giugno 8th, 2018

 

Anche la Bellezza tende i suoi agguati, per nostra immensa fortuna. Mi riferisco a quanto mi è accaduto nel pomeriggio, allorché con la testardaggine di un asino, ho voluto riascoltare l’ultima sonata di Beethoven Op.111 in Do minore del 1822 (e quindi da ascrivere a pieno titolo alla cosiddetta “terza maniera” del Maestro). Ho detto riascoltare, in quanto in questi ultimi giorni tante e tante volte mi sono confrontato con essa, capolavoro d’altezza sublime (raccontata nel Doktor Faustus di Thomas Mann tanto per capirci). Godevo nei giorni scorsi della trascendentale natura dell’Arietta all’inizio del secondo movimento, della sua trasformazione in una trama ben più elaborata per poi riproporsi nella quieta veste delle battute iniziali. Però mi sfuggiva in qualche modo il disegno d’insieme del genio di Bonn, ossia il senso più profondo d’una ispirazione lirica e misteriosamente unitaria pur nella selva apparentemente oscura di tante variazioni tipiche del tardo periodo beethoveniano. Stasera all’improvviso l’emozione al calor bianco, laddove una potente ventata di jazz ante litteram ha fatto irruzione nel bel mezzo della suddetta trama fittamente elaborata dall’ immenso compositore. Serenità’ in sostanza dell’Arietta, per poi procedere da un punto di vista elevatissimo ad un vero e proprio smantellamento della forma-sonata! storica l’importanza di tale partitura, di difficile esecuzione; con la vetta sicuramente raggiunta al riguardo da Arturo Benedetti Michelangeli. Sicché, in conclusione, io, sfortunato figlio della mia epoca che proprio non amo, ho dovuto cercare a conti fatti un grande, ostinato silenzio interiore per predispormi all’ascolto più adeguato d’una musica inaudita. Detto silenzio pretende Beethoven oggi più che mai, credo, in questo nostro tempo accelerato e non più a misura d’uomo…fermatevi, voglio scendere!

 

 

Andrea Mariotti

 

giugno 4th, 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

 

DONNE PERSE(PHONE)

 

di

Annalisa Venditti

dei Merangoli

 

 

prefazione del prof. Willy Pasini

 

 

 

Un libro per raccontare la violenza di genere e il femminicidio attraverso un mito antico, quello della dea greca Demetra e di sua figlia Persefone. La dei Merangoli presenta un testo teatrale che è già diventato uno spettacolo, portato in scena da donne socialmente impegnate contro la violenza sulle donne.

 

 

DONNE PERSE(PHONE) è un dramma moderno che trae spunto dalle cronache dei nostri giorni, dalle storie vere di ragazze e donne uccise o abusate da un marito, un fidanzato o un compagno violento. Vite perdute e spezzate per mano di uomini aggressivi e quindi inadeguati a gestire un rapporto di coppia. Gli antichi greci ricorrevano al mito di Demetra, dea delle messi, e di sua figlia Persefone, rapita da Ade, per spiegare l’alternarsi delle stagioni.

Il volume, impreziosito dalla prefazione del prof. Willy Pasini, sessuologo e scrittore, è una tragedia che dà voce alle vittime. Le figlie ritornano e lo fanno per raccontare alla madre gli ultimi momenti della loro vita e per ricucire quello strappo che – nonostante tutto – non potrà mai recidere un legame tanto forte e profondo.

A differenza del mito antico, dove Demetra ottiene di poter riavere da Ade per sei mesi l’anno la figlia, nella nostra tragica contemporaneità questo non può accadere.

Il testo di Annalisa Venditti rappresenta un dialogo intimo tra madre e figlia, tra vita e morte, tra amore e violenza. Attraverso quest’opera teatrale l’Autrice riscrive il mito in chiave contemporanea per dare voce (phone, dal greco “suono”) a tutte le donne vittime di violenza di genere e alle madri che mai si rassegnano e invocano giustizia.

Il linguaggio segreto e arcaico del mito si confonde con le atmosfere metropolitane evocate e con le parole della cronaca nera, in una parabola di emozioni che si infrange contro il fatale enigma dell’esistenza. Il volume documenta anche l’attività del laboratorio teatrale svolto dalla regista Paola Sarcina con un gruppo di donne che ha voluto, e che ancora porta in scena, questo testo di forte impatto emotivo.

 

ANNALISA VENDITTI è giornalista professionista, scrittrice e autore televisivo. E’ laureata in archeologia e storia dell’arte greca e romana. Si occupa da anni di cronaca nera, giudiziaria e di omicidi irrisolti. Attualmente lavora nel programma di Rai 3 “Chi l’ha visto?”

 

 

 

 

DONNE PERSE(PHONE)

di Annalisa Venditti

dei Merangoli

collana Giardini

112 pagine

Euro 12.00

www.deimerangoli.it

 

 

giugno 1st, 2018

       “cliccare” per ingrandire

 

REPONDEZ S’IL VOUS PLAIT ovvero LA CENA DEI CRETINI

Risate intelligenti da questa sera e fino a domenica al Teatro Eden Cusumano

 

di Manuela Minelli

 

Da questa sera e fino a domenica, al Teatro Eden Cusumano di Via dell’Imbrecciato, sarà in scena il divertente spettacolo “Répondez s’il vous plait”, liberamente ispirato a “La cena dei cretini” capolavoro dello scrittore e regista Francis Veber, che uscì prima come film, poi come piéce teatrale alla fine degli anni ’90 a Parigi, dove restò in scena per ben tre anni, e che vede impegnati gli attori della compagnia “I film di Kartoffeln”, non nuovi alle commedie esilaranti, diretti dal regista Marco Paparella.

La trama è ben architettata per coinvolgere il pubblico in un intrigo di situazioni paradossali.

Pierre Brochant (Valentino Pucciarelli) è un ricco editore, cinico e senza scrupoli, colpito da un doloroso “colpo della strega” che lo costringe immobile a casa, obbligandolo anche a rinunciare all’appuntamento del mercoledì sera che non vorrebbe perdersi per niente al mondo: la “cena dei cretini”, ovvero una cena con gli amici storici in cui ogni invitato deve venire accompagnato da un povero cristo che, a sua insaputa, viene giudicato stupido, ridicolo, goffo, un cretino insomma, con cui i commensali si divertiranno, prendendosi gioco dei “cretini” per tutta la serata. Colui che avrà portato il personaggio che, secondo la sadica giuria di amici, risulterà essere il più cretino tra tutti, vincerà un premio. E questa volta l’ospite cretino designato dall’editore è François Pignon (Roberto Tacchinai), contabile al Ministero delle Finanze e appassionato costruttore di modellini con i fiammiferi, scelto proprio da Brochant che lo invita a un aperitivo a casa sua prima di recarsi insieme alla cena. Pierre Brochant è certo che con tale esemplare di cretino non potrà non vincere il premio messo in palio ogni volta dalla cinica combriccola, e quindi, non può certo tirarsi indietro. Ma la prescrizione del severo e rigoroso Professor Archambot (Roberta Mascherotti), medico curante di Brochant e specialista nel raddrizzare ossa e schiene, è chiarissimo: niente cene e niente sforzi e assoluto riposo…forzato!

Intanto suonano alla porta e il “cretino” prescelto entra in casa di Pierre Brochant, mentre gli eventi precipitano: la moglie Christine (Nadia Spinosi), irritata dal comportamento del marito, gli comunica tramite segreteria telefonica di avere intenzione di lasciarlo. I maldestri tentativi di aiuto di François Pignon portano solo a un’ulteriore complicazione della vicenda, prima con l’entrata in scena di Juste Leblanc (Luciano Bresciani), vecchio amico tradito da Brochant, poi di Marlene Sasseur (Ombretta Marzi), l’amante ninfomane di Pierre e, dulcis in fundo, di Lucien Cheval (Maurizio Colica), un pedante collega di Pignon, molto interessato a una possibile ispezione a casa di Pierre Brochant.

Alla fine Pierre riceve la chiamata dall’ospedale: Christine ha avuto un incidente d’auto, fortunatamente non grave. François riesce a parlarle e a spiegarle che Pierre è cambiato e vuole fortemente il suo ritorno a casa, facendole anche credere di non essere più in casa Brochant, poi però poco dopo si tradisce rispondendo a una nuova telefonata di Christine. E Pierre lo apostrofa con l’epiteto che è il leit-motiv di tutta la commedia: “Cretino!”.

Uno spettacolo divertente, basato su un concatenarsi perfetto di malintesi, che non regala solo risate, ma anche una morale con una profonda riflessione sulla povertà interiore di chi crede di possedere le persone e di sentirsi per questo padrone e giocoliere della vita altrui, beffandosi del prossimo, ma in realtà si rivela essere il più povero, con l’arroganza e il desiderio di onnipotenza che gli si ritorceranno contro, rendendolo umiliato e impotente.

Una gran bella prova per gli attori di “Répondez s’il vous plait”, per l’inevitabile confronto con i mostri sacri Paolo Triestino e Nicola Pistoia, che da anni portano “La cena dei cretini” in tutti i teatri italiani.

 

 

 

maggio 30th, 2018

 

Divino Amadeus! non conoscevo il quartetto per archi “Hoffmeister” K499, composto nel 1786 e non appartenente ad alcun ciclo del Maestro. D’ una raffinatezza estrema, “conciliatio oppositorum” tra serenità e tristezza… dei quattro suoi movimenti, a ben ragione la letteratura mozartiana sottolinea la vetta eccelsa raggiunta dal secondo di essi: un Minuetto in cui “ogni voce sembra proseguire per una strada a sé…vera stregoneria musicale” (Einstein). Mi permetto di suggerire l’ascolto paziente soprattutto di tale Minuetto, che non svela subito le sua altezza d’ ispirazione (diversamente da  quanto accade con molteplici partiture del genio di Salisburgo, dotate d’una celestiale e istintiva “semplicità”…laddove il quartetto in oggetto, venuto dopo quelli dedicati ad Haydn, reca traccia evidente della maestria compositiva conquistata da Mozart a livello “cameristico”).

 

Andrea Mariotti

 

 

maggio 27th, 2018

 

“MANON”, PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

con le ètoiles Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel

 

di Manuela Minelli

 

 

Grande successo venerdì sera al Teatro dell’Opera di Roma per la prima del balletto “Manon” di Kenneth MacMillan in scena per la prima volta al Teatro Costanzi dove resterà fino a giovedì 31 maggio.

 

Kenneth MacMillan, una delle maggiori figure del balletto del dopoguerra – celebrato proprio lo scorso autunno a Londra in occasione dei venticinque anni dalla sua morte – è al Teatro Costanzi nel 1965 e nel 1982 con il suo Romeo e Giulietta, interpretato dal Royal Ballet di Londra. Oggi viene omaggiato e interpretato dal Balletto del Teatro dell’Opera di Roma con la sua Manon, cameo entrato nel repertorio di ben trentatré compagnie. Sarà interpretato dall’étoile, dai primi ballerini, dai solisti e dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma ed eccezionalmente dall’étoile dell’Opéra di Parigi e Direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato nel ruolo di Manon, dall’étoile ospite Friedemann Vogel nel ruolo di Des Grieux, e dall’étoile de l’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma, Benjamin Pech nel ruolo di Monsieur G.M.

 

Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Manon è il quinto titolo della nostra stagione di balletto ben variegata e bilanciata tra classico e contemporaneo. È la prima volta del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con un Balletto di Kenneth MacMillan e la prima volta di Eleonora Abbagnato in un Balletto Classico a serata intera qui al Costanzi: una grande serata imperdibile.

 

La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Sono fiera di parlare di Manon, balletto che amo, e del nostro Corpo di Ballo che lo interpreterà, per la prima volta, tra qualche giorno. Ringrazio Paricia Ruanne che ha lavorato per tanti anni con Kenneth MacMillan, per essere qui con noi e per aver capito insieme a me che era il momento di affrontare un titolo di valore, difficile nella tecnica e nell’espressione. Karl Burnett, per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma, ha fatto un lavoro minuzioso e attento. Insieme a lui e a Patricia, i ballerini stanno dando il massimo e hanno dimostrato di avere il carattere giusto per farlo, la costanza di lavorare giorno dopo giorno per portare in scena un Balletto così complesso. Balleranno con me lo straordinario Friedemann Vogel, il mio assistente alla Direzione Benjamin Pech, l’étoile Alessandra Amato, i nostri meravigliosi solisti e il primo ballerino Manuel Paruccini per l’ultima volta su questo palcoscenico.”

 

Manon – creato nel 1974 e rappresentato per la prima volta il 7 marzo al Royal Opera House di Londra con il Royal Ballet – è il secondo balletto in tre atti del magistrale coreografo scozzese MacMillan durante il suo incarico come Direttore Artistico del Royal Ballet dal 1970 al 1977. Il libretto si basa sul romanzo dell’Abbé Prévost intitolato “Histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut” (1731). La triste storia della giovane Manon che nelle parole dello stesso MacMillan “più che avere paura di essere povera, prova vergogna per questa condizione” ha attratto e ispirato nel tempo grandi creatori come Jules Massenet, Giacomo Puccini e diversi registi cinematografici. Manon, affascinata dall’ardore del giovane Des Grieux con il quale intrattiene una relazione, è introdotta nella società parigina da suo fratello Lescaut dissoluto e senza scrupoli. Manon viene sedotta dalla ricchezza di Monsieur G.M. e intrattiene con lui una relazione priva di sentimenti: abbandona Des Grieux pur amandolo. Durante una festa Manon spinge però Des Grieux, che la ama devotamente, a barare a carte e lui viene scoperto. La situazione precipita, Manon viene denunciata e deportata come prostituta in Louisiana. Des Grieux la segue, pugnala a morte un carceriere che abusa di lei e scappano insieme nelle vicine paludi dove Manon trova la morte sopraffatta dagli spettri del suo passato.

MacMillan con il suo genio ha dato una chiara identità al balletto nazionale britannico: autore di balletti in un atto, ne crea diversi a serata intera arricchendo la forma del balletto in tre atti. La sua forza creatrice si basa sul linguaggio classico accademico, ma si fa audace e coraggiosa nell’invenzione e nelle scelte. MacMillan è particolarmente interessato alla Psiche che tramite la danza fa parlare lo spirito, è molto attento ai registri emotivi che pervadono e animano i suoi balletti drammatici. Per questo Manon allo stesso tempo raffigura l’innocenza corrotta, incarna l’amore sensuale e la rapacità. La sua eccezionale sensibilità musicale lo spinge a chiedere a Leighton Lucas, ex ballerino dei Ballets Russes, Direttore d’orchestra e compositore di colonne sonore per il cinema, di mettere insieme e orchestrare una selezione tratta da 24 diverse fonti musicali di Jules Massenet. Questa scelta conferisce alla narrazione una struttura decisamente operistica, dove intimi passi a due di straordinaria inventiva si alternano a elaborate scene di massa ottenendo grande fluidità compositiva. I passi a due dalla bellezza impressionante sono il punto di partenza e di forza di MacMillan, e rappresentano tre fasi cruciali della loro relazione amorosa: l’innocente felicità del primo incontro, la carica erotica ed emotiva del loro amore, l’angoscia della separazione con la morte di Manon.

La scenografia e i costumi sono del geniale designer greco Nicholas Georgiadis, collaboratore favorito di McMillan, che si è sempre distinto per la quantità e qualità di idee creative che hanno fatto di lui un artista di grande raffinatezza. La scenografia e i costumi si connotano tra l’opulenza e la decadenza, i due termini si mescolano sapientemente creando quell’atmosfera in cui Manon agisce inconsapevole del tragico destino che l’attende.

 

Il meraviglioso balletto di MacMillan è riallestito dal Maestro Karl Burnett, esperto della Benesh Movement Notation e grande conoscitore dei maggiori capolavori del coreografo scozzese. Al suo fianco Madame Patricia Ruanne che ha lavorato a stretto contatto con i grandi della scena internazionale tra cui MacMillan. Oltre alle étoiles ospiti, l’étoile del Teatro dell’Opera di Roma Alessandra Amato vestirà i panni della Maîtresse, i primi ballerini Manuel Parruccini, Claudio Cocino, Susanna Salvi rispettivamente quelli di Monsieur G.M., Des Grieux, Manon.

 

Manon – Balletto in tre atti

dal romanzo dell’Abbé Prévost L’Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut

Musica di Jules Massenet

 

Direttore: Martin Yates

Coreografia: Kenneth MacMillan, ripresa da Karl Burnett, Patricia Ruanne

Scene e Costumi: Nicholas Georgiadis

Scenografa Collaboratrice: Cinzia Lo Fazio

 

Interpreti principali:

Manon – Eleonora Abbagnato 25, 27, 29 / Susanna Salvi

Des Grieux – Friedemann Vogel 25, 27, 29 / Claudio Cocino

Monsieur G.M. – Benjamin Pech / Manuel Paruccini

Lescaut – Giacomo Castellana

Maîtresse – Alessandra Amato

 

Orchestra, Étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre

 

Prima rappresentazione venerdì 25 maggio ore 20.00; repliche sabato 26 maggio ore 18.00; domenica 27 maggio ore 16.30; martedì 29 maggio ore 20.00; mercoledì 30 maggio ore 20.00; giovedì 31 maggio ore 20.00

 

 

maggio 26th, 2018

 

ARSURA

 

 

In quel biondo campo

tra il frinire dei grilli

e il fruscio delle spighe

abbiamo consumato baci

nell’arsura di agosto

fino a perderci oltre il latrato

di un cane girovago

oltre il curioso orizzonte

dal manto aranciato.

 

 

poesia di Mariano Ciarletta

 

 

(lirica inclusa nella silloge Il vento torna sempre -poesie e aforismi- con prefazione di Rita Pacilio; Edizioni La Vita Felice, 2018)

 

——–

 

 

mi è piaciuta non poco, questa poesia di un autore giovane seriamente impegnato nella sua ricerca. Tant’è che leggendola e rileggendola, essa risulta di notevole suggestione per il passaggio di stadi vitali da parte di quel qualcosa che sfrega, tra il frinire dei grilli fino ai baci consumati. Dissipazione d’energia dunque, nella calura d’agosto; con innegabile sostrato pascoliano suggerito dal fonosimbolismo dei versi. Ma nel ductus di Ciarletta si percepisce un non so ché di fermo, come una intransigenza morale lungi dal vacuo esercizio letterario (ne son prova altre liriche della silloge in oggetto). Sia concesso all’autore di trovarsi al meglio, a fronte della frenesia odierna. I vini migliori invecchiano in botti di rovere, bisognosi di tempo.

 

Andrea Mariotti

 

 

 

maggio 25th, 2018

 

Avevo sette anni allorché fendendo l’etere mi sfiorò l’animo la carezza di Papa Roncalli affidata ai genitori (nella famosa predica alla luna in piazza San Pietro dell’ottobre 1962). Ebbene, vedere oggi in televisione per le strade di Bergamo il corpo del Santo in una teca con le mani liquefatte per il gran caldo mi ha parecchio infastidito (ascoltando poi l’ immancabile prete dal largo sorriso pronto a interpretare il suddetto fenomeno come segno di benevolenza del Papa buono verso i suoi concittadini). Le vie del fanatismo sono infinite, come pure quelle dell’ esibizionismo ad esso strettamente connesso. Io, Giovanni XXIII, lo custodisco nell’occulta teca del mio cuore.

 

Andrea Mariotti

 

 

maggio 23rd, 2018

 

23  MAGGIO 1992 – 23 MAGGIO 2018

 

“Non rimpiango niente, anche se a volte percepisco nei miei colleghi un comprensibile desiderio di tornare alla normalità: meno scorte, meno protezione, meno rigore negli spostamenti. E allora mi sorprendo ad aver paura delle conseguenze di un simile atteggiamento: normalità significa meno indagini, meno incisività, meno risultati. E temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato. Sarebbe insopportabile risentire nel corso di un interrogatorio l’ironia e l’arroganza mafiosa di una volta!”

 

GIOVANNI  FALCONE (da Cose di Cosa Nostra, Bur 1993, in collaborazione con Marcelle Padovani)

 

 

 

maggio 20th, 2018

 

Venerdì scorso 18 maggio, presso la  libreria romana Nuova Europa (dove a marzo si era svolta la conversazione su Giacomo Leopardi “poeta della luna”) si è tenuto il secondo incontro per la rassegna Il mondo ha (ancora) bisogno dei poeti, dedicato alla poesia di Giorgio Caproni. Con grande attenzione il pubblico ha seguito il mio interrogarmi circa le ragioni profonde della folgorante attualità del grande Livornese. Nel mezzo della mia ricognizione critica, lettura interiore (ossia a memoria) delle poesie Alba, Preghiera, Il gibbone, A mio figlio Attilio Mauro che ha il nome di mio padre e Dopo aver rifiutato un pubblico commento sulla morte di Pier Paolo Pasolini (letture alternate con quelle dai testi più “narrativi”; fra tutti Il congedo del viaggiatore cerimonioso).

 

 

maggio 15th, 2018

 

MAGGIO

 

ombroso raggio

avevi in tasca

con le bufere di lana

vergine

 

pruriginoso agnello,

presente l’aquila

sei diventato saggio,

un secolare faggio

 

 

Andrea Mariotti, dalla silloge Lungo il crinale, Bastogi, 1998