luglio 23rd, 2017

 

NEL TUNNEL

 

 

Sassolungo, Piz Boè, la Marmolada;

Sorapis, Pelmo e Civetta, Le Pale

di San Martino: tripudio del Bello,

lentamente scendendo da una cima

del Lagorai non più tardi di alcuni

giorni fa… o Dolomiti, mie germane,

voi come ambrosia sèrbo e inesorabile

arsura: ché di nuovo il diciassette

scorso fumo acre da Castel Fusano,

quello del Duemila pressappoco.

Straziata la pineta o maledetti

asfaltatela bene e buonanotte!

 

 

poesia inedita di Andrea Mariotti, 23 luglio 2017

 

 

luglio 22nd, 2017

EMOZIONI POETICHE AL SAPORE D’ORIENTE ALL’ISOLA TIBERINA

Terry Olivi e Mariano Ciarletta con i loro libri “Nell’indaco notturno” e “Come Radice”

lunedì 24 luglio ore 19,30, all’Isola del Cinema – Isola Tiberina – Orient Express Sushi Lounge Bar

 

Poesia in Tandem seconda edizione, l’appuntamento letterario in programma questo lunedì 24 luglio all’Isola del Cinema, Isola Tiberina e organizzato da Elisir di Parole in collaborazione con Deacomunicazione Eventi , vedrà protagonisti due poeti pluripremiati, tra le migliori voci poetiche contemporanee. Si tratta di Terry Olivi con il suo “Nell’Indaco Notturno” (La Vita Felice editore) e del salernitano Mariano Ciarletta, con il suo “Come Radice” (Paguro Edizioni), che a soli venticinque anni ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti, tra i quali la nomina a Barone, dal Principe Cammarano Zampeschi. Due diversi stili a confronto quelli di Terry e di Mariano, che hanno raccolto nelle loro sillogi di poesie liriche musicali, suggestive, evocative. Diversi gli stili, perché diverse le persone, le anime, le penne. Terry Olivi “Nell’Indaco Notturno” (La Vita Felice Editore) parla al lettore con una poesia più immediata, che talvolta diventa haiku, ovvero quel componimento poetico di stile giapponese, condensato in tre versi, spesso ispirato da elementi naturali, un momento di bellezza o un’esperienza emozionante. Sono emozioni intense quelle di Terry, che in tutte le pagine dialoga col padre che ha cambiato dimensione e accoglie l’esigenza di fermarsi ad ascoltare i battiti del cuore nel caos della vita, meditazioni sul tempo e sui miracoli della natura. Questo e molto altro ancora nelle poesie zen di Terry Olivi. Una poesia zen come respiro dell’anima, e forse è anche per questo che Elisir di Parole ha scelto come palcoscenico lo spazio dell’Orient Express Sushi Lounge Bar, un angolo di Giappone nel cuore della Città Eterna.

La poesia di Mariano Ciarletta, e in particolare dell’ultimo libro che verrà presentato lunedì sera, “Come Radice” (Paguro Edizioni), si nutre di lirismi, di classicismi e si intuisce una costante ricerca della parola. Qui la poesia è intesa come forza divina che accorda pensieri e parole, umano e divino, in una musicalità che incanta il lettore e che ha una valenza magica e religiosa. Spesso è drammatica, per quel mal de vìvre che appare distonico in un venticinquenne solare e figlio dei nostri tempi, laureato in gestione e conservazione del patrimonio archivistico e librario alla facoltà dei Beni culturali di Salerno, ma che poi è il tema universale che da sempre permea l’essere umano.

Lo scrittore Alessandro da Soller, che per Poesia in Tandem sarà in veste di jazzista, regalerà alla platea intermezzi musicali blues con il suo sax.

Organizzato dall’associazione culturale Elisir di Parole e condotto dalla scrittrice e giornalista Manuela Minelli, la seconda edizione di Poesia in Tandem verrà ripresa dalla web tv Hto.tv che trasmette in streaming.

 

Per coloro che vorranno restare a cena dopo la kermesse letteraria, è consigliata la prenotazione all’Orient Express Sushi Lounge Bar al numero 328 284 0724.

 

(M.M.)

 

 

luglio 20th, 2017

 

E’ scomparso Pino Pelosi stanotte a Roma. Rispetto per i morti, è sacrosanto; ma certamente è difficile dire in questo caso “sia lieve…”. Di seguito, la mia poesia dedicata a Pier Paolo (apparsa sul presente blog in data 2/11/14 e poi sulla rivista letteraria I Fiori del Male (n.65, settembre-dicembre 2016)…a/m:

 

A  PASOLINI

 

Silenzio fondo, e la Torre

da te amata contro un cielo

di cobalto ieri a Chia: ultimo

sabato d’ottobre, a trentanove

anni dalla tua morte. O Paolo,

o Pizia capace di scrutare

i nostri giorni vili e ottusi!

chiuse, le bocche dei sapienti

ancor vivi che ti sono stati

accanto: più bravi di Maradona,

nel dribblare serie domande

sul tuo conto (dall’alto d’uno

sguardo condito col sorriso).

 

Chiusa la Bocca della Verità;

pardon, di quella Rana vittima

indignata, oggi: non ha pagato

forse per tutti? e sterco, sterco,

Pier Paolo, dall’ingranaggio

che ben sai: supermercati

vuoti e smartphone gratis

su cui fissare inebetiti sguardi,

altro che poesia delle borgate

 

 

poesia di Andrea Mariotti

 

                   

              

              

              

                

           

 

 

             

 

luglio 19th, 2017

 

19 LUGLIO 1992 – 19 LUGLIO 2017

 

In occasione del venticinquesimo anniversario della strage di via D’ Amelio a Palermo, ripropongo il mio breve scritto apparso sul presente blog in data 21/7/2012:

Da non perdere, in occasione del ventennale della strage di via D’Amelio, la puntata di giovedì scorso di La storia siamo noi (naturalmente in prima serata, alle ore 23,40, su Rai2…). Agnese Borsellino, infatti, moglie di Paolo, intervistata da Giovanni Minoli, ha ricordato come il marito, dopo la strage di Capaci, perfettamente consapevole del conto alla rovescia per lui scattato, uscisse di casa da solo non poche volte di mattina; magari per comprare il giornale o le sigarette (nell’intento di “nascondere” ai mafiosi la sua scorta, fatta di ragazzi generosi che poi, effettivamente, trovarono con il giudice la morte in quella tragica domenica del 19 luglio 1992). Confesso di essermi sentito profondamente commosso nell’apprendere questo particolare tutt’altro che secondario; particolare che la dice lunga sull’altezza morale di Paolo Borsellino. Ricordo perfettamente quel pomeriggio di vent’anni fa: ero in un bar di Celano (L’Aquila), a ristorarmi dopo un’escursione in montagna; ed ecco l’urlo delle sirene diffuso dalla televisione, il fumo, e la tremenda notizia non inaspettata, purtroppo, dal giorno della precedente strage di Capaci. Amare le mie lacrime, quel pomeriggio di luglio. Per Giovanni Falcone non avevo pianto (o meglio, lo avevo fatto interiormente); ma per Paolo Borsellino sì; non riuscendo ad accettare il fatto che non si fosse stati in grado di proteggerlo, di sottrarlo alla condanna mafiosa. Oggi, naturalmente, comprendo meglio come mai e poi mai Paolo Borsellino avrebbe per così dire abbandonato la nave proprio nel momento più grave e delicato; ucciso Giovanni Falcone, infatti, chi altri se non lui, Borsellino, avrebbe potuto portare avanti la lotta contro la mafia con la professionalità, l’acume e il coraggio sempre condivisi con l’amico Giovanni, nonostante il pericolo incombente? Ed anche mi ha fatto bene, in un certo senso, per tornare alla trasmissione di ieri sera, rivedere l’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro quasi travolto fisicamente dalla folla inferocita alle esequie di Borsellino e dei ragazzi della scorta…ecco uno che non “auspica” ma che ci ha messo sul serio la faccia, ho pensato ieri sera. Ma che il cattolicissimo Scalfaro fosse un galantuomo autentico, non è un mistero per nessuno. Tuttavia non voglio inquinare questo breve scritto con allusioni troppo evidenti al nostro povero presente. Intendo soltanto sottolineare, come tanti, che davvero uomini come Giorgio Ambrosoli, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ( per fare i nomi che adesso mi vengono in mente) sono i pilastri vivi e portanti della nostra società civile, la parte migliore del nostro Paese sfigurato da quello che è venuto dopo (in termini di pessima politica, eticità irrisa, corruzione alla grande e via dicendo). A Paolo Borsellino comunque, per chiudere, dedico la foto qua sopra da me scattata all’ interno della stupenda Martorana di Palermo, nel 2009.

 

Andrea Mariotti

 

luglio 18th, 2017


DANZANDO VOLUTTA’ E PASSIONE
Eleonora Abbagnato sarà Carmen sabato 22 luglio al Teatro Romano di Ostia Antica
di Manuela Minelli
Dopo varie rappresentazioni in Italia e in Europa, finalmente il balletto di Amedeo Amodio approderà al Teatro Romano di Ostia Antica sabato prossimo.
Questa Carmen, prodotta da Daniele Cipriani Entertainment, presentato nell’ambito della seconda edizione de “Il Mito e il Sogno” – Ostia Antica Festival 2017, dopo il recente successo ottenuto nei maggiori festival e teatri, oltre all’étoile italiana dell’Opéra di Parigi, nonché Direttore per la Danza del Teatro dell’Opera, Eleonora Abbagnato, vede in scena anche il primo ballerino cubano Amilcar Moret Gonzalez, apprezzato anche in diversi palcoscenici europei, nella parte di Don José, mentre Giacomo Luci e Giorgia Calenda saranno rispettivamente Escamillo e Micaela.
Eleonora Abbagnato stravolge l’immagine della Carmen tradizionale, occhi nerissimi e riccioli neri, portando sul palcoscenico una seducente Carmen bionda e dallo sguardo azzurrissimo, sicuramente più dolce ed eterea del passionale personaggio a cui siamo abituati.
Solisti e danzatori italiani completano il cast di questo balletto, danzando sulle celeberrime note tratte dall’opera di Georges Bizet – che musicò anche l’altrettanto celebre novella di Prosper Merimée – adattata con interventi musicali originali di Giuseppe Calì e con le scene e costumi di Luisa Spinatelli.
Il soggetto è ormai noto a tutti, è stato rappresentato e rivisitato in mille modi, tuttavia il balletto di Amodio, ne è una rilettura altamente originale in cui l’azione si svolge dietro le quinte e i protagonisti sono i musicisti o il personale tecnico della compagnia che, in questo “teatro nel teatro”, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena rappresentato e spinti a immedesimarsi in ognuno dei personaggi – Carmen, Don José, Micaela ed Escamillo – per rivivere quel fatale condensato di intrecci.
Sebbene la luminosa bellezza normanna di Eleonora Abbagnato, lei si cala perfettamente nel ruolo dell’assassina di cuori sivigliana. E infatti, in un’intervista ha dichiarato: “Sarà forse la mia origine siciliana a rendermi particolarmente adatta a ruoli passionali ed istintivi?
All’ultimo Festival di Spoleto infatti, l’étoile Eleonora Abbagnato ha reso omaggio anche a Maria Callas, interpretando il ruolo dell’ardente Tosca pucciniana, che fu uno dei cavalli di battaglia del soprano greco Maria Callas. E anche qui la sua performance ha ricevuto un enorme successo di pubblico e di critica.
Il coreografo Amedeo Amodio racconta che la sua visione di un backstage in cui aleggiano i fantasmi dello spettacolo appena rappresentato, risale al ricordo di una storica rappresentazione dell’Anna Bolena di Donizetti al Teatro alla Scala. Era l’anno 1957, sul podio c’era Gianandrea Gavazzeni e, nei panni della sfortunata regina inglese, addirittura la grande Maria Callas. Amodio, allora giovanissimo ballerino scaligero, era dietro le quinte (interpretava uno dei paggetti) quando, calato il sipario, scese sul palcoscenico e tutto intorno un silenzio sovrannaturale, un silenzio palpabile, un’atmosfera rarefatta in cui, per qualche minuto, tutti quanti – cantanti, musicisti, personale tecnico – si trovarono sospesi nel tempo.
E questa è la medesima atmosfera che Amodio ha ricreato nella sua Carmen.
Quello di Carmen è un ruolo “totem” per la Abbagnato che, proprio interpretando la selvaggia sigaraia sul palcoscenico dell’Opéra de Paris, nell’omonimo balletto di Roland Petit, raggiunse il livello più alto e ambito nella carriera di una ballerina, quello di étoile.
Ora, con il suggestivo sfondo del magnifico teatro antico di Ostia Antica, un’altra eternamente tragica Carmen. “Profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, conduce un gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte – afferma Amedeo Amodio – Un ruolo fosco a cui, con l’alchimia misteriosa di cui sono maestri solo i veri artisti, Eleonora Abbagnato porta le scintille di quella luminosa danza che l’ha consacrata come la più celebre ballerina italiana sulla scena odierna”.
La seconda edizione di Ostia Antica Festival “Il Mito e il Sogno” è organizzata dal consorzio di imprese Antico Teatro Romano, in collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia antica. L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale, con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e il patrocinio del Municipio X.
Daniele Cipriani Entertainment è la seconda produzione a livello nazionale riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo.
PARCO ARCHEOLOGICO – VIALE DEI ROMAGNOLI 717 – 00119 – OSTIA ANTICA – ROMA
INFOLINE : 06/93800262
EMAIL programmazione@danielecipriani.it
www.ostianticateatro.com
Biglietti in vendita su www.ticketone.it

 

luglio 17th, 2017

 

Note letterarie

 

In tono quasi di preghiera, in un linguaggio scabro, semplice, concreto Camillo Sbarbaro con la poesia “Padre anche se tu non fossi il mio” (dalla raccolta “Pianissimo”, 1914) introduce, forse per la prima volta nella Letteratura moderna, la figura del padre. L’invocazione iniziale: “Padre, se anche tu non fossi il mio/ padre, anche se fossi a me/ un estraneo/ per te stesso egualmente t’amerei…” ripresa nell’ultima strofa è particolarmente toccante; ma in tutta la lirica domina sovrano il sentimento d’amore filiale, un amore non patetico, bensì fondato sulla stima della persona per le sue qualità umane. Il poeta “accarezza” i ricordi dell’infanzia sul registro del “pianissimo” con ritroso pudore sotto l’urgenza degli affetti e delle memorie. Non meno toccante la meditazione sui propri rimpianti e sulle immagini del passato “…La tua pazienza/ triste, delicata, ci rubo’ la paura/ fu lezione di giorni uniti alla morte…” nella lirica “Al padre” di Salvatore Quasimodo, la più alta composizione della raccolta “La terra impareggiabile”(1958), giudicata da G. Barberi Squarotti “celebrazione pudicamente commossa, altissimo omaggio al padre”. L’accentuazione degli artifici formali presenti nella poesia, quasi a colmare la caduta delle illusioni; la consapevolezza del male e del dolore esistenziale, consentono al lettore una più intensa, anche se sofferta, partecipazione al ritmo dei versi.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

luglio 8th, 2017

 

PREMIO ROMA DANZA 2017

I primi premi assoluti vanno a due italiane

 

di Manuela Minelli

 

La quindicesima edizione del Premio Roma Danza, il concorso internazionale che si divide, alternandosi negli anni, tra danzatori e coreografi (quest’anno riservato ai danzatori), si è conclusa ieri sera nel suggestivo scenario del Teatro Grande dell’Accademia Nazionale di Danza.

Voluto, fondato e diretto quindici anni fa dall’allora Direttore Margherita Parrilla, il Premio Roma- Concorso Internazionale di Danza, nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, divenendo uno dei più prestigiosi concorsi di danza, a livello internazionale. L’obiettivo è stato e continua ad essere quello di dare spazio e visibilità a giovani artisti, favorendo le relazioni tra gli studenti e il mondo del lavoro, anche attraverso contatti e sinergie tra teatri, scuole ed esponenti della danza internazionale.

La neo direttrice dell’AND, la professoressa Enrica Palmieri, ieri sera ha ringraziato tutti i partecipanti giunti da Albania, Cina, Francia, Germania, Giappone, Portogallo, Repubblica Ceca, Serbia, Spagna, Svezia e da diverse parti d’Italia, nonché la giuria internazionale.

L’arduo compito di selezionare i vincitori nelle giornate scorse è spettato a una giuria presieduta da Vladimir Klos, primo ballerino dello Stuttgart Ballet e docente all’Accademia di Mannheim, e composta dalla coreografa spagnola Sol Picó, dal coreografo Pino Alosa, co-direttore artistico della Compañía Nacional de Danza di Madrid, Guilherme Botelho, coreografo brasiliano che ha fondato la compagnia Alias a Ginevra e Guillaume Siard, danzatore e coreografo del Ballet Preljocaj.

La serata di gala del premio Roma si è aperta con la struggente coreografia danzata dalle allieve dell’Accademia, sulle note dell’Ave Maria di Schubert, ed è poi proseguita con le esibizioni dei ragazzi qualificatisi in finale e con le coreografie di contemporaneo delle ragazze del laboratorio coreutico dell’Accademia.

L’emozione, l’energia, la grazia, l’eleganza, la forza, la commozione dei giovani danzatori hanno contagiato il pubblico che ha applaudito ogni esibizione con grande partecipazione.

A ciascun vincitore è stato donato dalla Casa Editrice Gremese, il libro di Flavia Pappacena “Il linguaggio della danza classica”.

Numerose le istituzioni presenti: rappresentanti del Miur, della Regione Lazio e del Comune di Roma, oltre a diversi artisti, ballerini, coreografi e addetti ai lavori.

La serata si è conclusa con la suggestiva esibizione del danzatore ospite Giacomo Luci, formatosi proprio all’Accademia Nazionale di Danza, in passato qualificatosi anch’egli al Premio Roma, e oggi solista del Teatro dell’Opera di Roma, che ha danzato sul brano “E lucean le stelle”, tratto dalla “Tosca”, una coreografia di Juliane Le Stelle.

Marta Napoletano primo premio assoluto nella Categoria Junior ha vinto 2500 euro, Martina Marrocolo, secondo premio per la Danza Classica e Gabriele Rolle secondo premio per la Danza contemporanea e moderna hanno vinto 1000 euro, Francesco Mazza terzo premio per la Danza Classica e Rebeca Zucchegni terzo premio per la Danza contemporanea e moderna si sono portati a casa 500 euro. Mentre al vincitore della Categoria Senior, Erica Bravini primo premio assoluto

sono stati consegnati 5000 euro, ad Angel Garcia Molinero, secondo premio per la Danza Classica

2000 euro, mentre Otani Haruhi terzo premio per la Danza Classica ha meritato 1000 euro.

Uno dei ragazzi che tanto ci è piaciuto per la grazia e la tecnica coreutica della sua coreografia dal sapore zen, il delicatissimo ed elegante Wang Peixian ha vinto il secondo premio per la danza contemporanea e moderna, precedendo la giovanissima Matilde Tommasini, qualificatasi terza per la danza contemporanea e moderna

Altri premi speciali sono andati a Elena Bottaro, Premio Madrid – “Compañía Nacional de Danza de España”, a Luigi Imperato, Premio Alias – Ginevra; a Matilde Tommasini, Premio Amsterdam – “Henny Jurriëns Foundation”; a Francesco Mazza e Rebeca Zucchegni, Premio “Accademia Nazionale di Danza”; a Martina Marrocolo, Francesco Mazza, Gabriele Rolle, Rebeca Zucchegni, Premio “Ballett des Badisches Staatstheaters” Karlsruhe e a Gabriele Rolle e Rebeca Zucchegni, Premio “Ballet Preljocaj Junior” – Aix-en-Provence.

(photo di Cristiano Castaldi)

 

 

luglio 8th, 2017

 

ROBERTO BOLLE A CARACALLA

L’attesissimo appuntamento con colui che rappresenta l’eccellenza della Danza italiana nel mondo

 

di Manuela Minelli

 

 

Puntuale come ogni anno, Roberto Bolle and friends, ovvero altre étoile del balletto, si esibiranno nei prossimi giorni e, precisamente, martedì 11, mercoledì 12 e giovedì 13 luglio alle ore 21.00 a Caracalla, sul palcoscenico allestito nelle Terme romane più affascinanti del mondo.

Quello con l’étoile internazionale Roberto Bolle è l’appuntamento imperdibile a cui ogni estate gli spettatori italiani e stranieri accorrono numerosi e pieni di entusiasmo. Il programma di quest’anno brilla di stelle internazionali come Herman Cornejo dell’American Ballet Theatre di New York, Polina Semionova dello Staatsballett di Berlino, Melissa Hamilton del The Royal Ballet di Londra, Misa Kuranaga del Boston Ballet, Anna Ol e Young Gyu Choi del Dutch National Ballet di Amsterdam, e lo straordinario Daniil Simkin dell’American Ballet Theatre di New York. Il programma ricco e trasversale propone coreografie contemporanee di grande effetto come Ballet 101 di Eric Gauthier, assolo danzato dallo stesso Bolle in apertura di serata con la partecipazione dell’attore Francesco Pannofino, accanto a estratti di balletti del repertorio classico quali Don Chisciotte e La Bayadère di Marius Petipa, passando per i più acclamati balletti moderni come Carmen di Roland Petit.

Il Sovrintendente alla Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes a proposito di questo importante evento ha dichiarato: “Roberto Bolle e la sua danza sono un appuntamento speciale per la città di Roma tutta, con i suoi cittadini e turisti. Dal 2011 la presenza di Bolle è un’amata consuetudine del Teatro dell’Opera di Roma a Caracalla, che ogni anno registra un entusiastico tutto esaurito. La bellezza delle Terme di Caracalla insieme all’armonia, all’eleganza e alla bravura di questi straordinari artisti regaleranno a tutti i presenti un momento di eterno fatto di danza, musica e meravigliose visioni”.

La nostra étoile Roberto Bolle ha espresso un grande amore per Roma e per il suo pubblico: “Quella delle Terme di Caracalla è una tappa cui ormai non posso più rinunciare. L’eccezionalità del luogo, l’entusiasmo del pubblico romano, l’atmosfera unica della Città Eterna la rendono davvero unica. Anche quest’anno ho pensato a un programma rinnovato, ricco di pezzi inediti e anche di debutti. Avremo infatti Herman Cornejo, Principal dell’American Ballet Theatre di New York, e anche la splendida Polina Semionova, che non è mai stata con noi a Roma. Ma avremo anche un grande ritorno, molto amato dal pubblico romano: Daniil Simkin, con la sua splendida tecnica che lo ha reso uno degli artisti più apprezzati a livello internazionale. Tutto il cast sarà una bellissima sorpresa che arricchirà un appuntamento che viene ripensato ogni anno per alimentare l’entusiasmo e il gusto raffinato di questo pubblico che mi commuove sempre”.

Osservare il corpo di Roberto Bolle, perfetto, da statua greca, mentre volteggia come una creatura dell’aria e vederlo dialogare con la maestosità della storia racchiusa nei colossi di Caracalla, è un’esperienza estetica unica che, ormai da diversi anni, riesce a radunare spettatori da ogni parte del mondo. Ogni volta lo spettacolo è un’emozione sempre nuova e indimenticabile. Sono trionfali i suoi Gala, rappresentati di fronte a un pubblico immenso, tanto più ampio e diversificato rispetto a quello elitario del balletto. Roberto Bolle è amato da tutti, uomini e donne, ragazzine, mamme e nonne, è colui che ha avvicinato alla danza classica tanti teenagers, riuscendo a raggiungere grandi platee e rendendo popolare un’arte “aristocratica” con il suo formidabile fascino e la sua indiscussa bellezza. Senza risparmiarsi, in veste di interprete e direttore artistico, curando egli stesso ogni minimo dettaglio nella creazione dello spettacolo – dalla scelta degli artisti internazionali con cui danzare, al programma da presentare, un mix perfetto tra danza moderna e classica – la nostra più celebre star della danza, étoile della Scala dal 2004 e dal 2009 Principal dell’American Ballet Theatre di New York – nomina che nessun ballerino italiano prima di lui ha mai ottenuto – conquista ogni volta gli spettatori, che lo amano come si ama un idolo.

A chi volesse acquistare un biglietto, diciamo già che è troppo tardi. I biglietti per questo evento, che di vero e proprio evento si tratta, ai primi di aprile erano già esauriti.

Bisognerà ricordarsene in tempo il prossimo anno!

 

 

Roberto Bolle and Friends,

Terme di Caracalla 11, 12, 13 luglio 2017

 

 

ATTO I

 

Ballet 101

Musica di Eric Gauthier e Jens-Peter Abele

Coreografia di Eric Gauthier

Interprete Roberto Bolle

con la partecipazione straordinaria di Francesco Pannofino

 

Don Chisciotte

Atto III, Pas de deux

Musica di Ludwig Minkus

Coreografia di Marius Petipa

Interpreti Misa Kuranaga e Daniil Simkin

 

Carmen

Pas de deux

Musica di Georges Bizet

Balletto di Roland Petit

Interpreti Polina Semionova e Roberto Bolle

 

Penumbra

Musica di Sergei Rachmaninoff

Coreografia di Remi Wörtmeyer

Interpreti Anna Ol e Young Gyu Choi

 

Mono Lisa*

Musica di Thomas Höfs

Coreografia di Itzik Galili

Interpreti Melissa Hamilton e Roberto Bolle

*Mono Lisa verrà eseguito in una sola delle tre serate. In alternativa a Mono Lisa, Take me with you

 

Take me with you

Musica di Radiohead

Coreografia di Robert Bondara

Interpreti Melissa Hamilton e Roberto Bolle

 

 

 

 

 

luglio 6th, 2017

 

Intorno a TRANSITI NELLA POESIA, di Anna Maria Vanalesti, Aracne Editrice 2016

 

La suddetta raccolta di saggi critici si offre alla lettura in modo fertile e piacevole lungo il corso di ventisette capitoli, dal Sommo Poeta fino a Giulia Perroni. E se posso aggiungere qualcosa alla notevole prefazione di Donato di Stasi, direi che “la bella critica” della Vanalesti evidenziata dallo studioso si rivela ad un tempo una fonte di mirabile freschezza esegetica: non spiegandomi altrimenti la grazia rigorosa e coinvolgente che mi ha avvolto nel bel mezzo dei percorsi critici del libro. I grandi classici, sappiamo bene, son tali perché presenti e vivi nella nostra vita; ed ecco come, all’altezza del secondo capitolo dedicato all’ultimo canto del PARADISO, Anna Maria Vanalesti sia in grado di farci assaporare l’accortissima “insufficienza della parola poetica” al cospetto della Somma Luce (non senza sottolineare l’acme stilistica raggiunta da Dante in virtù della famosa terzina “così la neve al sol si disigilla”). La finezza esegetica della studiosa non è da meno nel capitolo successivo focalizzato sulla “rimembranza in Petrarca”; tirandola in apparenza per le lunghe, la Vanalesti infatti fa toccare con mano al lettore l’ubbidienza, nel Canzoniere, di elementi contingenti e terreni alla logica ferrea di quel processo d’astrazione lirica che vede in Petrarca un maestro incomparabile e ineludibile. Ma è il capitolo quinto del volume, dedicato all’EPISTOLARIO leopardiano, ad aver suscitato in me il più vivo apprezzamento. “E’ nelle lettere che si forma lo stile della prosa”, ci ricorda giustamente la studiosa in merito al grande Recanatese talvolta disperato in esse ma non patetico (puntualizzazione sacrosanta!)…tuttavia Giacomo un poeta proprio non riesce a non esserlo rileggendo -come felicemente suggerito dalla Vanalesti- un passo della lettera da lui indirizzata alla sorella Paolina (Bologna, 9/12/1825) laddove, raccontandole della visita a colei che in passato aveva servito in casa Leopardi, così si esprime: “Andai, trovai Angelina, che sentendo ch’io era Leopardi, si fece rossa come la Luna quando s’alza”. Qui sono grato alla studiosa non tanto per il riscontro circa l’ineluttabilità del grande Recanatese quale poeta della Luna; quanto piuttosto per avermi ricondotto nell’ipertesto verosimilmente sotteso alle parole leopardiane: “Luna…/ at si virgineum suffuderit ore ruborem” (Virgilio, GEORGICHE, Libro Primo, 427-30). Risulta peraltro ben nota la competenza di Anna Maria Vanalesti riguardo ai testi leopardiani; e veramente lo spirito del Recanatese aleggia lungo lo sviluppo di TRANSITI NELLA POESIA con riferimento al costante richiamo, nel libro, alla poesia come “voce del cuore”: avendo bene in mente la studiosa in tutta evidenza il passo 36 dello Zibaldone in cui Leopardi dice del Monti: “Egli è un poeta veramente dell’orecchio e della immaginazione, del cuore in nessun modo”. A riprova del succitato spirito leopardiano che intride TRANSITI NELLA POESIA, il densissimo, rigoroso studio sul “sistema linguistico” di Elio Pecora; a parte infatti i “prolegomeni” leopardiani presenti in tale studio, c’è in esso una osservazione particolarmente efficace della Vanalesti che occorre qui rammentare, ossia quella relativa alla grande sobrietà di aggettivi nel ductus poetico di Pecora (del tutto correlata alla profonda eticità di questo autore). Quanto detto finora esprime in modo chiarissimo la suindicata fertilità di lettura indotta dal libro in oggetto; e qui lo spazio è particolarmente tiranno nel farmi omettere cenni a diversi capitoli di cospicuo valore critico (penso soprattutto a quelli dedicati a Pascoli, Campana, Pavese e Bertolucci). In ogni caso prima di concludere, mi piacerà ricordare almeno la bellezza del capitolo XVII dedicato al Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini di Mario Luzi; giacché la Vanalesti stupendamente riesce a romanzare con esemplare sorveglianza la lirica trama del grande poeta toscano. E ancora, come tacere del capitolo relativo ad Amelia Rosselli (dal leopardiano titolo “Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso”)? rigorosa si rivela al riguardo l’analisi di una lirica come La passione mi divorò giustamente, vero manifesto delle poetiche altezze toccate dalla Rosselli. Infine, se la poesia è “voce del cuore” per Anna Maria Vanalesti, è altrettanto vero che questa nostra cara e grande studiosa trasfonde tutto il suo amore per essa in modo toccante a pagina 153 del libro dicendo: “qui bisogna mettersi con umiltà in ginocchio davanti alla poesia ed ascoltarne in silenzio i battiti e trattenerne con religioso stupore il respiro”. La lirica alla quale la Vanelesti si riferisce è La casa dei doganieri di Eugenio Montale, di indicibile forza evocativa. Ringrazio veramente di cuore l’autrice di questi TRANSITI pieni di grazia e autorevolezza critica.

 

Andrea Mariotti

 

 

luglio 5th, 2017

 

5 LUGLIO 2016- 5 LUGLIO 2017

 

Esattamente un anno fa veniva a mancare Valentino Zeichen. Del poeta, maestro d’ironia, mi piace qui proporre i seguenti versi (a/m):

 

A  MILO  DE  ANGELIS

 

A Milo, che gli Dèi

hanno caro, vanno

i loro alti doni.

Con noi l’ispirazione

gioca a nascondino

mentre a lui si mostra.

Lo pediniamo invano

per vedere dove si ispira

senza mai vedere un’aria.

Pertanto non ci resta

che arrangiarci

col basso ingegno.

 

poesia di Valentino Zeichen, tratta dalla raccolta Metafisica tascabile, sezione dediche