione col sacro, fino al vertice indimenticabile di “Dio feritore”; quinario potente, di forza arcana, oserei dire veterotestamentaria. Sì, all’altezza di questa lirica fatta di “parole di terra” ma del tutto focalizzata sul paesaggio interiore del poeta noi troviamo un’eco dei SALMI (“giardino di simboli e dell’immaginazione”per Eliot). Dicendo sinteticamente: la grazia evasiva e autoreferenziale percepibile talvolta nelle precedenti raccolte di Filippelli, risulta a partire da qui radicalmente superata; avendo egli trovato il suo vero e definitivo oggetto, la sua  -nel senso più nobile del termine- ossessione (“mi scavi con le tue mani crocifisse”). Torna alla memoria una definizione del Montale-critico relativa ad Andrea Zanzotto: ”poeta percussivo”; una definizione credo valida in qualche modo anche per Renato Filippelli, con riguardo alla sua stagione artistica più matura e travagliata che si conclude con la raccolta postuma Spiritualità (2012). Lo spazio naturalmente qui è tiranno, a fronte di una esperienza poetica, quella di Filippelli, estesa per diversi decenni e di gran lunga oltrepassante per umanità d’accenti e nitore di stile confini ai quali una lettura superficiale potrebbe banalmente ascriverla. In piena concordanza con le valutazioni critiche leggibili nel volume a proposito del nostro poeta memorabile soprattutto come cantore religioso, mi sentirei in ultimo di fare il nome di un altro autore che ho ripreso a leggere guarda caso subito dopo Filippelli: David Maria Turoldo.

 

Andrea Mariotti

 

 

febbraio 27th, 2017

La Poesia di

Cristina Sparagana

Plinio Perilli parla della poesia dell’Autrice, con

riferimenti alle recenti pubblicazioni “Bobby

Fischer” e “Strida a Novembre”.

Introduce Luigi Celi

Letture di Giulia Perroni

V E N E R D I  3 M A R Z O   2 0 1 7 • 1 7 : 3 0 P M

A S S O C I A Z I O N E C U L T U R A L E   A L E P H

V I C O L O D E L B O L O G N A , 7 3 – R O M A , T R A S T E V E R E

 

febbraio 26th, 2017

 

BREVISSIMA LETTERA  A  JOHANNES  BRAHMS

 

 

Caro Johannes, è la prima volta che ti scrivo (dopo essermi rivolto l’anno passato a Franz Joseph Haydn). Per ringraziarti di cuore riguardo alla nascita di alcuni miei versi finiti qualche ora fa. Già nel 2012 un mio sonetto vide la luce sotto l’egida del tuo altissimo Quintetto op. 34 ascoltato con dedizione; ed ecco ripetersi in questi giorni la storia, alludendo alla tua celebre Sonata op.108 per violino e pianoforte d’indicibile spessore, pura e appassionata. Non amo d’istinto la tua musica, Johannes, eppure non posso non registrare la spinta che essa suscita in me allorché cerco di elevarmi verso la Bellezza. Tu comprenderai, spero: viviamo un tempo liquido e complicato che non si confà alla meditazione di una musica qual è la tua, coltissima e stratificata… ma giorni addietro come una ventata, rileggendo L’uomo che non credeva in Dio di Eugenio Scalfari; giacché l’autore ricorda la suddetta Sonata in merito alle partiture per lui indimenticabili. Così mi hai preso a braccetto, Johannes, vegliando -ne sono certo- sui miei versi in progress. Ho la netta impressione che d’ora in poi sarò più costante nell’ascolto della tua musica, spirito magno!

 

Andrea Mariotti